Ft: “2026 anno decisivo di Meloni”

Secondo il Financial Times, il 2026 è “un anno decisivo” per Giorgia Meloni. Il 4 settembre la premier potrebbe superare “il record di Silvio Berlusconi per il più lungo mandato continuativo dal secondo dopoguerra”. Sarebbe “un risultato tutt’altro che scontato in un Paese che dal 1946 ha avuto 68 governi, durati in media poco più di un anno”, scrive il quotidiano.
Meloni ha rivendicato di aver ricevuto “un’opportunità storica per fare dell’Italia il Paese che abbiamo sempre sognato” e di stare costruendo “un’Italia completamente diversa da quella che il mondo conosceva”. Ma l’Ft osserva che, “per quanto aspiri a essere una leader trasformativa, Meloni ha faticato a articolare una visione chiara per il futuro dell’Italia”, soprattutto “per un’economia in affanno con una forza lavoro che invecchia rapidamente”. Molti italiani, scrive il quotidiano, “si chiedono cosa il suo governo abbia effettivamente realizzato oltre alla sopravvivenza”, e per molti “la risposta finora è: deludentemente poco”.
Secondo Romano Prodi, prosegue l’Ft, “è una coalizione fantastica perché Meloni è in grado di imporre disciplina e quindi la durata del governo è garantita”, “ma il prezzo è l’assenza di innovazione in un Paese già paralizzato da tempo”.
Ft sottolinea poi che il governo “ha impressionato le agenzie di rating e gli investitori esteri con la prudenza fiscale”, ma che “l’economia italiana sta comunque perdendo slancio”. La crescita è stimata allo “0,4% nel 2025” e dovrebbe restare “sotto l’1% nei prossimi due anni”. L’economista Veronica De Romanis osserva che “in opposizione dicevano che l’austerità era la cosa peggiore che un governo potesse fare”, ma “l’attuale governo ha imposto la più grande dose di austerità, aumentando le tasse e tagliando la spesa”.
“Sono felice che i conti ufficiali siano a posto”, ma “se non ho soldi per arrivare a fine mese, non è la mia priorità”, afferma tra gli altri Paolo Grimoldi, ex parlamentare della Lega.
L’analisi del Financial Times affronta molti temi passando tra l’altro dall’assenza di riforme strutturali sulla produttività, ai limiti dell’uso del Pnrr, o le difficoltà della politica industriale. Ricorda gli avvertimenti di Goldman Sachs sulla crescita potenziale, le carenze in istruzione e ricerca e anche un clima di timore del mondo imprenditoriale nel criticare il governo, per segnalare quindi il nodo del prossimo voto al referendum e lo snodo decisivo delle elezioni nel 2027.