La procedura si chiude con un esito netto: improcedibilità e archiviazione. Con determinazione n. 7 dell’8 gennaio 2026, il Settore Ambiente della Provincia di Foggia ha concluso negativamente la verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa alla proposta di aumento della capacità produttiva dell’impianto di recupero rifiuti non pericolosi della D.S.A. S.r.l., situato in agro di Manfredonia, località “Quattro Miglia” – “Ortolino di Mezzanotte”.

L’istanza, presentata il 7 maggio 2025, puntava ad aumentare la potenzialità annua dell’impianto da 3.000 a 15.000 tonnellate. Un incremento che rientra tra i progetti soggetti a screening ambientale ai sensi dell’articolo 19 del D.Lgs. 152/2006, che affida all’autorità competente la valutazione sulla necessità o meno di avviare la VIA ordinaria.

La Provincia ha ricostruito puntualmente l’iter: nomina del responsabile del procedimento, avvio formale della procedura con comunicazione agli enti interessati, pubblicazione della documentazione sullo sportello telematico e informativa al pubblico sul sito istituzionale. Nei termini sono arrivati anche contributi istruttori, tra cui il parere della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e quello del Comune di Manfredonia.

Il procedimento si è però arrestato nella fase delle integrazioni. La Commissione tecnica provinciale in materia di rifiuti ha evidenziato la necessità di chiarimenti per poter esprimere compiutamente il proprio parere. Con nota del 30 settembre 2025, la Provincia ha quindi richiesto al proponente di trasmettere la documentazione integrativa entro 30 giorni.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, entro la scadenza non è pervenuto alcun riscontro. A questo punto è scattata la previsione normativa: l’articolo 19, comma 6, del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che, in caso di mancata trasmissione delle integrazioni nei termini assegnati, l’istanza si intende respinta e l’autorità competente deve procedere all’archiviazione.

L’atto, firmato dal dirigente Antonello De Stasio, non entra quindi nel merito degli impatti ambientali dell’aumento produttivo: non esprime un giudizio tecnico sul progetto, ma prende atto dell’assenza della documentazione richiesta e chiude la procedura per improcedibilità. Una distinzione rilevante, perché lascia aperta la possibilità – qualora il proponente lo ritenga – di ripresentare una nuova istanza completa, riattivando da capo lo screening VIA.

Nel frattempo, la richiesta di incremento a 15mila tonnellate annue resta sulla carta. E su un tema sensibile come quello degli impianti di recupero rifiuti, tra esigenze industriali, controlli ambientali e percezione delle comunità locali, la partita si chiude prima ancora di arrivare al confronto tecnico sugli impatti.