L’Audi entra nella modalità giusta in F1. La Casa degli anelli ha capito qual è l’importanza della comunicazione e lo staff curato da Will Ponissi sta valorizzando l’attività che viene svolta. Il fire up, primo gemito della power unit montata sulla RS26, è stato accompagnato da un comunicato stampa, valorizzando il primo vagito del motore per l’effetto simbolico che poteva avere per chi fa il suo debutto nei GP.
E poi la squadra di Mattia Binotto ha fatto debuttare la prima monoposto dell’era agile, anticipando tutti, sebbene fosse quella che smetteva un abito di squadra cliente per trasformarsi in un team ufficiale.
Il filming day svolto a Barcellona ha concesso alla RS26 concepita da James Key la possibilità di svolgere i 200 km concessi dalla FIA con i due piloti: ha cominciato Nico Hulkenberg e poi ha proseguito il più giovane Gabriel Bortoleto. Il test con le gomme demo, come è norma in questi casi, si è svolto a porte chiuse, ma al di là di alcune immagini da lontano pubblicate dal marchio, il richiamo è stato assicurato da chi con un telefonino è riuscito a raccogliere qualche breve filmato, con immagini inevitabilmente sgranate.
La “prima”, quindi, ha attizzato subito un grande interesse, mostrando quanto la F1 stia vivendo una fase d’attenzione e l’ingresso nella nuova era va alimentato per aiutare a superare tutti i dubbi (e le polemiche) che accompagnano le nuove monoposto.
Nessuna caccia alle streghe per le immagini che sono apparse sulla rete. Deplorevole, invece, il tentativo di chi senza vergogna ha spacciato per vera una F1 che è nata grazie all’intelligenza artificiale. Un modo scorretto per assicurarsi qualche clic, nel momento in cui sulla pista di Montmelò girava la vera RS26.
Chi si aspettava di scoprire delle soluzioni rivoluzionarie, probabilmente, sarà rimasto deluso. L’Audi che ha fatto i primi passi non è altro che una vettura base che sarà destinata a subire importanti cambiamenti.
Le sospensioni sono a schema push rod sia davanti, sia dietro seguendo un filone tecnico che sarà perseguito dalla maggioranza delle squadre. I bracci, fra l’altro non avevano nemmeno le cover in carbonio che ormai da anni contribuiscono a orientare i flussi. L’ala anteriore è l’espressione del regolamento 2026, anche se all’esterno della paratia laterale si osserva un tentativo utile a riprodurre l’effetto out wash, vale a dire portare una porzione del flusso all’esterno della ruota anteriore, nella speranza di ripulirne un po’ la scia.
Il muso nella parte inferiore mostra un piccolo gozzo da pellicano necessario a includere il sistema idraulico che comanda il movimento dell’ala anteriore attiva. Il bargeboard ai lati della parte anteriore del fondo è già più sagomato rispetto al render diffuso dalla FIA: quella sarà una zona nevralgica delle nuove F1 e vedremo elementi dal disegno e dalle dimensioni molto diversi.
Molta attenzione è stata prestata all’impianto di raffreddamento della power unit tedesca: oltre alle bocche dei radiatori orizzontali nella parte superiore delle pance, non sfuggono le orecchie ai lati della presa dinamica triangolare che alimenta il compressore: Audi ha scelto di avere anche il pacco radiante centrale sopra al 6 cilindri, avendo l’opzione per snellire le fiancate quando sarà il momento.
Non ha senso cercare soluzioni particolari su una macchina che serve a fare chilometri e accumulare dati molto importanti per lo sviluppo, ma ci sono due aspetti che meritano di essere messi in rilievo: c’è un minimo ritorno all’assetto rake con il retrotreno leggermente rialzato e, soprattutto, si ha la sensazione che questa Audi sia un po’ più corta del passo massimo di 3.400 mm.
Per ora è solo una sensazione dettata dalle diverse proporzioni visibili, cercheremo conferme più avanti, perché sicuramente c’è chi avrà perseguito questa soluzione nel tentativo di guadagnare peso…
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