Sentenza in primo grado

Secondo la Corte dei conti, avrebbe lavorato alla Virtus mentre aveva un ruolo dirigenziale in una scuola, con incompatibilità

Secondo la Corte dei Conti del Veneto, Gigi Fresco ha violato la normativa sulle incompatibilità svolgendo attività professionale nel calcio mentre era dipendente pubblico a tempo pieno come direttore dei servizi generali e amministrativi di un istituto scolastico del Veronese. 

Tra il 2018 e il 2022 avrebbe lavorato come allenatore della Virtus Verona senza la necessaria autorizzazione, attraverso contratti che la Corte ha qualificato come lavoro subordinato part-time. I giudici hanno inoltre contestato l’utilizzo di permessi e congedi retribuiti per l’assistenza a un familiare disabile: tra il 2021 e il 2023 Fresco avrebbe continuato a svolgere l’attività di allenatore (allenamenti quotidiani, ritiri e trasferte), in contrasto con le finalità del congedo straordinario, che richiedeva l’esclusività.

Anche questo congedo è stato, comunque, regolarmente concesso e autorizzato dai vertici scolastici. Tuttavia, per questi motivi, è stato condannato in primo grado a risarcire oltre 136 mila euro al Ministero dell’Istruzione e più di 56 mila euro all’Inps. Sono state respinte le tesi difensive basate su prescrizione, buona fede e su un’autorizzazione permanente data dai suoi superiori che non avrebbero dovuto dare.

Sentenza 

La Corte ha ravvisato una violazione dei principi di correttezza e trasparenza. La sentenza è appellabile. 

La replica di Fresco è immediata. «È una cosa che già sapevo e che prevede un ulteriore grado di giudizio e andrà sicuramente a risolversi in modo positivo. Comunque riguardo al fatto se io potevo o no allenare facendo quel lavoro, ho sempre pensato di poterlo fare visto che avevo chiesto tutte le autorizzazioni del caso agli ordini superiori a me e me le avevano date. Invece, secondo la Corte dei Conti, chi mi ha autorizzato non poteva farlo. Di conseguenza io dovrei restituire gli stipendi…Questo è il motivo: diciamo che è un problema prettamente burocratico. Tutta Italia sapeva che io ero l’allenatore della Virtus, non pensavo certo di farlo di nascosto. La mattina andavo a scuola e al pomeriggio per un paio di ore allenavo. Credo che ci saranno un milione di persone in Italia che allenano anche nei settori giovanili che sono dipendenti pubblici e che magari a differenza di me non hanno mai chiesto né ricevuto l’autorizzazione perché non sanno di questa esigenza».