Fabio Jakobsen vuole rilanciare la sua carriera in questo 2026. Il classe ’96 non ha vissuto due stagioni semplici nel Team Picnic PostNL, squadra in cui è approdato dopo l’esperienza alla Soudal Quick-Step, dove aveva passato i suoi primi sei anni da professionista. Arrivato nel 2024 per essere l’uomo di riferimento nelle volate, il neerlandese è incappato in una serie di problemi fisici e infortuni, raccogliendo come bottino un unico successo in una tappa del Giro di Turchia 2024. Poco, decisamente poco rispetto alle aspettative riposte in un corridore in grado di vincere in carriera una tappa al Tour de France e cinque alla Vuelta a España, anche dopo il terribile incidente al Giro di Polonia 2020.
Di sicuro il 2025 non è stato un anno fortunato, tra l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto ad aprile per un problema alle arterie e la frattura alla clavicola rimediata al Renewi Tour. Durante il media day della Picnic PostNL organizzato nel ritiro a Calpe, lo sprinter ha parlato senza mezzi termini delle due annate con il team: “Senza trovare scuse, gli ultimi due anni in questa squadra sono stati, per dirlo in modo brutto, una m…: nessun risultato, una sola vittoria. Non è per questo che sono venuto qui“. Il neerlandese, comunque, vede il bicchiere mezzo pieno, ora che ha capito cosa rallentava le sue volate: “Almeno ho avuto una diagnosi sul perché non ho potuto sprintare per le vittorie. Non direi che sono sollevato, ma almeno capisci perché e come, e capisci che non riguardava l’allenamento e la nutrizione, il sonno e tutte le altre cose”.
Per quanto riguarda le sue aspettative per il 2026, anno in cui va in scadenza di contratto, Fabio Jakobsen non si sbilancia: “Penso che se vieni da un anno come quello che ho avuto, parlare solo di vincere è un passo troppo grande. Negli allenamenti sento di avere un buono sprint nelle gambe e ora si tratta di mostrarlo negli sprint finali delle corse. Non sto neanche pensando al contratto per il 2027, mi sto concentrando sul qui e ora. Non sto ancora parlando con altre squadre perché nessuno, neanche io, sa come andrà quest’anno. Non penso sarà il mio ultimo anno in bici. Prima di tutto dobbiamo iniziare a correre e fare mezza stagione di fila per bene e vedere come va. A quel punto questo e altri team sapranno qual è la mia posizione nel ciclismo e se vale la pena tenermi o offrirmi un contratto. Sono ottimista di poter performare ancora ma aspetterò e vedrò. Ora posso dire che sono fiducioso di poter vincere ancora, ma nessuno lo sa davvero”.
Il velocista ha poi parlato della vita del corridore professionista: “Invecchiando, realizzi che niente è permanente e lo sport ad altissimi livelli possono essere poco salutari. Per fortuna oggi puoi almeno sistemare i problemi. La condizione che avevo era particolarmente sfortunata, ma in parte causata da me, facendo sei o sette ore in sella per allenarmi, correre e fare i Grand Tour. È come se fossimo dei bodybuilder, ma dei bodybuilder del sistema cardiovascolare. E ogni tanto ci sarà qualche corridore che si spingerà oltre i propri limiti”. Il 2026, forse, potrebbe essere la sua stagione del riscatto.
