Dopo che le grandi case farmaceutiche hanno guadagnato miliardi di dollari dalla vendita dei vaccini anti Covid-19, si è scatenata una guerra intestina tra i colossi del settore relativa alla proprietà intellettuale della “nuova” tecnologia basata sull’RNA messaggero. In particolare, Bayer ha denunciato Moderna, Pfizer e Johnson & Johnson (J&J) per avere utilizzato questa tecnologia già brevettata e sviluppata negli anni Ottanta dalla multinazionale dei pesticidi e prodotti agricoli Monsanto, per rafforzare l’mRNA nelle colture, rendendole più resistenti ai parassiti. La Monsanto è stata rilevata dalla Bayer nel 2018, per questo l’azienda farmaceutica tedesca ora rivendica il diritto d’autore sulla tecnologia, e quindi quello a ricevere royalties su tutte le vendite passate e future dei vaccini ad mRNA. Le cause intentante dal colosso tedesco contro le aziende rivali non arrivano in un momento qualunque, ma in una fase di ristrutturazione interna del colosso farmaceutico, in cui peraltro l’azienda deve affrontare ingenti perdite e contenziosi legati all’attività della controllata.

Nel dettaglio, le cause sono state depositate in due tribunali federali statunitensi: nel Delaware contro Moderna e contro il duo Pfizer-BioNTech, e nel New Jersey contro Johnson&Johnson. Secondo quanto denunciato da Bayer, infatti, la tecnologia sviluppata dalla sua controllata sarebbe stata determinante per risolvere il problema dell’instabilità dell’mRNA, responsabile della scarsa espressione proteica, e anche per il vaccino tradizionale a vettore virale di J&J. Risolvere questa criticità avrebbe migliorato la «capacità dei vaccini di conferire immunità al virus». Monsanto aveva depositato la domanda di brevetto nel 1989 e l’Ufficio brevetti e marchi l’aveva infine concesso nel 2010. Sei anni dopo, nel 2016, Bayer ha acquistato Monsanto per 66 miliardi di dollari. Su queste basi, il colosso – che non è coinvolto nello sviluppo dei vaccini contro il Covid-19 – ha chiesto un risarcimento non specificato e una percentuale sulle vendite passate e future dei sieri a mRNA. Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, secondo i resoconti aziendali, Pfizer e BioNTech hanno guadagnato più di 3,3 miliardi di dollari di fatturato dalle vendite globali del loro vaccino Comirnaty nel 2024, mentre Moderna ha guadagnato 3,2 miliardi di dollari dal suo Spikevax.

Non è comunque la prima volta che si verificano contenziosi legali tra le multinazionali farmaceutiche per i brevetti della tecnologia a mRNA: già nel 2022, ad esempio, Moderna ha intentato una causa contro Pfizer-BioNtech, sostenendo di essere stata la prima a scoprire l’efficacia dell’mRNA nel produrre anticorpi neutralizzanti e depositando dei brevetti per tutelare queste scoperte. Tuttavia, il Patent Trial and Appeal Board (PTAB) dell’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti ha stabilito che le rivendicazioni sulle presunte scoperte dell’azienda per produrre il vaccino contro il COVID-19 sono «non brevettabili», dando ragione a Pfizer-BioNtech. Allo stesso tempo anche CureVac e GSK hanno intrapreso cause simili legate alla proprietà intellettuale dell’mRNA.

Per quanto riguarda il contenzioso aperto da Bayer, invece, al momento Pfizer, BioNTech e Johnson & Johnson non hanno rilasciato dichiarazioni, mentre un portavoce di Moderna ha affermato che l’azienda si difenderà. Come anticipato, nel caso in questione, le cause arrivano in un momento difficile per la multinazionale farmaceutica tedesca: Bayer deve affrontare perdite e contenziosi legati alle attività di Monsanto, compresi oltre 67.000 procedimenti legali negli Stati Uniti relativi all’uso del glifosato da parte dell’azienda. La società punta così a usare la proprietà intellettuale come leva economica, mentre al contempo sviluppa nuovi prodotti per assicurarsi i ricavi futuri.

In generale, mentre le discussioni e gli studi sull’efficacia e gli eventuali effetti collaterali dei vaccini a mRNA sono ancora in corso, il settore è attraversato da una sorta di guerra di tutti contro tutti per aggiudicarsi la proprietà intellettuale e, dunque, i ricavi sulle nuove tecnologie, confermando come l’interesse per i profitti sia prioritario per le grandi società farmaceutiche.

Avatar photoGiorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l’Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.