Una catena umana che correrà lungo tutto il perimetro dell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, a protezione di Spin Time. È l’iniziativa che attivisti e attiviste hanno lanciato contro lo sgombero. E che sarà messa in atto dopo l’assemblea pubblica prevista per sabato 10 gennaio alle 14.

Una vera e propria chiamata a raccolta rivolta a tutta la città, per proteggere lo spazio dal rischio sgombero. “Se il governo tira fuori i muscoli contro i fragili – è il messaggio – la città tutta deve dare una risposta coraggiosa. Non solo per difenderci dall’ennesima minaccia, ma per tutelare una volta per tutte Spin Time e ogni forma di welfare dal basso”.

Il rischio sgombero

Il timore di uno sgombero è sempre più forte. Prima di Natale, in seguito a quanto accaduto al centro sociale occupato Askatasuna di Torino, sono nuovamente emerse voci ricorrenti sull’intenzione della Prefettura di mettere mano a due storiche occupazioni a scopo abitativo di Roma: Spin Time e CasaPound.

La risposta, dalla comunità del palazzo occupato in via Santa Croce in Gerusalemme, non si è fatta attendere: “La legalità non è neutra: se separata dalla giustizia sociale diventa un’arma contro chi costruisce solidarietà e mutualismo invece di rassegnarsi all’abbandono” è il messaggio degli attivisti, che rivendicano il ruolo di Spin Time come “risorsa civica per Roma. È un luogo dove oltre 400 persone, più di 140 famiglie, decine di associazioni e migliaia di cittadine e cittadini hanno costruito negli anni una comunità fondata su casa, salute, lavoro, cultura e mutualismo”.

La solidarietà della città

La risposta di Roma all’appello lanciato da Spin Time, dicono gli attivisti, “è stata immediata: quasi 5mila persone hanno già sottoscritto l’appello e oltre 170 realtà sociali, associative e sindacali hanno dichiarato il proprio sostegno contro lo sgombero”.

A schierarsi in difesa di Spin Time, inoltre, anche diversi volti noti del mondo del cinema e della cultura: Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Fabrizio Gifuni, Francesca Comencini, Sabina Guzzanti e Nicola Lagioia. Dalla comunità di via Santa Croce in Gerusalemme si rivendica, inoltre, un ruolo attivo anche per il quartiere Esquilino: “Qui la dispersione scolastica è zero. Lo sgombero disperderebbe una comunità e produrrebbe nuova marginalità”.

“A questa idea di città solidale – dicono ancora gli attivisti – si contrappone un modello fondato sulla speculazione immobiliare, incarnata da una proprietà che ha lasciato l’edificio abbandonato per decenni e che oggi pretende di trarre profitto mentre migliaia di persone a Roma non hanno una casa. Un modello pienamente coerente con le politiche di un governo di destra che colpisce sistematicamente chi è povero, migrante, marginalizzato”.

L’assemblea pubblica

Da qui la scelta di mobilitarsi per un’assemblea pubblica, che si concluderà con un’azione collettiva: i partecipanti formeranno una catena umana intorno all’edificio, legandosi con delle corde, per difendere fisicamente e simbolicamente la comunità che lo abita. “Non sarà un evento isolato – è la promessa – ma l’inizio di una mobilitazione permanente contro lo sgombero, contro la speculazione e per un’altra idea di città, fondata su giustizia sociale, partecipazione e antifascismo”.

I tentativi di salvare Spin Time

Come spiegato in questo articolo di RomaToday, Spin Time, nato nel 2013, è diventato negli anni un vero e proprio laboratorio. Ed è un luogo in cui la politica passa frequentemente, tra campagne elettorali, assemblee e incontri pubblici. E, non a caso, il Comune ha provato in tutti i modi a convincere la proprietà, Investire Sgr, a vendergli l’edificio, per fare un’operazione alla “Metropoliz” (l’ex salumificio Fiorucci occupato), e magari portare a termine la regolarizzazione degli occupanti sulla falsariga di quanto fatto anche al Porto Fluviale, ma non c’è stato verso. Le intenzioni di Investire Sgr sono quelle di riqualificare l’immobile e trasformarlo in un albergo, anche se i tempi di realizzazione avrebbero dovuto seguire quelli del Giubileo, che nel frattempo è finito.