di
Claudio Trabona

Per gli atleti 377 casette. Ma la mensa è in costruzione. Saldini (Simico): tutto sotto controllo

Il Villaggio di Fiames è un’oasi silente. In attesa di riempirsi delle voci, dei muscoli e della gioventù degli atleti, è il rifugio dal rumore assordante delle polemiche e delle ansie di questa vigilia olimpica. Tutto nella Conca ampezzana è un cantiere, non c’è angolo dove non ti imbatti in una gru, una ruspa o un operaio con la pettorina fosforescente, anche perché sorgono hotel come funghi. In piazza, il countdown dei giorni rimanenti all’apertura sembra quasi una minaccia: ormai resta meno di un mese. Ma le 377 casette prefabbricate (costo complessivo: 39 milioni) destinate ad ospitare la grande carovana delle Olimpiadi, quelle almeno sono pronte.

Le battute sulle casette

«Una delle opere più belle dei Giochi», azzarda Fabio Saldini, l’ad di Simico, la società ministeriale, il braccio operativo che abbiamo tutti imparato a conoscere. E lo afferma sapendo che le battute sono fioccate anche per questo luogo, l’ex aeroporto di Cortina riconvertito temporaneamente a cittadella per gli atleti. «Le leggo anche io certe cose… Sui social sono arrivati a scrivere che è un ammasso di baracche che saranno rivendute in Africa». E invece, è tutto uno sciorinare numeri e particolari progettuali per smentire la vulgata. Le mobile home realizzate dalla brianzola CrippaCampeggio hanno sei configurazioni diverse e combinano gli spioventi in modo che i tetti disegnino un panorama che non sia lineare. L’effetto baraccopoli — ovvero parallelepipedi tutti uguali in fila — viene così limitato. E poi il legno delle pareti esterne dai colori che variano: «Richiamano quelli del bosco di conifere qui alle spalle», sottolineano in cantiere. Tutto in ossequio alle prescrizioni della Soprintendenza: «Questa è un’area protetta».



















































Come è fatto il villaggio

I numeri, dicevamo. Il Villaggio si sviluppa lungo un chilometro e quattrocento metri lineari, in pratica l’estensione della vecchia pista aeroportuale. Alle 377 casette si affiancano tre grandi padiglioni, realizzati dall’olandese Losberger De Boer: uno ospiterà la mensa («potrà sfamare gli atleti 24 ore su 24») e gli altri due — da diecimila metri quadri — saranno la grande casa della condivisione: gli spazi per la palestra, le riunioni tecniche, la socialità degli atleti, perfino le preghiere, visto che saranno rappresentate, a quanto pare, sei confessioni religiose diverse.
I padiglioni sono ancora in allestimento ma è solo questione di arredi e attrezzature. Le casette hanno praticamente già tutto. Insiste Saldini: «Sono venuti in sopralluogo atleti da Usa, Germania e dalla nostra nazionale. Tutti hanno giudicato positivamente». E pazienza se qualche particolare non è proprio il massimo dell’estetica, come i sottoservizi a vista: è il pegno da pagare alla velocità necessaria di realizzazione e soprattutto alla reversibilità dell’opera, visto che dopo i Giochi sparirà tutto. Non si poteva scavare e bisognava rispettare regole di accessibilità per i disabili (sarà anche il Villaggio delle Paralimpiadi). Le star dello sci alpino — le Lindsey Vonn, le Sofia Goggia — preferiranno le suite degli alberghi, ma questo conta poco per l’ad di Simico: «Il Villaggio è pronto a funzionare per la sua massima capacità, 1.400 ospiti».

La contestata pista di bob

Se questa opera è da considerarsi ultimata, lo è anche la pista da bob, il contestatissimo Sliding Centre: abbiamo già visto gli atleti gareggiare, l’omologazione è arrivata («mentre non l’ha ottenuta chi doveva rappresentare il piano B» e ogni riferimento a Innsbruck non è casuale). Restano meno cose da fare di quelle che appaiono al visitatore, che deve districarsi tra il fango e le macchine movimento terra. «Stiamo affinando il sistema dei sensori che regola la ghiacciatura della pista. Abbiamo già provveduto alla semina per la vegetazione che mitigherà l’impatto della copertura». L’argomento è sensibile, perché il budello si snoda praticamente tra le case. «È un impianto urbano. Ma forse si dimentica che una pista qui c’era già». L’ad di Simico ce l’ha con chi parla di opera costosa e a rischio inutilità post Olimpiadi. «Punto primo: la Federazione internazionale l’ha prenotata per far allenare le nazionali giovanili fino al 2030 e per le gare di Coppa del Mondo. Punto secondo: descrivere lo Sliding Centre come un fardello economico per il futuro è scorretto. Va tutto inquadrato nel Piano economico finanziario di legacy che comprenderà anche la messa a reddito di 11 appartamenti e del ristorante ai piedi del vecchio trampolino olimpico che stiamo ristrutturando. O, ancora, del Bob Bar all’arrivo della pista, con una vista clamorosa». Locale, questo, che sarà miracolosamente pronto in tempo.

Pronte 3 opere su 25

La stessa certezza non la si può avere per l’altra opera controversa, la cabinovia Socrepes. Dopo il responso del Tar, gli oppositori si sono rivolti al Consiglio di Stato. Ma a prescindere dalla battaglia giudiziaria, il rischio che non si faccia in tempo per le Olimpiadi rimane, eccome. E i biglietti disponibili per lo sci alpino femminile, rimessi in circolo finalmente in questi giorni, potranno aumentare solo se entro l’avvio delle gare l’impianto sarà ultimato e, soprattutto, collaudato.
Resta, in ogni caso, il bilancio impietoso redatto a dicembre dall’Ance Veneto, solo 3 opere pronte sulle 25 previste in Regione per le Olimpiadi. Saldini fa un conteggio diverso: «Io mi baso su quanto era necessario e indifferibile per i Giochi. E dico che tutte le opere sono completate».


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9 gennaio 2026