di
Massimo Gaggi
Il dem Jacob Frey tra invettive e richieste di indagini indipendenti
Città tranquilla del gelido Grande Nord americano, Minneapolis da sei anni è precipitata in un vortice di violenza alimentata da abusi delle forze dell’ordine, estrema radicalizzazione politica, atti di terrorismo. Catalizzatrice di battaglie per preservare diritti civili sotto attacco, «santuario» per gli immigrati senza documenti, è finita per questo nel mirino di Donald Trump. Questa metropoli del Minnesota, precipitata sempre più in un vortice di smarrimento, indignazione, paura, sta trovando nel suo sindaco, Jacob Frey, una delle poche ancore alle quali aggrapparsi per non cedere a una crisi di nervi sempre più incombente.
Crisi riesplosa dopo l’uccisione dell’attivista democratica Renee Nicole Good da parte di un agente dell’Ice, il corpo anti clandestini col quale il presidente repubblicano sta militarizzando soprattutto le grandi città progressiste che hanno fin qui convissuto con milioni di lavoratori stranieri irregolari ma essenziali per l’economia Usa.
In queste ore drammatiche Frey ha conquistato anche la sinistra, che lo considerava troppo moderato, con l’invettiva con la quale a caldo, dopo l’uccisione di questa madre di tre bambini, ha intimato ai 2.000 agenti mandati da Washington di «levarsi dai coglioni», liquidando come «stronzate» le giustificazioni di Trump e del suo vice JD Vance, secondo i quali la vittima voleva investire i militari.
«Cos’è più grave?»
Accusato dal governo federale di aver usato una retorica incendiaria, Frey è tornato all’attacco in modo ancora più perentorio: «Ho usato una parolaccia per manifestare la nostra indignazione, loro hanno ucciso a freddo una persona. Cos’è più grave?». E, ancora, abrasivo nel negare che l’agente che ha sparato stava per essere investito: «Era sul lato della vettura. Ha una contusione all’anca, più o meno quella che ti puoi procurare sbattendo contro la porta del frigorifero».
E poi la richiesta perentoria di un’indagine indipendente che Trump ha già escluso, sottraendo le indagini alla polizia locale e attribuendole esclusivamente all’Fbi di Kash Patel, fedelissimo di The Donald. Inaccettabile per Frey che chiede l’accesso degli investigatori locali all’inchiesta.
Politico progressista pragmatico, liberal sui diritti civili, la difesa di minoranze etniche e sessuali ma severo sulla difesa dell’ordine pubblico, pronto a scontrarsi con la sinistra radicale respingendo i tentativi di depotenziare la polizia o richieste salariali giudicate «socialiste», Frey, che ha appena iniziato il suo terzo mandato da sindaco, sta emergendo come uno dei personaggi più in vista in un Partito democratico ancora a caccia di leader.
Il paradosso
In realtà Frey, sindaco al quale una recente riforma (da lui voluta) attribuisce poteri ancora più vasti, è un personaggio che gode di grande consenso ma, paradossalmente, emerge anche dai sondaggi come poco amato. Fenomeno curioso ma che diventa comprensibile se si considerano la difficoltà di mantenere l’ordine, placare l’ira, contenere le reazioni di una città traumatizzata da violenze della polizia, rivolte, assalti ai commissariati, omicidi politici, sparatorie nelle scuole.
George Floyd
Tutto è cominciato con George Floyd, ucciso nel 2020 da un agente che gli ha schiacciato il collo a terra con un ginocchio per oltre otto minuti. Immagini che fecero insorgere tutta l’America, mentre a Minneapolis i disordini portarono a incendi notturni e alla distruzione del Terzo presidio di polizia. Frey si è battuto per la condanna degli uccisori di Floyd, ma si è opposto al disarmo della polizia e alla trasformazione del luogo della sua morte, comunque ribattezzato George Floyd Square, in un santuario catalizzatore di proteste.
Criticato da destra e da sinistra, è comunque riuscito a rimarginare le ferite aperte nelle notti in cui la città è stata coperta dal fumo e assordata dalle sirene. Per poi precipitare in un altro anno tragico, quello appena concluso, tra l’assassinio dell’ex speaker della Camera dello Stato, Melissa Hortman, una democratica grande sostenitrice del diritto all’aborto, e di suo marito Mark, da parte di un killer travestito da poliziotto. Poi, a fine agosto, l’eccidio in una scuola cattolica durante una messa con due bimbi morti e 17 feriti. Frey, un ebreo «riformato» favorevole alla soluzione dei due Stati per Israele, ma duro con la sinistra radicale quando ha ritenuto che lo spirito pro-Pal stesse sfociando in antisemitismo, ha cercato di tenere la barra dritta in una navigazione comunque tempestosa. Dalla quale sta emergendo come un volto nuovo di grande forza, ma anche con qualche aspetto controverso.
10 gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA