Dieci anni dopo la scomparsa di Giulio Regeni, la sua storia continua a interrogare coscienze, istituzioni e opinione pubblica. Non solo nelle aule di giustizia, ma anche nelle piazze, nei teatri e ora sul grande schermo. “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” è il documentario che racconta quella vicenda diventata simbolo di una battaglia per la verità e la giustizia che non si è mai fermata.
Il documentario e l’anteprima a Fiumicello
Il film, prodotto da Gaga e Fandango, sarà presentato in anteprima il 25 gennaio a Fiumicello, nel giorno in cui ricorre il decimo anniversario della sua scomparsa. L’uscita nelle sale italiane è prevista dal 3 febbraio. Alla proiezione saranno presenti i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, al regista Simone Manetti, agli autori Emanuele Cavesi e Matteo Billo, e ai produttori Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto.
“Non è una scelta, è un dovere”
“Raccontare questa vicenda non è una scelta, ma un dovere”, spiega il regista Simone Manetti. Il documentario ricostruisce la storia di Giulio Regeni intrecciando immagini d’archivio, documenti internazionali, testimonianze e materiali inediti, a partire dai luoghi della sua vita: dal Cairo, dove il ricercatore frequentava l’università e le aule di tribunale, fino all’Italia. Accanto alla dimensione privata e familiare, il film affronta il contesto politico e diplomatico internazionale, con il ruolo degli Stati, delle istituzioni europee e dei servizi di sicurezza egiziani, chiamati in causa nel processo ancora in corso.
Una battaglia oltre i tribunali
Il documentario mostra come la ricerca della verità non si sia mai limitata alle aule giudiziarie. In questi dieci anni, Paola Deffendi e Claudio Regeni hanno incontrato politici, cittadini e rappresentanti della cultura in Italia e in Europa, ricevendo promesse spesso disattese, ma trovando anche un sostegno costante nel movimento del Popolo giallo, che continua a manifestare per tenere viva la memoria di Giulio. “Abbiamo deciso di fare questo film – spiegano – perché raccontare Giulio Regeni significa continuare ad aprire una domanda di giustizia che riguarda tutti”.
Il documentario affronta anche i nodi ancora irrisolti: le responsabilità individuali, le omissioni, le verità negate dal governo egiziano e il ruolo dei suoi apparati di sicurezza. Temi che si intrecciano con il processo in corso a Roma contro quattro ufficiali della National Security Agency egiziana, sospeso nell’ottobre scorso per un’eccezione sollevata dalle difese.
Il titolo del film richiama una frase pronunciata da Paola Deffendi: “Ho riconosciuto mio figlio dalla punta del suo naso”. Un’immagine che racchiude il dolore privato, ma anche la volontà di trasformarlo in una testimonianza pubblica.