di
Elvira Serra

La cantante: «Durante i miei concerti spiego alle ragazze come evitare un amore tossico». La Piovra: «Ero molto giovane, in quella fiction Luca Zingaretti mi diede delle dritte preziose»

Daniela Miglietta ha appena aggiunto al suo album di memorabilia un ballo con Kevin Spacey. L’occasione gliel’ha data Minimarket, la serie tv in cui interpreta la mamma del sognatore Manlio Viganò (Filippo Laganà), un neolaureato in Legge deciso a sfondare nel mondo dello spettacolo, pur lavorando nel negozietto del suocero. Ne parliamo, a distanza, nella sua vecchia stanza a Taranto, a casa della madre, che l’ha riempita di foto, dischi d’oro e premi testimoni della sua brillante carriera. Alle spalle, ha una foto di Mina con la dedica: «Ciao Mietta. Un bacio, Mina». Lei, però, non l’ha mai incontrata.

Ci racconti di Spacey!
«È stato un avvenimento straordinario ballare con lui per ragioni di scena. Prima di incontrarlo mi ero preparata alcune frasi in inglese, perché un conto è cantare, un conto è fare una conversazione. È stato molto gentile e divertente. È davvero un tipo un po’ matto».



















































Cosa l’ha colpita di più?
«La grandissima esperienza. A un certo punto doveva fare una scena semiseria, ma l’ha fatta con una tale intensità che subito dopo è partito il nostro applauso. Abbiamo ballato insieme su una canzone di Michael Bublé. Ma anche lì, ha fatto tutto lui, io mi sono limitata a lasciarmi andare».
Ormai è parimerito attrice e cantante. In quali panni si trova meglio?
«Recitare, cantare, scrivere e ballare sono espressioni artistiche che coltivo fin da bambina. Non riesco a immaginarmi soltanto con una».

Proviamo così: la fiction che l’ha emozionata di più?
«Recitare con Luca Zingaretti nella Piovra 8 è stata un’esperienza meravigliosa. Mi diede delle dritte fondamentali per una scena in cui subivo una sorta di violenza, per gestirla sia tecnicamente che emotivamente. Io ero giovane e la mia unica esperienza di attrice l’avevo fatta 10 anni prima nello sceneggiato radiofonico Nasce una stella».

In ambito musicale cosa mette al primo posto?
«Tutti i Sanremo: le vittorie, il premio della critica, la staffetta sul paco con Mia Martini. Io pendevo dalle sue labbra, ero una sua grande fan e lei mi stimava molto…».

Nel brano «Per avere me» uscito il 9 gennaio dice di aver rischiato di cantare «Almeno tu nell’universo». È vero?
«Sì, avevamo gli stessi produttori. Mi chiesero di provarla e me la fecero sentire cantata da lei. Quando ascoltai la sua voce straordinaria capii che non avrei mai potuto restituire la stessa intensità, avevamo un vissuto troppo diverso. E poi, se l’avessero fatto con me di dare a un’altra una canzone scritta per me, ci sarei rimasta malissimo. Rifiutai».

Glielo raccontò?
«Sì, ma in realtà lei non la voleva cantare. Custodisco gelosamente le nostre conversazioni notturne, mi dava consigli, mi voleva bene. Si portava un grandissimo dolore».

A quale canzone è più affezionata?
«Mi è capitato di cantare brani inutili di cui avrei fatto volentieri a meno, perché non mi rappresentavano. Poi ce ne sono stati altri che mi hanno portata al successo e ai quali mi sono affezionata man mano che accadeva il miracolo della sinergia con il pubblico: Vattene amore, Fare l’amore, Canzoni, Sulla mia pelle».

Disse no a «Domenica in».
«Eh, ne ho fatte di scelte sbagliate. Non voglio giustificarmi, ma ero molto giovane, timida e anche un po’ spaventata dal successo. La mia casa discografica mi faceva un po’ pressione: per loro la tv avrebbe in qualche modo inquinato la mia carriera musicale, e io volevo fare la cantante».

Il rifiuto del provino per fare la Bond Girl di Pierce Brosnan, però, non può passare in prescrizione.
«È l’unico vero rimpianto che ho. Ma, anche lì, solo per inquadrare la situazione: io soffrivo di attacchi di panico. A quei tempi nessuno mostrava le sue fragilità. Quando capitava che a una riunione sentissi montare l’ansia, mi dicevano di uscire dalla stanza e di non farmi vedere in quello stato dai produttori».

