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La procura di Forlì ha archiviato un’indagine su una presunta appropriazione indebita relativa a un dipinto, lo “Zanardi equestre”, realizzato da Andrea Pazienza, uno dei più noti e influenti fumettisti italiani di sempre, morto nel 1988. L’opera era stata realizzata nel 1984, quando il comune di Cesena aveva commissionato a Pazienza e ad altri tre artisti quattro illustrazioni per decorare una recinzione costruita attorno alla fontana Masini in piazza del Popolo, nel centro della città, per coprire alcuni lavori di restauro.

L’anno dopo, finiti i lavori, le quattro opere furono distrutte dagli operai che si occuparono di smantellare la recinzione. Il commercialista Riccardo Pieri, che ai tempi aveva 19 anni e una grande passione per i fumetti di Pazienza, riuscì a recuperare i frammenti del dipinto, lo fece restaurare a sue spese e da allora lo considera di sua proprietà.

Il dipinto deve il nome a uno dei personaggi più famosi di Pazienza, lo sboccato studente bolognese Massimo Zanardi, che creò agli inizi degli anni Ottanta. È un’opera di circa tre metri per quattro, realizzata con vernice su pannelli di truciolato, e raffigura Zanardi che beve da una cornucopia mentre è in sella a un cavallo.

Secondo Pieri l’opera è sua ma l’indagine della procura ha aperto una piccola disputa su chi debba essere considerato l’effettivo proprietario. Il comune di Cesena ha detto al Post che, «alla luce della ricostruzione dei fatti finora emersa», sta valutando di rivendicare la proprietà del dipinto per poi esporlo.

Sandro Turroni, ex senatore dei Verdi che ai tempi lavorava come funzionario per il comune di Cesena, ha annunciato che farà ricorso contro l’archiviazione dell’indagine. All’epoca Turroni fu direttamente coinvolto nei lavori di restauro della Fontana Masini, e sostiene che il dipinto sia di proprietà del comune, che commissionò il dipinto e pagò Pazienza per realizzarlo.

Un’illustrazione di Zanardi (Andrea Pazienza)

Pieri dice che, nei mesi in cui Pazienza soggiornò a Cesena per realizzare il dipinto, trascorse molti pomeriggi con lui. Lo aiutava a dipingere e rifinire alcune parti dell’illustrazione insieme ad amici, e capitava spesso che sua madre lo rimbrottasse perché passava i pomeriggi lì anziché studiare per la maturità.

Fu proprio la madre, Sandra Canduzzi, a passare da piazza del Popolo mentre gli operai stavano smantellando la recinzione e a farsi consegnare i resti del quadro. I frammenti del dipinto erano molto danneggiati, ma vennero pazientemente ricomposti con l’aiuto di vari artigiani, fino a diventare un’opera restaurata su un solido supporto e conservata a casa di Pieri, liberamente visibile a tutti coloro che la frequentano.

Nel 1996 Canduzzi, che è anche una scrittrice, raccontò quell’esperienza in una raccolta di racconti, Camminando a cuore scalzo.

Negli ultimi quarant’anni Pieri ha conservato lo “Zanardi equestre” personalmente, concedendolo in prestito per varie esposizioni su richiesta del fratello minore di Pazienza, Michele. Attualmente è esposto al museo MAXXI dell’Aquila, dove è stata organizzata una mostra per i 70 anni dalla nascita di Pazienza, che si celebrano quest’anno.

Ma negli scorsi anni l’opera era stata esposta anche al Palazzo Re Enzo a Bologna, al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, alla Triennale di Milano, alla Città della Scienza di Napoli e al Vittoriano di Roma.

La descrizione dello “Zanardi equestre” esposta al MAXXI dell’Aquila

L’indagine sulla presunta appropriazione indebita, ora archiviata, era stata condotta dal nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Era iniziata dopo che l’opera era stata esposta pubblicamente in alcune occasioni, ed è durata circa dieci mesi.

Turroni è un architetto, ma in quegli anni si interessava anche di fumetto e conosceva personalmente Pazienza: l’idea di coinvolgerlo insieme ad altri artisti per abbellire la recinzione fu sua. All’epoca organizzò anche una serie di proteste contro la distruzione delle opere, posizionando davanti al municipio di Cesena alcuni frammenti recuperati dalle altre tre illustrazioni, che furono realizzate tra gli altri dai fumettisti Ugo Bertotti e Giorgio Carpinteri.

Secondo Turroni il dipinto dovrebbe appartenere al comune, e «la distruzione da parte degli operai non ne cambia la proprietà».

La procura ha escluso che possa trattarsi di appropriazione indebita perché senza l’intervento di Pieri il dipinto sarebbe stato distrutto. Per Turroni, però, questa decisione non sarebbe sufficiente a chiarire il punto fondamentale della vicenda, cioè stabilire a chi appartenga l’opera.

A suo avviso infatti la madre di Pieri non avrebbe ricevuto i frammenti dal vero proprietario, cioè il comune di Cesena, ma da persone che non avevano alcun titolo per disporne, cioè gli operai incaricati di smontare la recinzione.

Diversi esperti dell’opera di Pazienza hanno preso le difese di Pieri, sostenendo che senza il suo intervento l’opera sarebbe stata distrutta, e che di conseguenza le contestazioni nei suoi confronti, a maggior ragione a quarant’anni di distanza dal restauro, hanno poco senso.

Tra questi il divulgatore Michele Mordente, che ha definito le osservazioni di Turroni «strumentali e inopportune». Secondo Mordente, lo “Zanardi equestre” era «un’opera avviata alla distruzione», ed è stata «salvata e custodita dal legittimo proprietario attuale (sempre sia lodato), che l’ha sempre prestata in diverse occasioni, a titolo gratuito per mostre di Paz, anche in sedi prestigiose».

Nato a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956, tra gli anni Settanta e Ottanta Andrea Pazienza si affermò come uno dei più influenti fumettisti italiani. Il suo stile volutamente volgare ed eccessivo, l’ironia mordace delle sue storie, la capacità di mescolare elementi comici e tragici e l’attenzione per i dilemmi ideologici e lavorativi della sua generazione lo resero una figura centrale della controcultura di quel periodo.

I suoi fumetti parlavano soprattutto della vita degli studenti e dei giovani adulti, tra università, militanza politica, precarietà, relazioni sentimentali instabili, uso di droghe e difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro. Questi temi erano al centro dei suoi fumetti più famosi, come Pentothal, Pompeo e per l’appunto Zanardi. Ne realizzò anche uno dedicato a Sandro Pertini, il settimo presidente della Repubblica, con toni e disegni decisamente più sobri rispetto a quelli della sua produzione abituale. Nel 2002 il regista Renato De Maria diresse Paz!, un film ispirato alle opere e alla vita di Pazienza e alla sua esperienza come studente del DAMS di Bologna, ormai diventato un film di culto per gli appassionati.

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