Shanghai si conferma, nel design come nella moda, un laboratorio creativo capace di interpretare e rilanciare il valore dell’artigianato di alta gamma made in China. La conferma arriva dalla prossima edizione di Design Shanghai, in programma dal 19 al 22 marzo 2026, che si prepara a raccontare un trend sempre più evidente in Asia: il progressivo spostamento dell’interesse della clientela cinese — in particolare delle nuove generazioni — verso marchi locali di fascia alta, in grado di coniugare qualità manifatturiera, identità culturale e linguaggi progettuali contemporanei.
Un’evoluzione sostenuta anche dai numeri. Secondo dati forniti da Design Shanghai, il mercato dell’arredamento in Cina vale oggi circa 160 miliardi di dollari, con il solo comparto dell’arredo per la casa che supera i 65 miliardi di dollari e atteso in crescita a 79 miliardi entro il 2030. I segmenti legati a prodotti premium (brand guidati da designer, collaborazioni con designer europei, arredi smart) stanno crescendo più rapidamente rispetto al mercato nel suo complesso. Guardando più nel dettaglio, l’arredamento artigianale di fascia alta made in China vale 2,3 miliardi di dollari e crescerà con un CAGR del 4,8% fino al 2032, segnalando una domanda strutturale e non più episodica (dati, Global Market Insights).
All’interno di Design Shanghai, alcune piattaforme si candidano a interpretare in modo diretto questa trasformazione. Made in JDZ esplorerà la nuova cultura artigianale di Jingdezhen, storica capitale della ceramica oggi diventata terreno di sperimentazione per una generazione di progettisti che lavora tra tradizione e ricerca. Beyond Craft offrirà invece una lettura contemporanea dell’artigianato asiatico, mettendo in dialogo saperi manuali e visioni progettuali attuali. A queste si affiancheranno Talents, dedicata ai designer emergenti under 35 e giunta alla sesta edizione, Collectible Design & Art, focalizzata su opere e progetti in edizione limitata, e Materials First, il laboratorio interattivo sui materiali curato da Chris Lefteri, pensato per un’esperienza diretta su superfici, colori ed effetti percettivi.
L’edizione 2026 segnerà anche un ritorno simbolico. Dopo sei anni, la manifestazione tornerà allo Shanghai Exhibition Centre, sede storica che ne ha accompagnato l’esordio nel 2014. Un rientro che va oltre l’aspetto logistico: è qui che Design Shanghai ha avviato un nuovo dialogo tra il design cinese e la scena internazionale, contribuendo a ridefinirne il posizionamento globale.
Oggi considerato il principale evento di design internazionale in Asia, Design Shanghai arriva a questo appuntamento forte di un 2025 chiuso con oltre 76mila visitatori, un dato che ne conferma il ruolo di piattaforma di riferimento per il progetto contemporaneo. Nel 2026 saranno oltre 500 i marchi provenienti da più di 20 Paesi e regioni, distribuiti in quattro settori — arredamento e illuminazione, cucina, bagno e progettazione di sistemi, nuovi materiali e applicazioni, living e lifestyle — in una struttura che riflette una visione sempre più integrata del design come sintesi di cultura materiale, tecnologia, artigianato ed esperienza umana.
Accanto all’area espositiva, il programma di contenuti si articolerà attorno a due appuntamenti chiave: la Kohler · Design Shanghai Global Design Conference, che affronterà il tema Beyond Sustainability: Designing with Nature, e la CMF Conference, incentrata sul concetto di Vitality come leva progettuale e culturale. Sul fronte degli espositori, il dialogo tra marchi internazionali e design cinese contemporaneo si farà ancora più articolato, con la presenza di realtà come Roche Bobois, Lasvit, VIPP, Villeroy & Boch e Liebherr, accanto ai marchi cinesi SHANG XIA, FNJI, PUSU e LEEDARSON.
A rafforzare ulteriormente la dimensione culturale dell’evento sarà infine il debutto di Design in the City, in programma dal 5 al 22 marzo 2026. Oltre 100 location in tutta Shanghai ospiteranno installazioni, workshop e talk, trasformando la città in un ecosistema di design diffuso e ampliando il dialogo tra la comunità internazionale del progetto e il tessuto urbano locale. Un segnale ulteriore di come il design cinese stia ridefinendo il proprio ruolo, puntando su identità, qualità e nuove generazioni.