Gli acciacchi. I capelli bianchi. La voglia di soffrire su una bicicletta. La famiglia a casa. Senti quello che viene chiesto e le risposte di Julian Alaphilippe e ti chiedi se sia giusto. Il tempo non è leale, ma se non altro è uguale per tutti. Quello che non è giusto è semmai scavare nelle risposte di un campione cercando i segni di un possibile cedimento.

E’ quello che è successo nei giorni scorsi in Spagna, quando il francese si è trovato davanti a domande sulla sua voglia di far ancora parte del gruppo e appena qualcuna sulle sue ambizioni al via del secondo anno con la Tudor Pro Cycling.

«Quest’anno vincerà molto di più – ha detto Cancellara, proprietario del team, a L’Equipe – ha concluso bene la sua stagione, dal Tour of Britain al Lombardia. Questo è Loulou. E quest’anno ha tirato su tutti, i corridori e lo staff».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vinceLa vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso

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Un solo successo

Lo hanno preso per dare un segnale e grazie a lui sono arrivati inviti importanti: il Tour de France su tutti. E alla fine è arrivata anche la vittoria di peso, sia pure una soltanto, al GP Cycliste de Quebec. Quel giorno forse la notizia è stata più la resa di Pogacar al rientro in gara dopo il Tour, mentre l’indomani andando verso la prova di Montreal, Alaphilippe è stato male. E mentre la squadra cresce forte, con l’inaugurazione di un quartier generale da vera corazzata e il cambio di alcuni sponsor tecnici, il piccolo francese è riuscito a fare il suo punto della strada, senza lasciarsi condizionare da una certa ironia.

«Il 2025 – ha detto – è stato una buona stagione di integrazione, per me è stato un grande cambiamento. Purtroppo mi sono ammalato spesso e in momenti cruciali della preparazione. Al Tour de France ho sofferto molto e non è stata la prova che mi aspettavo. Al di là dei piazzamenti (miglior risultato il terzo posto nella tappa di Carcassonne, ndr), non mi è piaciuto dal punto di vista puramente fisico. Ho faticato molto perché non ero al livello che volevo».

I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse

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A patti con la salute

Sarà perché è sempre troppo magro? Le ultime stagioni di Alaphilippe sono state uno stillicidio di piccoli intoppi, successivi all’incidente nella Liegi del 2022 che lo ha costretto a una rincorsa quotidiana, mentre il resto del gruppo progrediva alla velocità della luce.

«Negli ultimi anni – ha spiegato – sono stato spesso malato. L’anno scorso non ho terminato i due ritiri, a dicembre e gennaio. Ora invece, toccando ferro, va tutto secondo i piani e mi sento bene. Quindi mi dico che almeno l’inverno è stato buono e ho costruito una solida base. Sono agli ultimi due anni del contratto, ma non penso a quello che succederà dopo. Se vuoi raggiungere questo livello, devi impegnarti al massimo, altrimenti è finita».

Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?

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Obiettivi speciali

Intanto però Alaphilippe ha lasciato capire che i prossimi mondiali di Montreal potrebbero essere gli ultimi della carriera, dato che quelli di Sallanches del 2027 potrebbero essere troppo duri per lui. E se da un lato è inevitabile il pensiero alla fine del viaggio, dall’altro è palese che per un combattente come lui è difficile dover chinare il capo dopo il primo scatto. Quante volte lo abbiamo visto attaccare e poi staccarsi quando altri hanno rilanciato?

«In gara – ha detto – ho sicuramente la capacità di soffrire. In allenamento ci riesco ugualmente, però ammetto che a volte lo trovo più difficile. Devo farlo e lo faccio, però mi rendo conto che qualche anno fa riuscivo più facilmente ad andare oltre. Se mi sento ancora in grado di vincere gare importanti? Sì, certo. Se perdo quella sensazione, è finita: non posso correre solo per il gusto di correre. Ho bisogno di obiettivi speciali. La Freccia Vallone che ho vinto per tre volte, La Strade Bianche. E la Sanremo, che quando arrivi in finale, è elettrizzante. Sono i momenti in cui amo ancora quello che faccio e mi motivano ad allenarmi».