di Giuseppe Scuotri
A rilanciare la vicenda sui social è stato Luigi Tabita, attivista Lgbtqia+ della città siciliana: «Un grave esempio di quanto lavoro culturale ci sia ancora da fare». Il responsabile dell’insegna: «Volevamo comunicare gioia, non insultare»
Lo hanno battezzato «pistacchio gay». Un gelato che, sotto l’usuale colore verde, nasconde un cuore rosa. È il gusto, con tanto di cartellino, apparso sul bancone di una gelateria di Catania, che in queste ore sta suscitando polemiche sul web. «Abbiamo unito il pistacchio al cioccolato rosa e quindi lo abbiamo chiamato gay», ha spiegato laconicamente in un primo momento al quotidiano La Sicilia un impiegato del locale, affacciato sulla centralissima piazza Duomo.
«Rischio di alimentare bullismo e stereotipi»
C’è chi, però, teme che l’iniziativa possa lanciare un messaggio sbagliato. Luigi Tabita, attore, attivista, direttore del Giacinto Festival che da 12 anni a Noto si occupa di tematiche Lgbtqia+, ha stigmatizzato la vicenda in un post sui social: «Questo Paese continua ad arretrare – ha scritto condividendo la foto del cartellino col nome del gelato -. Ecco un grave esempio di quanto lavoro culturale ci sia ancora da fare. Scrivere “pistacchio gay” in un luogo come una gelateria, spesso frequentata da bambini e giovanissimi, può alimentare bullismo e stereotipi, soprattutto in una cultura machista come la nostra, che associa il rosa al femminile e lo considera “debole”. Il lavoro da fare – ha proseguito – è culturale e parte proprio dal linguaggio. Ricordiamoci come la lingua restituisce e, contemporaneamente, impone una visione del mondo».
La posizione del collettivo Arci
Sul caso ha preso posizione anche Open Catania, collettivo queer dell’Arci: «In città abbiamo un evidente problema con l’identità omosessuale. Non c’è niente di spiritoso. Siamo nel 2026 e non vorremmo perdere tempo con pistacchi gay e altre catastrofi, anche perché, se non fosse abbastanza chiaro, c’è un mondo che brucia là fuori e le priorità dovrebbero essere altre».
La replica della struttura: «Noi fraintesi»
In seguito al clamore mediatico è arrivata la replica del responsabile della struttura: «Le nostre intenzioni sono state fraintese – ha affermato -. Il nostro voleva essere un modo per comunicare un senso di gioia e spensieratezza, cosa che tra l’altro indica la parola “gay” in inglese. Non ci verrebbe mai in mente di insultare le persone omosessuali, che rispettiamo».
9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 21:58)
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