Come facevano a notarla per il cinema? Lei, in fondo, era una cantante.
«Dopo ogni partecipazione al Maurizio Costanzo Show arrivava una proposta. Anche per 007 andò così: mi aveva vista Albert Broccoli. Però due giorni prima di partire ebbi un attacco di panico pazzesco: è stato lui il mio vero fidanzato, quello che ha condizionato molte scelte, fino alla nascita di mio figlio Francesco».

Di Baudo che ricordo ha?
«Amava stare sul palco in mezzo ai giovani. Schietto, ti faceva grandi complimenti, ma ti diceva anche se c’era qualcosa che non andava. Una volta mi chiese di eseguire un’aria della Carmen di Bizet e poi New York, New York. Mia sorella è una cantante lirica, mio padre un cantante amatoriale: mi sembrava una sfida grande, nonostante non fossi digiuna. E invece ci riuscii e lui per premiarmi fece alzare il pubblico in piedi».

Francesco Nuti?
«Eravamo amici veri. Ho fatto tante cene a casa sua a Roma, dopo si cantava sempre. Quando Biagio Antonacci scrisse per me Lasciamoci respirare, proposi subito a Francesco di eseguirla insieme».

Il nuovo brano è una sorta di riscatto rispetto all’amore tossico. Lo ha vissuto lei?
«Sì, quando avevo 18-20 anni. Il testo parte da una lettera: scriverei un libro di lettere mai spedite! Da ragazzina molte cose sono state pesanti: il divorzio dei miei, vivere da sola con mia madre quando soffriva troppo. Oggi ho voglia di leggerezza, capisco subito quando le cose con un uomo non vanno. Molte donne, per tanti motivi, resistono accanto a chi le tradisce, le manipola. Ai concerti leggo sempre un testo su cosa non è l’amore».

Nella sua esperienza, quali sono stati i campanelli che oggi dovrebbero mettere in allarme ogni donna?
«Non facevo mai nulla se non piaceva a quella persona con cui stavo. Mi criticava per ogni imperfezione. Subivo i suoi silenzi punitivi. Mi diceva non ti vestire così, non parlare così, non dire quella cosa. Un giorno, poi, mi sono guardata allo specchio…».

E cos’ha visto?
«Che avevo perso di vista me stessa. Ero ingrassata tantissimo, ho sofferto di una bulimia pesantissima e lì mi sono fatta aiutare da una psicologa. È una cosa che consiglio a tutte. Anche agli uomini maltrattati, perché ci sono pure loro. Esistono centri specializzati pubblici per superare i disturbi alimentari».

Suo figlio ha 15 anni. Che mamma è?
«Apprensiva, ma mi piace che sappia che ci sono. Credo che si diverta anche, con me».

Francesco Ian ha un talento artistico, come lei e il padre Davide Tagliapietra, chitarrista e arrangiatore?
«Sì! È grazie a lui se io e il padre abbiamo lavorato di nuovo insieme per il nuovo brano: avevamo fatto un disco quando ero incinta e poi più niente. Francesco ha contribuito all’arrangiamento. È stato bellissimo averli entrambi durante la registrazione».

Ogni tanto ci pensa che è stata preferita a Demi Moore?
«Quando mi hanno detto che avevo vinto il premio Walt Disney per il miglior doppiaggio di Esmeralda nel Gobbo di Notre Dame non volevo crederci. Il suo personaggio mi somiglia, faccio fatica a immaginarla con un’altra voce».
 
È stata giudice di diversi reality show musicali. Le piacerebbe farlo a «X Factor»?
«Ma secondo lei?».

E se le dico «Ballando»?
«Oggi la prima cosa che mi viene in mente è la fisicata assurda che avevo: 58 chili di addominali, ero magrissima!».

La seconda?
«Alcune cose potevano essere diverse. Molti mi considerano una donna forte, forse per il mio aspetto. Ma pure io mi spezzo. Però mi piace pensare che l’arte giapponese del Kintsugi, che ripara gli oggetti delicati con l’oro, si possa applicare anche alla vita: penso di aver riparato tutte le rotture importanti».

Le piacerebbe un’altra possibilità a «Ballando»?
«Certo, ma bisognerebbe chiedere a Milly. Io, comunque, le ultime due edizioni le ho viste».

10 gennaio 2026