di
Sara Bettoni
Proprio in questi giorni avere scorte di cute si sta rivelando prezioso. All’ospedale Niguarda, dove sono in cura 11 ustionati nell’incendio di San Silvestro a Crans-Montana, ne sono stati usati 13 mila centimetri quadrati
Un appello. «Aumentare ulteriormente le donazioni» (in questo articolo: come dare il consenso). Perché se le donazioni post mortem di organi e cornee l’anno scorso sono cresciute (rispettivamente del 5 e del 15%), quelle di tessuti invece sono calate di un quarto. E proprio in questi giorni avere scorte di cute si sta rivelando prezioso. All’ospedale Niguarda, dove sono in cura 11 ustionati nell’incendio di San Silvestro a Crans-Montana, ne sono stati usati 13 mila centimetri quadrati in una sola settimana, provenienti dalla «Banca dei tessuti». Sono serviti a coprire le ferite di quattro persone, così da ridurre il rischio di infezioni e permettere alla pelle dei pazienti di rigenerarsi.
Altri 50 mila centimetri quadrati sono conservati negli speciali frigoriferi a meno 80 gradi, ma le scorte hanno necessità di essere continuamente alimentate. Da qui l’invito dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. «Come Lombardia siamo leader nella promozione della cultura della donazione grazie a una intensa collaborazione tra il Centro Regionale Trapianti, le associazioni di volontariato e gli uffici anagrafe dei Comuni. Tutto ciò mantiene bassi i tassi di opposizione alla donazione rispetto alla media nazionale. L’appello che faccio è quello di aumentare ulteriormente le donazioni», ovvero di acconsentire al prelievo di organi e tessuti dopo la morte.
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La Regione lavora anche a un rafforzamento del sistema delle donazioni. L’obiettivo è integrare il sistema sangue con quello di cellule e tessuti in un unico ecosistema digitale per arrivare alla tracciabilità totale. «Grazie a un nuovo sistema informativo che supera i precedenti — spiega Palazzo Lombardia in una nota —, ogni singolo frammento di tessuto sarà monitorato dal prelievo al letto del paziente». È prevista anche l’attivazione dei percorsi di donazione di organi e tessuti nelle strutture sanitarie private accreditate. Inoltre, gli ospedali che non sono centri di trapianto diventeranno nodi attivi della rete. «Se c’è un donatore – spiega ancora la Regione -, la macchina del Centro Regionale Trapianti scatterà ovunque, ottimizzando i tempi e aumentando il numero di vite che possono essere salvate».
Nel frattempo, rimane riservata la prognosi dei ricoverati in Terapia intensiva, in semi-intensiva e nel Centro ustioni. «Per alcuni di loro le condizioni sono considerate critiche — spiegano dall’ospedale —, a causa delle ustioni riportate e di danni a livello polmonare provocati dalle inalazioni, che richiedono un’assistenza meccanica alla respirazione».
Serviranno settimane, se non mesi per considerare i pazienti totalmente fuori pericolo. Quasi tutti sono minorenni, tranne due donne di 29 e 55 anni. Tra loro c’è Giuseppe, studente milanese 16enne, il primo ad arrivare in elicottero dalla Svizzera a Milano la sera del 1° gennaio. Suo padre Valentino, raggiunto telefonicamente dall’Ansa, chiede «una punizione esemplare» per i colpevoli della tragedia di Capodanno. Suo figlio conosceva tutte le sei vittime italiane e frequentava spesso il locale «Le Constellation», dove è scoppiato il rogo. «Non pensavamo che ci potesse essere una carenza così pesante di sicurezza, in una località di fama internazionale ci aspettavamo standard alti», dice il padre.
Il giovane ha saputo solo mercoledì della morte degli amici. Aveva un rapporto stretto soprattutto con Chiara Costanzo e Achille Barosi, i due milanesi di cui si sono appena celebrati i funerali. «Dovrà affrontare la loro perdita, ma è forte e ce la farà», dice ancora il padre. Dal punto di vista fisico le sue condizioni migliorano. «Ha iniziato a mangiare e camminare da solo, sarà lunga ma è quello che sta meglio. E i medici stanno intervenendo in modo professionale e umano».
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9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 16:42)
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