Uno dei capitoli più intriganti nella storia di Studio Ghibli risale agli Anni Ottanta e riguarda un misterioso film mai realizzato. Ecco l’affascinante storia di una fragile alchimia artistica e del capolavoro mancato di Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Mamoru Oshii.
Negli Anni Ottanta, Hayao Miyazaki si stava facendo notare nel mondo dell’animazione, gettando le basi per quella che sarebbe diventata l’epoca d’oro dello Studio Ghibli. Il leggendario regista giapponese avrebbe dimostrato che l’animazione poteva affrontare la politica, la guerra e la crisi ambientale senza perdere la propria anima. Eppure, nel mezzo di questa prolifica tempesta creativa, l’artista ha cancellato un misterioso film di cui in pochi conoscono l’esistenza, ma che avrebbe potuto cambiare la storia dello studio: Anchor.
Facciamo un passo indietro, a molto prima che lo Studio Ghibli diventasse sinonimo in tutto il mondo di magia, meraviglia e nostalgia. Miyazaki non rinunciò ad Anchor per problemi di budget o di programmazione, ma per pura ideologia creativa. Il film non andò mai oltre le prime sessioni di brainstorming: non esiste una sceneggiatura, né un singolo storyboard o schizzo disponibile per il pubblico. Ciò che sopravvive è un clamoroso caso unico, in cui tre dei più interessanti registi giapponesi, Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Mamoru Oshii, unirono le forze e tentarono di dar forma al progetto. In quella breve collaborazione mai realizzata, risiede forse il più grande “What if…” degli anime.
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Anchor: il mistero del film abbandonato da Miyazaki, Takahata e Oshii
Si sa davvero poco di Anchor, ma il contesto fornisce qualche indizio. Nel 1985, proprio mentre lo Studio Ghibli stava prendendo forma, Mamoru Oshii fu invitato a sviluppare un nuovo film con Miyazaki e Takahata come produttori. Oshii aveva appena completato L’uovo dell’angelo, un film cupo e profondamente simbolico che rivelava il suo fascino per le metafore surreali e la narrazione introspettiva. Miyazaki e Takahata, nel frattempo, stavano affinando le proprie voci narrative.
In un’intervista datata 1995 e per il portale Nausicaa.net, Oshii racconta proprio come il trio si sia incontrato, abbia discusso delle rispettive idee e sia rapidamente finito in totale disaccordo. La collaborazione si è dissolta all’improvviso, così come era iniziata. La cosa interessante, è che Anchor non è solo un capolavoro perduto, ma è stato il luogo di un profondo scontro ideologico su cosa dovesse essere l’animazione.
Dato che Takahata-san lavora nello stesso posto di Miya-san, lo incontro spesso e parliamo di tanto in tanto. C’era persino un progetto a cui dovevamo lavorare tutti e tre. Credo fosse dopo L’uovo dell’angelo, un progetto Ghibli intitolato Anchor. Credo che Miya-san avrebbe dovuto essere il produttore, io il regista e Takahata avrebbe dovuto anche produrre. Ci siamo riuniti e abbiamo elaborato una trama, ma una sera abbiamo litigato e ci siamo trovati in disaccordo, e io ho lasciato.
Tutto ciò che sappiamo, è che i tre si sono incontrati, hanno parlato e hanno subito capito di parlare linguaggi creativi completamente diversi. Per capire perché Anchor sia fallito, è importante considerare non solo la visione artistica, ma anche lo stile di ciascun autore in quel momento.
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Perché Anchor potrebbe essere il più grande film mai realizzato di Miyazaki
Mamoru Oshii era completamente ossessionato dal silenzio, dal simbolismo enigmatico e dalle domande senza risposta. Hayao Miyazaki, invece, pensava che l’animazione dovesse emozionare e creare un legame emotivo con gli spettatori. Isaho Takahata, invece, era su una strada completamente diversa: era più interessato al realismo e alla sottile osservazione umana. Combinando queste tre filosofie, si sarebbe potuto ottenere un prodotto diverso da qualsiasi cosa gli anime avessero mai visto.
Nella stessa intervista, Oshii scherza sul fatto che lo Studio Ghibli fosse una specie di sistema politico, paragonando Miyazaki a un ardente rivoluzionario e Takahata a un severo leader burocratico. Un commento che, sebbene, ironico, rivela una verità più profonda: il processo produttivo rigidamente controllato dello Studio mal si sposava con la sensibilità libera di Oshii. Al tempo stesso, l’inflessibile Miyazaki non aveva intenzione di rinunciare ai suoi principi solo per far funzionare una collaborazione. Se Anchor fosse diventato realtà, lo Studio Ghibli avrebbe dato vita ad un film cupo e profondamente filosofico, invece di deliziare il pubblico con l’ottimismo avventuroso di Il Castello nel Cielo.
Il castello nel cielo: Il trailer italiano del film di Hayao Miyazaki
La storia degli anime avrebbe potuto essere completamente diversa, ma non lo sapremo mai, dal momento che una sola conversazione ha annientato il progetto senza compromessi. E Anchor è scivolato nella leggenda, ricordandoci che, a volte, le storie migliori sono quelle che non sono mai state raccontate. Il film avrebbe potuto rappresentare un crocevia in cui surrealismo, realismo e fantasy convergevano, facendo prendere a Studio Ghibli una traiettoria radicalmente diversa. Non è solo un’occasione mancata: è un paradosso che, decenni dopo, continua ad affascinare i fan.