di Fabrizio Roncone

Il suo ufficio studi sta sotto la supervisione del sottosegretario Fazzolari, l’unico ammesso alla stanza di Giorgia e Arianna. E al quale lui, leale e furbissima sentinella del melonismo nell’ombra, si ispira

Questa volta parliamo di Filini, ma non del mitico ragionier Filini, il collega di Ugo Fantozzi – Partita a tennis. Filini: «Allora, ragioniere, che fa? Batti?». Fantozzi: «Ma… mi da del tu?». Filini: «No, no! Dicevo: batti lei?». Fantozzi: «Ah, congiuntivo!». Filini: «Sì»: ecco non parliamo di quel Filini lì, ma di Francesco Filini, il deputato che coordina la macchina della propaganda di Fratelli d’Italia. Un uomo già piuttosto potente, destinato a diventare ancora più potente. La sua struttura, ogni giorno, sforna i documenti che parlamentari e dirigenti consultano prima di mettere piede in Transatlantico o negli studi televisivi. I dossier contengono lo schema strategico per costruire il racconto politico del nascente partito della nazione. Dati, teoremi, slogan. Stiamo realizzando cose belle. Anzi, meglio: cose giuste. Anche se sembra vada maluccio, va invece tutto benissimo.

Inutile dire che la narrazione trionfale dei Fratelli è sovrapponibile, quasi sempre, con quella del governo. Per questo, l’ufficio studi al comando di Filini, che s’occupa anche di “nomine” nelle partecipate, è sotto la supervisione di Giovambattista Fazzolari. Molto più d’un sottosegretario alla presidenza: l’unico ad essere ammesso nella stanza dove siedono le due sorelle d’Italia (Giorgia: «Lui è la persona più intelligente che abbia mai incontrato»). D’istinto, Filini – romano, 47 anni, gli ultimi 32 trascorsi a fare politica, dal FdG fino a Montecitorio – è a Fazzolari che si ispira. Pure Filini è secchione, appassionato, meticoloso fino all’ossessione, leale con la capa. E furbissimo. Anche a restare nell’ombra (il grande pubblico ne ignora l’aspetto fisico). E a dare poca confidenza ai giornalisti (blandisce solo quelli che pensa possano servirgli). 



















































Filini è persino capogruppo in commissione di Vigilanza Rai: insomma, consideratelo la prima sentinella del melonismo sul servizio pubblico. Perché comunicare al Paese è la sua fatale missione. Non facile, va detto, in assenza d’un adeguato establishment culturale.
Ad Atreju, ogni anno, sono infatti costretti a raccontarci che Pasolini era di destra. E anche Dante. E pure Tex e Patty Pravo. Piccole furbizie necessarie a coprire un vuoto. Che a Filini, ogni volta che varca il portone di via della Scrofa, appare come un abisso da risalire.

10 gennaio 2026