di
Stefano Agnoli
Donald Trump ha chiamato a raccolta i vertici delle principali compagnie petrolifere americane ed europee. La Casa Bianca si propone come garante politico e di sicurezza, con l’obiettivo di riportare la produzione del Paese sudamericano ai fasti degli anni ’90
Donald Trump ha chiamato a raccolta i vertici delle principali compagnie petrolifere americane ed europee – da Chevron a ExxonMobil, da ConocoPhillips a Shell, passando per Halliburton, Valero, Marathon, Repsol ed Eni – per discutere il rilancio dell’industria petrolifera venezuelana dopo la cattura di Nicolás Maduro. La Casa Bianca si propone come garante politico e di sicurezza, con l’obiettivo di riportare la produzione del Paese sudamericano ai fasti degli anni ’90. Il presidente ha parlato di “investimenti miliardari” e di una partnership strategica che dovrebbe consentire alle majors di tornare a operare in Venezuela senza il timore di instabilità politica o di contenziosi legali, trasformando il Venezuela in un nuovo polo energetico, capace di contribuire alla sicurezza energetica americana e di riequilibrare i mercati globali.
Il costo dell’operazione
Ma a quanto potrebbe ammontare lo sforzo finanziario per un’operazione di tale portata? E quali condizioni dovrebbero avverarsi? Secondo le stime di Rystad Energy – una società di ricerca norvegese, tra le più accreditate del settore – riportare la produzione venezuelana a 3 milioni di barili al giorno entro il 2040 richiederebbe 183 miliardi di dollari di investimenti: 53 miliardi solo per mantenere l’attuale livello di 1,1 milioni di barili al giorno; 14 miliardi basterebbero per un primo rimbalzo a 1,4 milioni di barili entro 2-3 anni; 41 miliardi sarebbero necessari per arrivare a 2 milioni di barili entro il 2032; infine, 75 miliardi dovrebbero essere spesi per raggiungere i 3 milioni di barili nel 2040. Il tutto si tradurrebbe in un fabbisogno annuo medio di 8-9 miliardi, con almeno 30-35 miliardi di capitale internazionale da impegnare nei primi due anni per rendere credibile lo scenario.
Le garanzie per operare
Per le majors, sempre secondo Rystad, dovranno tuttavia avverarsi alcune condizioni minime: stabilità politica e legale, che implicherebbe una riforma della legge sugli idrocarburi e garanzie contrattuali; una garanzia di sicurezza operativa, con la protezione degli impianti e certezza sugli asset; la definizione dei contenziosi legali con ExxonMobil e ConocoPhillips; una ristrutturazione di Pdvsa, la compagnia statale oggi gravata da debiti e inefficienze. Quest’ultima potrebbe finanziare con propri proventi fino a 36 miliardi di investimenti di base, ma per qualsiasi crescita sopra il livello attuale oltre 1,1 milioni di barili sarà indispensabile l’apporto delle majors.
Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.
SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.
10 gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
