di
Marco Galluzzo
Il monitoraggio effettuato dagli analisti consegna un numero impressionante di controlli. Giorgetti sulle armi: «Non toccheremo alcuna spesa sociale programmata»
I grafici di solito non mentono. Se poi sono quelli del sito del ministero della Difesa sono oggetto di verifica attenta e altamente sensibile. Quando sono arrivati sul tavolo del ministro Guido Crosetto i numeri del monitoraggio costante che viene seguito sul sito web del suo dicastero sono stati quindi cerchiati in rosso: gli accessi da Ip cinesi sono passati nelle ultime settimane, e di colpo, da una media di alcune decine al giorno a picchi di oltre 1200 postazioni.

Parliamo ovviamente di dati non sensibili, non coperti da segreto, il sito web è una fonte aperta, ma il solo fatto che qualcuno in Cina, dove nulla si muove in modo così strutturato, se non con un input politico, abbia deciso di fare una valutazione e una ricerca così massiccia ha destato molta attenzione. Sono in corso delle verifiche per accertare se anche altri alleati europei, siano stati oggetto dello stesso balzo del livello di attenzione.
Se i numeri fanno sorgere molti sospetti, anche l’oggetto della curiosità cinese – con una media dell’ultima settimana pari a 900 accessi al giorno – si rivolge a degli obiettivi specifici. Le pagine maggiormente visitate dagli IP cinesi sono quelle di Amministrazione trasparente: bandi di gara e contratti, specifiche tecniche di materiali di commissariato; Area del Sig. Ministro: comunicati e interviste; Area operazioni militari: es. UNIFIL, KFOR e altre missioni.
L’analisi degli indicatori di navigazione ha evidenziato l’accesso prevalentemente tramite dispositivi desktop con sistema operativo Windows 10 quale piattaforma maggiormente utilizzata. Insomma una serie di dati che avranno sicuramente uno sviluppo, sul fronte della nostra sicurezza.
Intanto prosegue il dibattito di politica interna sui programmi di spesa per investimenti militari e di ammodernamento delle nostre Forze armate. Come scritto da Affari e Finanza, dopo il pacchetto presentato a inizio dicembre, che prevedeva impegni finanziari pluriennali per 4,3 miliardi di euro, il ministro della Difesa, ha trasmesso alle Commissioni Bilancio e Difesa di Camera e Senato altri 7 programmi, per ulteriori impegni di spesa superiori al miliardo di euro.
In questo modo salgono a 74 i programmi d’armamento presentati negli ultimi tre anni. Le spese già autorizzate ammontano a 25 miliardi euro, i programmi futuri fanno salire il saldo complessivo sino a 60 miliardi di euro. Dati che hanno fatto storcere il naso a più di un esponente della Lega, ma che possono riferirsi a progetti che saranno certamente scaglionati nel medio periodo, anche oltre il 2030.
Fra i programmi più sensibili l’acquisizione di mini-droni da ricognizione Asio, Spyball e Crex, prodotti da Leonardo. Investimento che viene rivisto al rialzo. Così come la prosecuzione del programma di acquisizione delle batterie antiaeree “Grifo”, basate sui missili Camm-Er prodotti dal consorzio europeo Mbda, che riunisce Airbus, Bae Systems e Leonardo. Per una spesa che negli ultimi è raddoppiata, arrivando a 842 milioni. Nessuna variazione per l’acquisizione di obici ruotati Rch155 e di nuovi mortai della francese Thomson-Brandt insieme a droni-bomba dell’israeliana Uvision.
In Parlamento il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha chiarito che su questi programmi (che sono anche impegni presi in sede Nato) «appare cruciale attendere l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, che consentirebbe di confermare l’incremento della spesa per difesa con una incidenza sul Pil che può crescere fino a circa 0,5 punti percentuali entro la fine del triennio».
Il che significa che «non toccheremo alcuna spesa sociale programmata». Attivare la clausola di salvaguardia sulle spese per la difesa, ha spiegato poi, «implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento»: insomma, si passerebbe comunque dalle Camere.
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9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 08:30)
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