Il tavolo potrebbe sfociare in un’operazione dal valore stimato di 200 miliardi di dollari, che darebbe vita alla prima compagnia mineraria al mondo per dimensioni e presenza globale. Volano i titoli in Borsa

Si riapre la partita Rio TintoGlencore per la maxi fusione destinata a ridisegnare gli equilibri del settore minerario mondiale e a dar vita al leader mondiale nel rame, materiale il cui prezzo sta continuando a salire. Le trattative tra i due colossi delle materie prime si sono interrotte circa un anno fa senza esito per ripartire in questi giorni. Il tavolo potrebbe sfociare in un’operazione dal valore stimato di 200 miliardi di dollari, che darebbe vita alla prima compagnia mineraria al mondo per dimensioni e presenza globale. 

Le due società

Rio Tinto è uno dei maggiori gruppi minerari al mondo, con una storia che risale alla fine dell’Ottocento. Il gruppo opera da Londra e da Melbourne ed è attivo nell’estrazione di minerali ferrosi ma estrae anche rame, alluminio, bauxite, litio e diamanti. Negli ultimi anni Rio Tinto ha rafforzato la propria esposizione ai metalli critici per la transizione energetica, puntando su rame e litio per batterie e infrastrutture elettriche. Glencore è invece una multinazionale con sede in Svizzera, tra i leader mondiali nel settore delle materie prime. A differenza di Rio Tinto, Glencore combina due anime: quella di produttore minerario e quella di trader globale di commodity. Lavora su rame, cobalto, zinco, nichel, carbone e altre materie prime energetiche e industriali. È uno dei principali fornitori mondiali di metalli utilizzati nelle tecnologie verdi, ma mantiene anche una forte presenza nel carbone, elemento che ha suscitato critiche da parte di investitori e ambientalisti. Rio Tinto ha peraltro abbandonato il comparto carbone da diversi anni.



















































I mercati

La notizia della riapertura delle trattative ha acceso immediatamente i mercati. I titoli Rio Tinto hanno chiuso in forte rialzo alla Borsa di Sydney (+6,6%), mentre Glencore ha registrato un balzo del 9% a Londra, segnale dell’interesse e delle aspettative degli investitori su una possibile aggregazione capace di generare sinergie industriali e rafforzare il potere di mercato del nuovo gruppo. Le due società avevano già valutato in passato un’operazione di fusione, ma i negoziati si erano arenati per divergenze strategiche e valutazioni finanziarie. Il nuovo round di colloqui arriva in una fase di profonda trasformazione del settore minerario, spinto dalla crescente domanda di materie prime strategiche legate alla transizione energetica e dalla necessità di fare economia di scala: si pensi solo che Anglo American ha acquisito il gruppo canadese Teck Resources in autunno. A dare impulso ai negoziati anche l’arrivo in Rio Tinto del ceo Simon Trott, entrato in carica lo scorso agosto, e considerato più aperto a chiudere grandi operazioni.

9 gennaio 2026