di
Stefano Montefiori
La Francia ha votato contro la decisione di Bruxelles ma non è riuscita a bloccare l’intesa. France insoumise e Rassemblement national hanno depositato due mozioni di censura contro il premier che avverte: «Se cade il governo si torna alle urne»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – Francesi presto alle urne dopo un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale? È quel che prospetta il premier Lecornu nel caso le opposizioni facessero cadere il suo governo, nei prossimi giorni. Un modo per minacciare i deputati tentati dal votargli contro. Se mi bocciate, non ci saranno altre trattative per un nuovo esecutivo, i negoziati sono finiti: si va a votare e rischiate di perdere il seggio.
La mossa di Lecornu arriva nelle ore di rabbia sociale provocata dalla decisione di Bruxelles di procedere con l’accordo tra Unione europea e Mercosur. La Francia ha votato contro, senza riuscire però a bloccare la firma dell’intesa, prevista il 17 gennaio in Paraguay.
Cavalcando la collera degli agricoltori, che hanno portato i loro trattori fino a Parigi sotto la Tour Eiffel, la France insoumise e il Rassemblement national hanno depositato due mozioni di censura contro il premier Sébastien Lecornu, che però avverte: se cade il governo, si torna alle urne per formare una nuova Assemblea nazionale. E la data è già indicata: elezioni politiche anticipate il 15 e 22 marzo, in contemporanea con le municipali.
In realtà, è improbabile che le mozioni di censura che saranno votate la prossima settimana raccolgano la maggioranza dei voti e quindi portino alla caduta del governo Lecornu. Ma il premier agita lo spauracchio delle elezioni anticipate perché a breve scadenza c’è un altro appuntamento a rischio: il voto della legge sul budget, che non è stata approvata nei tempi costituzionali (ovvero entro il 31 dicembre), ma che resta da far passare. In mancanza di una maggioranza in parlamento, Lecornu potrebbe essere tentato di ricorrere a uno strumento al quale aveva rinunciato, ovvero l’articolo 49.3 che permette di fare passare una legge anche senza il voto parlamentare. Lo stesso articolo 49.3 prevede però che, in quel caso, i deputati possano approvare una mozione di censura facendo cadere il governo.
Tutto dipende dai deputati socialisti e della destra gollista: molto improbabile che votino le mozioni di censura presentate da France insoumise e Rassemblement national sul Mercosur, ma forse tentati da quelle già pronte a scattare in caso di articolo 49.3 sul budget. In quel caso, mette in guardia Lecornu, scioglimento dell’Assemblea e voto anticipato il 15 e 22 marzo. «Molti partiti uscirebbero esangui da un nuovo voto anticipato in contemporanea con le municipali – ha detto su Rtl il costituzionalista Benjamin Morel -. In particolare, i due grandi partiti di eletti locali, il Partito socialista e i Républicains (destra gollista), che potenzialmente detengono le chiavi dell’approvazione del bilancio, avrebbero molto da perdere».
Le prossime settimane saranno quindi di nuovo molto delicate per la politica interna francese, e anche per gli equilibri europei: i sondaggi danno in testa il Rassemblement national, che ha una linea più vicina alla Russia e meno determinata dei macronisti nella volontà di sostenere l’Ucraina. È vero che la politica estera resta una competenza del presidente della Repubblica e quindi di Emmanuel Macron, ma un nuovo parlamento e un nuovo governo potrebbero comunque esercitare la loro influenza sui dossier globali.
10 gennaio 2026 ( modifica il 10 gennaio 2026 | 16:22)
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