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Redazione Economia
La presidente del Consiglio annuncia la presentazione del Piano casa, per il quale sta lavorando con Salvini, «nelle prossime settimane»: ecco cosa ci sarà
Il governo sta lavorando a un pacchetto articolato per mettere a disposizione 100 mila nuovi appartamenti a prezzi calmierati, ragionevolmente nei prossimi 10 anni. Parole e pensieri della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa organizzata venerdì 9 gennaio dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. La premier ha aggiunto che il numero degli appartamenti è «al netto delle case popolari, altro tema del quale il piano casa intende occuparsi». «Siamo in dirittura di arrivo con la presentazione del piano casa che è un progetto molto ampio al quale stiamo lavorando con il ministro Salvini e con la collaborazione del ministro Foti, ma anche con la società civile e dei corpi intermedi, come Confindustria e la Cei. Penso che si possa lavorare con il sistema Italia ad un piano nelle prossime settimane».
Un’emergenza non solo italiana
Un refrain consolidato in ambienti di governo per rispondere a quella che è ormai diventata una vera e propria emergenza. Partiamo dai numeri per inquadrare quello che sta avvenendo. In media i prezzi delle abitazioni in Europa sono aumentati del 48% e gli affitti del 22% tra il 2010 e il 2023, segnala un recente rapporto del Comitato delle Regioni dell’Ue. Le grandi città e le aree turistiche sono state particolarmente colpite anche per il fenomeno Airbnb. In Italia, secondo un report di Scenari Immobiliari, circa il 10% delle famiglie spende almeno il 40% del proprio reddito in affitto (ne abbiamo scritto qui). Se guardiamo ai nuclei che affittano bilocali la spesa incide addirittura per il 52%, con picchi del 60% in città come Milano.
Poca offerta di alloggi
C’è una scarsissima offerta di alloggi a canone calmierato per i giovani e dunque non c’è altra soluzione che la condivisione di appartamenti spesso vecchi dove la coabitazione spesso si fa pesante. L’Ance, l’associazione dei costruttori, amplia il ragionamento all’acquisto, segnalando che circa 10 milioni di famiglie non riescono a comprare a causa di prezzi ormai non più alla portata (ne abbiamo scritto qui). Sul tema si è mossa la Lega proponendo (ne abbiamo scritto qui) risorse da quest’anno e per complessivi 877 milioni fino al 2030.
L’analisi di Breglia
Peccato si sia fatto poco, anzi nulla, per costruire case popolari, edilizia pubblica a canone convenzionato. A Milano non è stata realizzato un solo alloggio di questo tipo negli ultimi 15 anni. «E’ un tema politicamente sensibile, che non interessa alcuna agenda di partito perché divisivo. Nelle graduatorie per gli alloggi popolari, per migliaia di posti ci sarebbero solo gli immigrati, che non hanno una proprietà alle spalle, hanno un Isee e un reddito più basso e dunque avrebbero diritto alla casa. Non una constituency elettorale che fa presa e senza coscienza di classe. L’unico aspetto politico che interessa riguarda la fiscalità della casa, per chi una casa l’ha», dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari.
Il mercato non allineato con la demografia
Aggiunge l’eurodeputata del Pd, Irene Tinagli, a capo della commissione Ue sull’emergenza abitativa (ne abbiamo scritto qui), che «è difficile conciliare l’idea che tutto il problema stia in un’esplosione di fabbisogno delle famiglie, quando stiamo osservando un rilevante calo demografico e proprio mentre ogni anno vengono avviati e realizzati centinaia di migliaia di progetti residenziali. Il problema è che il mercato dell’edilizia residenziale non segue più le dinamiche demografiche della società: non siamo più di fronte a un mercato in cui la casa risponde ai bisogni di famiglie e comunità, ma sempre più a logiche proprie di altri mercati».
L’impatto del turismo
Il mercato turistico, che prima si basava solo su l’offerta alberghiera, è entrato in modo massiccio nel settore immobiliare alterandone logiche e prezzi. Così come la crescente mobilità di lavoratori e studenti, non trovando una risposta adeguata e mirata negli studentati o nei pensionati, ha trasformato molti appartamenti in dormitori dove si affitta “il posto letto” con logiche e prezzi del tutto diversi da quelli del mercato tradizionale, ha registrato un’analisi di marzo della rivista economica Fortune Italia.
L’housing sociale dimenticato
Dunque, che fine hanno fatte tutte le proposte di housing sociale circolate negli anni ed evidentemente rimaste nel cassetto? L’edilizia sociale privata si rivolge a coloro i quali non sono abbastanza poveri da chiedere l’assegnazione di case popolari (ex Iacp, il cui settore è sostanzialmente fermo da anni anche per un complicato meccanismo di ripartizione delle risorse tra Stato centrale e Regioni) ma neanche così abbienti da poter accedere ai prezzi del mercato libero. In Europa è una formula rodata. In Inghilterra lo Stato contribuisce per circa 10 miliardi di euro all’anno. Qui da noi è ancora in uno stato embrionale.
I rendimenti per i fondi
Ad ogni modo il canone medio dell’housing sociale (e la formula della locazione si sta trasformando nel modello preponderante, dicono gli esperti) a Milano si aggira intorno ai 900 euro per un trilocale di 70-75 metri quadri, un prezzo economico per il mercato degli affitti milanese. Ai costi (e ai potenziali ricavi, che per gli investitori si aggirano attorno a un rendimento del 3% più l’inflazione) di realizzazione hanno contribuito finora solo le fondazioni di origini bancaria (come Cariplo), ma anche le casse previdenziali, le compagnie assicurative.
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9 gennaio 2026
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