Bologna, 9 gennaio 2026 – Chiudere i supermercati la domenica: non più apertura sette giorni su sette, ma sei su sette.

La proposta è stata lanciata da Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop e, naturalmente, ha aperto un dibattito tra chi è a favore, chi è contrario e chi intende lasciare libertà di scelta.

Tra questi ultimi c’è Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna.

Presidente, chiudere i supermercati la domenica. Da chi parte la proposta?

“Di fronte alla crisi e al calo dei consumi, Lega Coop nazionale auspicherebbe una chiusura domenicale dei supermercati. è chiaro che può farlo per i propri supermercati perché non c’è l’obbligo di stare aperti“.

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Lei cosa ne pensa?

“A suo tempo noi abbiamo subito le liberalizzazioni e avevamo messo in guardia da risultati negativi che sarebbero potuti arrivare. Abbiamo sempre detto ch le giornate di apertura non portano ulteriore fatturato, ma lo spalmano su più giornate o più ore. Alla lunga i costi sarebbero aumentati, ma non i ricavi. Questa fu la nostra posizione nel 1993 quando ci fu la prima liberalizzazione di Bersani e nel 2011. Siamo stati molto critici“.

Spesa al supermercato

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E oggi?

“A distanza di tanto tempo, oggettivamente, il mercato si è autoregolamentato. Sia le piccole che le medie strutture, ma anche le grandi hanno trovato il proprio equilibrio. Chi vuole stare aperto sta aperto, chi ha deciso di stare chiuso sta chiuso“.

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I negozi di prossimità sono in crisi. Lei pensa che la chiusura domenicale dei supermercati potrebbe essere di aiuto?

“No, anche perché si parla del settore alimentare. La nostra posizione è equilibrata e di grande senso di responsabilità dicendo che a seconda delle zone, del prodotto ci deve essere la facoltà-libertà di decidere. Non posso chiedere a un negozio di Cortina piuttosto che di Riccione di Venezia di Firenze di Roma di Bologna, nel suo quadrilatero, di stare chiuso.  È evidente che le città d’arte e ad alto flusso turistico hanno fatto della domenica un punto di richiamo. Chi non ha convenienza a farlo sta chiuso“.

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Poi ci sono le vendite online che non si fermano mai.

“Quello è un mondo che non chiude, si è consolidato con regole che non sono le nostre, è un comparto che va ancora normato e che parte già con il vantaggio fiscale e un’altra serie di fattori che non appesantiscono la struttura. Come associazione non me la sento di chiedere una normativa che porti a chiudere obbligatoriamente la domenica. Ciascuno deve essere libero di decidere cosa è meglio per sé“.

Che cosa fa la differenza?

“Sicuramente il prodotto merceologico. Faccio un esempio: un negozio che vende jeans può non avere le stesse esigenze di uno che vende abiti da cerimonia. così come un negozio di elettrodomestici e uno che vende Hi-Fi. Tra l’altro bisogna sottolineare che il contratto del commercio tiene conto dei festivi con le maggiorazioni del 30% sulla domenica e il giorno obbligatorio di recupero per i dipendenti. Se la struttura è gestita da soci o titolari che non hanno queste coperture o si sacrificano o non lavorano la domenica“.

Quindi la posizione di Confcommercio Emilia-Romagna è quello di lasciare libera scelta? 

“La facoltà di scegliere è quella che ha salvato tutto. Imporre non si può. Poi nel messaggio nazionale abbiamo lasciato una porta aperta dicendo che siamo disposti, come sempre, a ragionare. Ma se io che lavoro fuori porta pretendessi che i negozi del centro stessero chiusi la domenica, non sarebbe giusto. Ognuno deve poter scegliere”.