Egregio Direttore,

scrivo queste righe con una frustrazione che, sono certo, condividono molti lettori come me. Sono un ciclista. O almeno, così credevo fino a quando non ho acquistato una e-bike.

Da allora, sembra che la mia passione, i miei chilometri e il mio contributo alla mobilità sostenibile siano stati misteriosamente retrocessi a “hobby di serie B”. Siamo costantemente bistrattati, etichettati come “fannulloni” o “non ciclisti” da una parte della comunità che fa del purismo pedalatorio una trincea.

Lasciatemi essere chiaro: io e molti come me siamo commuter. Percorriamo, senza clamore, 10.000 km all’anno sulle strade delle nostre città, sottraendo un’auto al traffico ogni singolo giorno. Affrontiamo pioggia, vento e burocrazia urbana, spinti dalla passione per le due ruote e da una scelta ecologica concreta. Eppure, ci dobbiamo sentire la ramanzina da chi, magari, arriva ai piedi del sentiero di montagna a bordo di un SUV da due tonnellate, per poi sdegnarsi della nostra “assistenza”?

Dov’è la coerenza? Dov’è la serietà in questo giudizio?

La e-bike non è un “trucco” per evitare la fatica. È uno strumento di democratizzazione. Ha permesso a persone di età diverse, con condizioni fisiche diverse, di ricominciare a pedalare. Ha reso fattibili spostamenti lunghi in città collinari. Ha riempito le piste ciclabili di utenti, giustificando agli amministratori pubblici nuovi investimenti. Questo non è un male per il ciclismo: è una vittoria epocale.

Chiediamo, quindi, a questa rivista e alla comunità che rappresenta, un passo in avanti. Chiediamo di essere più sereni e più seri.

· Più sereni nell’accogliere una tecnologia che allarga il mondo del ciclismo, senza erigere barriere.

· Più seri nel riconoscere che il nemico non è chi pedala con un motore da 250W, ma chi non pedala affatto, chiuso nel suo abitacolo.

Smettiamola di litigare su chi sia il “vero ciclista”. Il vero ciclista è chi sceglie la bici, in qualsiasi sua forma intelligente, per spostarsi, per divertirsi, per vivere. La sfida è contro le auto, non tra di noi.

Vi invitiamo a dedicare più spazio a questo fenomeno, con reportage su chi usa le e-bike per cambiare davvero le città, con test tecnici seri e con un tono editoriale che unisce, non divide.

Cordiali saluti,

Un ciclista che pedala. Con o senza assistenza.

Claudio Torbinio

Caro Claudio, ha ragione! Oltretutto in e-bike non è affatto vero che non si faccia fatica. Chi lo afferma, semplicemente, non l’ha mai usata davvero. Oppure l’ha usata male.
In questi giorni che il tema “bolle” sulle nostre pagine (e non stiamo riuscendo a rispondere a tutti purtroppo) mi rendo conto di come il tema sia sottovalutato.
Accolgo il suo suggerimento, ci torneremo.
Intanto buone pedalate a lei e consorte. Soprattutto, buon divertimento!