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Francesca Basso, corrispondente da Bruxelles

L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas ha definito «estremamente preoccupanti» i messaggi di Trump sulla Groenlandia

Da domenica un fuoco di fila verbale da parte statunitense sta aumentando la pressione su Groenlandia e Danimarca, facendo salire la tensione anche tra Nuuk e Copenaghen. Tassello forse della strategia Usa per «acquisire» il controllo dell’isola nell’Artico, territorio autonomo del Regno di Danimarca.
Ieri è stata la volta del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. In un’intervista a Fox News, Vance ha spiegato che la Danimarca «ovviamente» non ha fatto un lavoro adeguato nel proteggere la Groenlandia e che Trump «è disposto ad andare fino in fondo» per difendere gli interessi Usa

Per Vance l’isola è fondamentale sia per la sicurezza nazionale che per quella mondiale. E ha replicato a distanza ai danesi, che si proclamano fedeli alleati di Washington dal 1951, anno dell’accordo tra i due Paesi. «Solo perché hai fatto qualcosa di intelligente 25 anni fa non significa che non puoi fare qualcosa di stupido ora», ha tagliato corto Vance.



















































Incentivi per 6 miliardi di dollari

Intanto spuntano nuovi elementi sulla strategia americana per la conquista della Groenlandia senza l’uso della forza. Secondo Reuters, funzionari statunitensi hanno discusso l’invio di pagamenti forfettari ai groenlandesi — da 10 mila a 100 mila dollari a persona — come parte di un tentativo di convincerli a separarsi dalla Danimarca, per poi potenzialmente unirsi agli Stati Uniti. 

I sondaggi nel Paese dicono infatti che i groenlandesi sono favorevoli all’indipendenza, ma la maggioranza non vuole per ora passare con gli Usa. Per questo Washington starebbe cercando degli incentivi per convincere i 57 mila abitanti. 

Pagando la cifra massima, il costo complessivo sarebbe di poco meno 6 miliardi di dollari. Ma il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, continua a ripetere che l’isola non è in vendita. L’ipotesi si va ad aggiungere a quella circolata nei giorni scorsi di un accordo di «libera associazione», in base al quale Nuuk riceverebbe aiuto e protezione dagli Stati Uniti in cambio dei diritti militari, senza diventare però un territorio Usa.

Impossibili colloqui diretti tra Nuuk e Washington

Comunque l’azione di destabilizzazione, tanto temuta a Copenaghen e a Nuuk, è già in atto. Per Pele Broberg, leader del partito di opposizione Naleraq, che vuole il raggiungimento rapido dell’indipendenza dell’isola, la Groenlandia dovrebbe discutere direttamente con gli Stati Uniti senza la mediazione della Danimarca. Ma la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt ha spiegato che Nuuk non può condurre colloqui diretti con Washington senza Copenaghen perché non è legalmente autorizzata a farlo.

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Preoccupazione nell’Ue

La tensione è destinata ad aumentare. Dall’Egitto l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha definito «estremamente preoccupanti» i messaggi di Trump sulla Groenlandia e ha invitato a rispettare il diritto internazionale. Il tema sarà oggi sul tavolo della riunione degli ambasciatori presso la Ue su richiesta della Danimarca, che secondo diverse fonti si sta sforzando di tenere i toni bassi, forse in vista della riunione della prossima settimana con il segretario di Stato Usa Marco Rubio

Copenaghen è consapevole che sarà difficile andare oltre le parole di sostegno, espresse anche ieri durante la riunione del Comitato politico e di sicurezza. Non sfugge che manca ancora una dichiarazione di solidarietà a Ventisette e sono passati cinque giorni dalle esternazioni di Trump. Intanto la Commissione ha ricordato che nel 2024 l’Ue ha aperto a Nuuk un ufficio permanente per collaborare direttamente con le autorità e la società groenlandese, ma anche che «gli Stati Uniti rimangono un partner strategico per l’Ue».

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9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 09:16)