Dopo il taglio di un quarto di punto negli Stati Uniti la palla torna in Europa. L’incertezza sulla direzione futura del costo del denaro. Le strategie e i rischi

Rendimenti e prezzi in bilico sulle decisioni delle banche centrali. I Btp e i titoli del tesoro Usa (con scadenze comprese tra il 2026 e il 2030) offrono remunerazioni comprese tra poco più del 2% e il 4%. La Fed la settimana scorsa ha tagliato. E ora la palla passa alla Bce. Tra tre giorni, il 18 dicembre, la Banca europea deciderà se lasciare inalterato il valore del tasso di riferimento, ora fissato al 2,15% dall’11 giugno scorso, o se diminuirlo al 2%. All’inizio di quest’anno, il valore del tasso era al 3,15%. È naturale che a fronte di costi d’indebitamento in calo, la propensione ai consumi cresca, sia tra gli imprenditori che tra i consumatori. A conti fatti, in ogni caso, l’inflazione è sotto controllo: una media dell’1,6%, con due punte massime dell’1,7% a giugno e luglio scorsi. Valori relativamente contenuti, ma superiori a quelli dell’anno precedente. Non si tratta di numeri che possano creare allarmi, ma vanno attentamente monitorati, per evitare che la situazione evolva verso un aumento dei prezzi al dettaglio via via crescente. Come da aspettative largamente anticipate, mercoledì 10 dicembre la Fed ha ridotto il valore del tasso di riferimento di 25 centesimi di punto, fissandolo al 3,75%. Per quanto largamente attesa fosse questa decisione, va nella direzione di assistenza a un’economia fortissima, com’è quella degli Stati Uniti, pur sempre bisognosa di segnali incoraggianti.

Diversificare il portafoglio con il reddito fisso

Che cosa farà la Fed nel prossimo anno? Probabilmente, seppure con gradualità, la gestione del tasso di riferimento potrebbe essere meno rigida di quella applicata quest’anno. Le due ipotesi, espansiva e restrittiva, sono generalmente abbastanza prevedibili e, al momento, ad eventuali cali dei tassi Usa non sembrerebbe possano corrispondere «esplosioni» pericolose dei consumi. I mercati finanziari, in ogni caso, stanno già vivendo una fase d’incertezza. Ne è un esempio il rendimento che caratterizza la scadenza decennale dei Btp, i Buoni Poliennali del Tesoro italiano. Al 26 novembre scorso il rendimento della scadenza più liquida si attestava al 3,39%, ma poi è salito al 3,58% il 10 dicembre, con un incremento percentuale pari al 5,6%. Una maggiore presenza di strumenti obbligazionari con durata decennale e, volendo, anche con scadenze più lontane nel tempo, rappresenta una scelta difensiva importante. Per le durate più lontane, è opportuno disporre di una discreta propensione al rischio, perché i valori di mercato evidenziano variazioni di prezzo quasi sempre superiori alla media. Soprattutto se la scelta è di inserire in portafoglio emissioni con scadenza dai venti anni in avanti. La durata massima delle emissioni governative italiane di Btp quotati in Borsa è fissata al 2072, con cedola pari al 2,15%. 



















































Le emissioni del nostro Paese

L’attività quotidiana è molto intensa, perché si tratta di uno strumento, come molti altri con scadenza lontana, i cui valori di mercato oscillano continuamente e, a volte, anche in misura importante. Le compravendite di questa scadenza, come di altre emissioni con durata medio lunga, hanno una valenza sia d’investimento, sia, in particolare, di attività speculativa, indirizzata a ottenere possibili guadagni dalle continue variazioni di prezzo. Al tempo stesso, ben si adattano a chi volesse lasciare in eredità a figli e/o nipoti uno strumento remunerativo. Strategia, questa, che rappresenta una caratteristica ulteriore di un investimento che ha successo in gran parte del Vecchio Continente. I vari ministeri del Tesoro, emettono titoli di Stato quasi ogni mese. In misura, naturalmente, legata alle necessità di cassa. Il Dipartimento del Tesoro italiano è tra più attivi nel collocamento di nuove emissioni. Significativi due soli esempi. A gennaio di quest’anno, il Tesoro italiano ha offerto due emissioni, senza indicare il valore nominale complessivo. Btp 1 agosto 2035 cedola 3,65% e Btp Green 4,10% 1 aprile 2046. Rispettive richieste da mercato: 144,588 e 130,043 miliardi di euro. L’assegnazione, a riparto, è stata di 13 miliardi di euro per il primo Btp e di 5 per il Btp Green.

10 gennaio 2026 ( modifica il 10 gennaio 2026 | 13:04)