Sentenza

La culpa in educando rappresenta uno degli istituti fondamentali del diritto civile italiano in materia di responsabilità genitoriale. L’articolo 2048 del codice civile stabilisce che i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori non emancipati per gli illeciti riconducibili a oggettiva carenza educativa.

La norma si fonda sui doveri inderogabili previsti dall’articolo 147 del codice civile e dall’articolo 30 della Costituzione, che impongono ai genitori l’obbligo di educare i figli. La responsabilità persiste fino al compimento della maggiore età del figlio, indipendentemente dalla sua autonomia economica o dalla convivenza con i genitori separati.

Il Tribunale di Treviso ha applicato tale principio nella sentenza n.668, depositata lo scorso 8 maggio, condannando in solido un giovane e i suoi genitori al risarcimento dei danni per carenze formative (circa 130mila euro).

Il fondamento normativo e i rigorosi presupposti della responsabilità

La responsabilità dei genitori si configura come una responsabilità diretta per inadempimento degli obblighi educativi, non come responsabilità indiretta per il fatto altrui. I presupposti, affinché sussista la responsabilità, sono la convivenza con l’autore dell’illecito e la mancata educazione impartita ai figli, così come prevede il Codice Civile in tema di doveri verso i figli.

L’obbligo educativo comprende la trasmissione di valori rispettosi dell’altrui sfera personale e la realizzazione di una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza. La giurisprudenza ha chiarito che la responsabilità genitoriale si fonda su una colpa presunta nell’educazione di chi ha commesso l’illecito, configurando una responsabilità aggravata.

La decisione del Tribunale di Treviso ha ribadito che l’obbligo educativo persiste fino alla maggiore età e che l’età del figlio non costituisce elemento sufficiente per escludere la responsabilità genitoriale. Il giudice ha affermato che i genitori devono dimostrare di aver impartito un’educazione idonea a prevenire comportamenti lesivi della dignità altrui.

La prova liberatoria e gli standard educativi richiesti dalla giurisprudenza

La prova liberatoria richiesta ai genitori dall’articolo 2048 del codice civile non si esaurisce nella dimostrazione di non aver potuto impedire il fatto, ma si estende alla necessità di dimostrare di aver impartito un’educazione adeguata.

I genitori hanno l’onere di dimostrare il tipo di educazione impartita al minore, rendendo noto che sia stata idonea seguendo i dettami del buon padre di famiglia e tale per cui il figlio sia stato in grado di sapersi relazionare in maniera diligente. La Cassazione ha precisato che la responsabilità è correlata alla necessità di una costante opera educativa, finalizzata a correggere comportamenti non corretti e a realizzare una personalità equilibrata.

Nel caso si ravvisino elementi in grado di identificare quel fatto come illecito per carenza di educazione, in capo ai genitori verterà una responsabilità diretta la cui prova liberatoria assume connotati particolarmente rigorosi.

La sentenza del Tribunale ha applicato tale rigore respingendo le argomentazioni difensive dei convenuti, che non hanno fornito dimostrazione di aver adempiuto agli obblighi educativi previsti dall’ordinamento. La condanna solidale disposta dal tribunale conferma l’orientamento giurisprudenziale che impone ai genitori standard educativi elevati e verificabili attraverso il comportamento concreto dei figli.