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I rilievi provenienti dal terreno e le analisi dei media locali ucraini iniziano a delineare la reale portata dell’ultimo attacco guidato dal sistema “Oreshnik“. Il bersaglio individuato nel distretto di Stryj, nella regione di Lviv, non è stato scelto casualmente: il “pacchetto” ipersonico avrebbe infatti colpito il deposito sotterraneo di gas di Bilche-Volytsia-Uhersk. Si tratta di un’infrastruttura vitale, con una capacità progettuale di 17,05 miliardi di metri cubi, che da sola rappresenta oltre il 50% dell’intera capacità di stoccaggio dell’Ucraina. Colpire il cuore energetico del Paese è un atto di forza, ma la natura sotterranea del sito suggerisce che l’obiettivo primario non fosse la distruzione totale, quanto una dimostrazione di precisione chirurgica.
APPROFONDIMENTI
Missile “Oreshnik” su Leopoli, colpito deposito di gas a Stryi
Il messaggio russo
Il vero destinatario politico del messaggio russo sembra però trovarsi oltre il confine ucraino. La località di Stryj è un nodo logistico fondamentale, ma è soprattutto la sua posizione geografica a parlare chiaramente ai partner occidentali: il punto dell’impatto si trova a soli 160 chilometri da Rzeszów, l’hub Nato in Polonia attraverso cui transitano i principali aiuti militari diretti a Kiev.
Mosca ha voluto dimostrare che le basi strategiche e ferroviarie situate lungo la frontiera polacca rientrano ormai in una “bolla” di vulnerabilità totale.
In questa nuova fase della deterrenza balistica, i parametri fondamentali che Mosca intende far recepire alla Nato sono due: il tempo di ingaggio e l’accuratezza. Con un tempo di applicazione totale stimato entro i dieci minuti, l’Oreshnik annulla di fatto i tempi di reazione della difesa aerea tradizionale. La precisione millimetrica dimostrata a Stryj funge da indizio inequivocabile: la stessa tecnologia potrebbe, se richiesto, “atterrare” con identica puntualità sulle installazioni militari polacche. È un avvertimento diretto che accorcia drammaticamente le distanze tra il conflitto in corso e il territorio dell’Alleanza, trasformando un test sul campo in un segnale strategico inviato ai vertici di Varsavia e Washington.
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