di
Alessandro Sala

Il plantigrado si era creato la tana per l’inverno nel vespaio sotto l’abitazione. Ma aveva danneggiato i tubi del gas e c’era il pericolo di esplosione. Poi gli esperti di un’associazione gli hanno dato lo «sfratto». Restano però migliaia di dollari di danni

Per quasi due mesi, a partire dal giorno del Ringraziamento, ha vissuto con l’incubo di avere un orso nero sotto casa. Letteralmente. Un grosso esemplare aveva infatti deciso di ricavarsi la tana per l’inverno nel vespaio della sua abitazione, ovvero nell’intercapedine che fa da isolante con il terreno e dove passano le tubature e i cavi delle reti tecnologiche. Aveva scovato casualmente un pertugio di servizio che portava all’interno della cavità. E con un po’ di spinte e di forza era riuscito a trovare il modo di  entrarvi, stabilendovi il suo quartier generale invernale. Perché, deve avere pensato, fare fatica per scavare una tana nel terreno quando ce n’è una già pronta e per di più calda e protetta da ogni tipo di intemperie? 

Peccato che il suo insediamento abbia reso di fatto inagibile l’immobile per Ken Johnson, il proprietario (non è che si possa vivere con un orso in cantina), che sorge ad Altadena, nell’area metropolitana di Los Angeles. Nei giorni scorsi la sua brutta esperienza è finita, con lo «sfratto» esecutivo dell’animale, tornato probabilmente ad una normale vita selvatica. 



















































La vicenda ha catturato l’attenzione dei media americani che l’hanno raccontata con dovizia di particolari. Il signor Johnson ha raccontato che l’animale nei suoi andirivieni ha attorcigliato le tubature del gas e fatto crollare una parte dei mattoni del vano di servizio, creando anche una situazione di oggettivo pericolo. Alcune telecamere di sicurezza hanno ripreso il viavai dell’animale e certificato l’assoluta naturalezza con cui il plantigrado superava la recinzione e si andava a piazzare nella «sua» nuova casa. I funzionari della fauna selvatica della California avevano in un primo tempo provato a dissuadere l’animale con  trombe ad aria compressa e proiettili di gomma, ma non c’era stato nulla da fare: una volta nella simil-caverna l’orso vi restava nella massima indifferenza.  

Così il proprietario della casa si è rivolto alla Bear League, un’organizzazione no-profit specializzata nel «vivere in armonia con gli orsi» e che viene spesso chiamata per interventi di questo genere. Uno dei suoi esperti si è infilato in un secondo vespaio alle spalle dell’orso cercando di spingere all’esterno l’animale. Un metodo che ha funzionato è stata però la posa di un tappetino elettrico a bassa intensità all’ingresso della cavità: rientrato dopo una passeggiata è stato spaventato dalle scariche elettriche sulle zampe. Vedendo poi che gli esperti della Bear League insistevano senza scappare davanti alla sua stazza – è stato stimato che pesasse più di 220 kg -, come avrebbe fatto chiunque, l’animale ha forse capito che non era aria. E così se n’è andato. È tornato una sola volta indietro, ma il tappetino elettrico lo ha fatto subito desistere. 

Quasi due mesi con l'orso in cantina, poi la liberazione. La storia di Ken e del suo ospite indesiderato

Dave Fleishman, portavoce della Bear League e che ha partecipato alle operazioni ha confermato che non è così inusuale che gli orsi cerchino riparo per l’inverno nei pressi delle abitazioni. Che hanno spesso una o due intercapedini sotto il piano calpestabile, che sono un vero invito per i plantigradi che nella zona del Lago Tahoe sono diventati sempre più confidenti nei confronti degli esseri umani. E che di conseguenza non li temono più di tanto.  «È uno fra i tre più grossi orsi in cui mi sia mai capitato di imbattermi – ha aggiunto Fleishman alla Associated Press .- Penso che volesse solo un posto tranquillo per superare la stagione fredda. Ma aveva invaso la casa di Ken e aveva compromesso le tubature e nessuno voleva rischiare uno scoppio o un incendio». Che avrebbe anche potuto propagarsi e fare danni enormi. 

Lo sa bene, del resto, lo stesso Johnson che aveva perso il lavoro dopo l’incendio che lo scorso anno aveva devastato la zona di Eaton, dove aveva il suo impiego. Ora è tornato in possesso dell’abitazione, ma dovrà sostenere grosse spese per riparare i danni. Il periodo di disoccupazione non lo aiuta e per questo ha anche avviato una raccolta di fondi on line sulla piattaforma GoFundMe. Le prime stime parlano di necessità di lavori di ripristino per alcune migliaia di dollari. In ogni caso lo stesso Johnson in qualche intervista ha trovato pure il modo di prenderla con ironia: «È come quando hai dato una festa e gli ospiti se ne vanno e a te sono rimasti in casa un sacco di bicchieri e di piatti sporchi da lavare». Rimettere ordine, in questo caso, sarà più difficile che riassettare dopo un party. Ma con l’aiuto delle persone di buon cuore che lo aiuteranno è fiducioso che ce la farà.

Quasi due mesi con l'orso in cantina, poi la liberazione. La storia di Ken e del suo ospite indesiderato

Per ricevere tutti gli aggiornamenti sul mondo degli animali
Iscrivetevi alla newsletter Animali

10 gennaio 2026 ( modifica il 10 gennaio 2026 | 12:22)