Sei andato in pensione tra il 2021 e il 2024? Allora quest’anno potresti avere diritto all’aumento dall’Inps. Non una novità, in quanto è la norma a prevedere che coloro che vanno in pensione e nel frattempo continuano a lavorare possono chiedere un ricalcolo dell’assegno con conseguente aumento.
L’aumento, quindi, non è per tutti ma esclusivamente per chi è nella condizione di poter richiedere il cosiddetto supplemento di pensione, per il quale però c’è una determinata tempistica da rispettare.
L’aumento della pensione per chi continua a lavorare, infatti, si può richiedere ogni 5 anni dal pensionamento o dall’ultima richiesta, oppure – ma solo una volta per tutto l’arco della vita – dopo 2 anni. Ed ecco quindi perché il 2026 è l’anno giusto per coloro che hanno maturato il diritto alla pensione tra il 2021 e il 2024 e che in questo periodo hanno continuato o ripreso a lavorare maturando così altri contributi previdenziali.
E nel momento in cui ci sono più contributi rispetto a quelli calcolati inizialmente dall’Inps è ovvio che con il ricalcolo ne risulterà un aumento, il cui importo ovviamente è tanto più elevato quanto più è stato versato in quegli anni. Un conto ovviamente è per chi ha lavorato per uno o due mesi, un altro chi invece lo ha fatto per tutto questo periodo percependo anche redditi elevati (ricordiamo infatti che l’ammontare dei contributi è calcolato in proporzione a quanto guadagnato).
Ma vediamo quindi come funziona l’aumento in caso di collocamento in quiescenza negli ultimi 2 o 5 anni, nonché come fare per farne richiesta.
Aumento della pensione per chi ci è andato tra il 2021 e il 2024
Come anticipato, possono ottenere un aumento della pensione nel 2026 esclusivamente coloro che, dopo essere andati in pensione tra il 2021 e il 2024, hanno continuato o ripreso a lavorare maturando nuovi contributi previdenziali. È questo il primo requisito fondamentale: senza contributi versati dopo la decorrenza dell’assegno, non esiste alcun diritto all’aumento.
Il beneficio si realizza attraverso il cosiddetto supplemento di pensione, che spetta ai titolari di pensione principale, pensione supplementare o assegno ordinario di invalidità iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla Gestione separata Inps o alle gestioni ex Enpals. Il supplemento è riconosciuto anche a chi è andato in pensione con il cumulo o la totalizzazione dei contributi, purché i nuovi versamenti siano effettuati in una delle gestioni interessate.
Altro requisito essenziale riguarda le tempistiche. Come anticipato, il supplemento non è automatico e può essere richiesto solo dopo il decorso di determinati termini: in via ordinaria dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione o dall’ultimo supplemento; in alternativa, una sola volta nella vita, è possibile richiederlo dopo solo 2 anni, a condizione di aver raggiunto l’età pensionabile prevista dalla gestione di riferimento (con regole diverse a seconda del fondo). Serve, quindi, aver compiuto nel frattempo i 67 anni di età nel caso della gestione lavoratori dipendenti Inps, regola che vale anche per chi – ad esempio – è andato in pensione prima ricorrendo all’opzione anticipata.
È proprio per questo che il 2026 rappresenta l’anno utile per molti pensionati usciti dal lavoro tra il 2021 e il 2024: per loro, infatti, può essersi aperta per la prima volta la finestra temporale che consente di trasformare i contributi successivi al pensionamento in un aumento effettivo dell’assegno mensile.
Di quanto aumenta l’importo
L’aumento della pensione derivante dal supplemento non è uguale per tutti, ma dipende esclusivamente dai contributi versati dopo il pensionamento. Più a lungo si è continuato a lavorare e più elevato è stato il reddito percepito, maggiore sarà l’incremento dell’assegno.
Dal punto di vista del calcolo, il sistema distingue due periodi. I contributi maturati fino al 31 dicembre 2011 vengono valorizzati con lo stesso metodo utilizzato per la pensione originaria, quindi retributivo, misto o contributivo a seconda della posizione del pensionato. I contributi versati dal 1° gennaio 2012 in poi, invece, sono sempre calcolati con il sistema contributivo, basato sul montante accumulato e sui coefficienti di trasformazione legati all’età. E ovviamente è a quest’ultimi che noi dobbiamo guardare.
Per capire di quanto può aumentare la pensione con il supplemento calcolato con il sistema contributivo è utile fare un esempio. Ipotizziamo il caso di un pensionato che, dopo il collocamento in quiescenza, abbia continuato a lavorare per un anno percependo un reddito lordo di 30.000 euro. Su questo importo vengono versati contributi previdenziali pari al 33% del reddito, quindi 9.900 euro. Questa somma va a costituire un piccolo montante contributivo che l’Inps trasforma in pensione applicando il coefficiente di trasformazione legato all’età del pensionato nel momento in cui presenta la domanda di supplemento.
Se la richiesta viene presentata a 69 anni, il coefficiente di trasformazione è pari al 6,024%. Applicandolo ai 9.900 euro di contributi versati, l’aumento annuo lordo della pensione è di circa 596 euro. Rapportando l’importo sulle tredici mensilità, l’incremento mensile si aggira intorno ai 46 euro lordi, che vanno ad aggiungersi in modo stabile all’assegno già percepito.
L’effetto diventa ancora più significativo se il pensionato ha continuato a lavorare per più di un anno. Tornando all’esempio precedente, due anni di lavoro con lo stesso reddito producono contributi per circa 19.800 euro. Applicando il coefficiente del 6,024% a 69 anni, l’aumento annuo supera i 1.190 euro, con un incremento mensile vicino ai 92 euro lordi.
Come richiedere il supplemento di pensione
Il supplemento di pensione non è automatico: anche se dopo il pensionamento si sono versati nuovi contributi, l’aumento dell’assegno scatta solo su domanda dell’interessato.
La domanda va inoltrata all’Inps tramite i canali telematici: online dal sito dell’Istituto con Spid, Cie o Cns, tramite Contact center, oppure con l’assistenza di un patronato. In caso di accoglimento, il supplemento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.
Non sono previsti arretrati, nemmeno se il diritto era maturato da tempo: per questo motivo presentare la richiesta non appena si aprono le finestre temporali consente di evitare perdite economiche.
