Il presidente Mattarella ai medici che curano i due italiani feriti: «Qui per ringraziarvi e per trasmettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera»
DALLA NOSTRA INVIATA
MARTIGNY (SVIZZERA) – Le nuvole come lenzuoli bianchi che coprono le cime scure dei monti, il fumo dai comignoli, le campane che gemono all’unisono alle due del pomeriggio per cinque infiniti minuti, in tutta la Svizzera e sui tetti antichi di Martigny. Un rintocco per ogni giovane vita bruciata. Dentro, sul palco del centro congressi Cerm, un cuscino di fiori bianchi a forma di cuore, il pianoforte a coda con le struggenti note di Mahler e Bach e una grande rosa bianca su ogni sedia per accogliere, con le autorità, mamme e papà, fratelli e sorelle, zii e nonni i cui cuori, nella notte di Capodanno, sono stati ridotti in cenere dal rogo di Crans-Montana. È il giorno della cerimonia ufficiale organizzata dalle istituzioni svizzere, spostata per le condizioni meteo mille metri più in basso rispetto alla località sciistica che ha visto l’inferno sulla terra. Il giorno in cui l’Italia, con Sergio Mattarella, chiede giustizia per tutto questo dolore.
Il cuore disegnato giorni fa sulla neve dai maestri e dagli allievi delle scuole di sci è il simbolo del lutto nazionale e dell’evento, trasmesso in diretta dalla tv nazionale in collegamento con Crans-Montana: compare sui maxischermi e torna, stilizzato in azzurro, sui pass degli oltre 200 giornalisti accreditati. Al Cern ci sono presidenti e parenti, soccorritori, poliziotti, psicologi d’urgenza. Il luogo è austero, il silenzio è solenne. Dopo la Svizzera è la Francia il Paese più ferito, poi nella triste contabilità del dolore c’è l’Italia, con sei giovanissimi vittime. Nell’elenco di chi lotta per tornare alla vita figurano Elsa Rubino e Leonardo Bove, 15 e 16 anni, ricoverati in un ospedale di Zurigo, dove Mattarella si è recato al mattino per abbracciare i familiari e ringraziare il personale. Ai genitori di Elsa e Leonardo, il presidente ha voluto portare «la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera, coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto». Affetto, dolore profondo e la «speranza che i giovani possano riprendere la loro vita nel migliore dei modi».
Emmanuel Macron arriva nel centro congressi di Martigny alle 13.15 accolto da Guy Parmelin, presidente della Confederazione elvetica. L’inquilino dell’Eliseo si china sul quaderno delle condoglianze e scrive un messaggio lungo una pagina. In prima fila, con le mani giunte e una rosa bianca tra le mani, le telecamere inquadrano la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, l’ex granduca Enrico di Lussemburgo, il primo ministro del Belgio Bart De Wever. Quando la cerimonia inizia il presidente Mattarella, decollato da Roma alle 8.45 per Zurigo e poi volato su Ginevra, è ancora in auto in viaggio verso Martigny, ma la rigidità del protocollo non consente attese. Pochi minuti e, sulle note strazianti dell’Adagietto di Mahler, entra il presidente italiano, ha la tristezza scolpita sul viso e prende posto alla sinistra di Macron. Anche lui ha scritto i suoi pensieri sul libro degli ospiti: «La cerimonia di oggi per l’immane tragedia che si è consumata impone poche parole: angoscia nel ricordo delle vittime, piena solidarietà verso i loro familiari, affettuosa e costante vicinanza ai giovani che in ospedale lottano per riprendersi le proprie vite, giustizia per quanto accaduto».
Non sono i parenti delle 40 vittime straziate dal fuoco e dei 116 feriti a parlare dal palco, ma le autorità. I concetti che risuonano in sala sono «trauma collettivo», «dolore indescrivibile», «solidarietà che emerge dal caos», «responsabilità morale», «resilienza». Il presidente Parmelin ringrazia tutti i Paesi, tutte le persone che si sono adoperate per curare i feriti e dare un’identità alle vittime, cita Sant’Agostino evocando «le ceneri di una notte d’orrore», ammette le gravi lacune della prevenzione e infine si affida alla magistratura svizzera, perché trovino verità e giustizia: «Punire i colpevoli è un dovere morale del nostro Stato». La giovane Marie Albrecht parla (e piange) in francese e in italiano leggendo l’omaggio ai «sogni interrotti» delle vittime, che ha scritto assieme a tre amici, sopravvissuti come lei all’orrore del Constellation: «L’odore di bruciato era insopportabile, una scena apocalittica».
Macron non parla e così Mattarella, che consegna a un silenzio gravido di interrogativi il cordoglio del Quirinale e lo sgomento, il dolore, forse anche la rabbia di tanti italiani per una tragedia che si poteva evitare. L’ultimo addio è affidato al giovane pianista di Crans Montana, Loris Mittaz, che accompagna la deposizione delle rose bianche tra le corone e le candele del memoriale.
9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 15:53)
© RIPRODUZIONE RISERVATA