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Dillo a RadioPiù, perché a un certo punto bisogna pur dirlo:

le Olimpiadi — sì, lo scrivo, OLIMPIADI — stanno arrivando… e noi dovremmo fingere che non esistano. La Fondazione Milano Cortina manda indicazioni agli operatori economici, e sembrano più i codici di un ordine segreto che linee guida per accogliere un evento globale. Usate l’evento, ma non citate l’evento. Fate festa, ma non dite perché. Mettete i cerchi… ma togliete i cerchi. È surreale.
Ci dicono che il territorio sta accogliendo “in modo freddo” la manifestazione. Davvero? Strano, eh?
Difficile scaldarsi per una cosa di cui non si può nemmeno pronunciare il nome.
Perché, sia chiaro, non è la solita polemica — almeno, non volevo farla. Ma se l’indicazione ufficiale è: “parlate delle Olimpiadi evitando ogni riferimento alle Olimpiadi”… qualche domanda è lecita. Il risultato è grottesco: bar che dovrebbero decorarsi senza sembrare tematici, aziende che dovrebbero cogliere un’opportunità evitando di nominarla, operatori che dovrebbero promuovere ciò che non possono citare.
Ma a chi giova tutto questo?
Il territorio cresce solo se lo si lascia esprimere: con parole, con colori, con entusiasmo.
Non con il bavaglio messo bene, magari “per motivi legali”, che poi si traduce nel solito “non fate niente, così non sbagliate”. E allora sì, fatemela fare questa polemica:
Se un evento mondiale arriva in casa tua e ti dicono di far finta che sia un ospite in incognito, forse il problema non è l’accoglienza fredda. Forse è l’assurdo protocollo che ci chiede di applaudire… in silenzio. E sport, territorio, comunità meritano molto di meglio. Il messaggio potrebbe arrivare anche in Provincia, in Regione… ma tanto non ascolteranno non siamo mica la Fondazione Cortina o la Dmo..avremo modo di parlare di tutti loro a fine evento, ne siamo certi
un’operatrice commerciale dell’Agordino che nei giorni dei giochi olimpici non mancherà di sostenere le prossime iniziative sulle piste sciistiche dell’Agordino, qui “bavagli” economici non esistono.
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