Memorie ricreate da un enorme asteroide artificiale che inghiotte chiunque lo visiti, un’arma batteriologica che uccide uomini e animali ma che fa fiorire parossisticamente la vegetazione, e ancora, una città in cui ogni momento della vita quotidiana dei suoi cittadini è dedicato alla guerra. Sono questi, a grandi linee, i principali filoni narrativi sviluppati in Memories, lungometraggio animato diviso in tre segmenti che uscì nelle sale giapponesi nel 1995. Dopo esser stato riproposto con successo nelle sale dell’arcipelago negli ultimi mesi della scorsa stagione, ora il film sarà distribuito da Dynit e Adler Entertainment per la collana Animagine anche nei cinema della nostra penisola, precisamente il 12, 13 e 14 gennaio.
Memories è tratto da tre storie disegnate e scritte da Otomo Katsuhiro, il creatore di Akira, che si occupa anche delle regia di uno degli episodi, l’ultimo, ed è stato prodotto da due degli studi animati che più hanno fatto la storia recente del medium in Giappone, Madhouse Studio 4°C. Fra tutte le pregevoli animazioni giapponesi uscite negli anni Novanta, Memories occupa forse un posto speciale, tanto per la varietà ed ecletticità delle tre storie di cui si compone, tanto per la qualità delle animazioni e, non ultimo, per come i temi trattati tre decenni fa da Otomo e collaboratori, siano diventati in questi ultimi anni sempre più pressanti.
IL LUNGOMETRAGGIO comincia col botto, Magnetic Rose, il primo segmento, è infatti un vero è proprio capolavoro animato in cui il regista Morimoto Koji mescola un’estetica cara alla fantascienza con il classicismo ed il decor degli ultimi secoli del millennio passato. L’equipaggio di una navicella spaziale che raccoglie rifiuti si imbatte in un’ astronave/satellite da cui proviene un messaggio di Sos. Nel momento in cui i due protagonisti entrano nel labirintico spazio di questa fortezza in rovina però, la storia muta in un’affascinante riflessione, con sceneggiatura di Kon Satoshi per Perfect Blue, sull’essenza dei ricordi, sulle nuove tecnologie e sull’ontologia della realtà visibile, con evidenti rimandi ad Alien, Solaris, 2001 odissea nello spazio e L’invenzione di Morel.
Di tutt’altro tono il secondo segmento, Stink Bomb, diretto da Okamura Tensai, dove un’arma batteriologica sviluppata segretamente in un laboratorio ai piedi del monte Fuji viene rilasciata a causa dell’errore di un impiegato, Tanaka Nobuo.
Se il tema è fra i più terrificanti, si vedono centinaia di morti e, come si scriveva sopra, la vegetazione prospera impazzita, la tragedia è portata sullo schermo con tonalità comiche che in alcuni casi sfociano nel farsesco. Specialmente l’incapacità e l’inettitudine politica di trovare soluzioni e di palleggiarsi le responsabilità, ci ricorda che l’umanità probabilmente verrà spazzata via da un errore o da una banale disattenzione causata dal delirio di potenza dell’uomo.
COMPLETAMENTE diverso nello stile delle animazioni è il segmento che conclude il lungometraggio, Cannon Fodder, diretto dallo stesso Otomo. Si tratta di un lavoro che ricorda molto da vicino l’estetica di un libro illustrato o certa animazione più sperimentale grezza nei tratti e meno fluida. Otomo qui si sbizzarrisce, da una parte provando uno stile ed un character design insolito per l’animazione del suo paese,almeno quella commerciale. Dall’altro, realizzando l’interezza del segmento, più di venti minuti, come se si trattasse di un unico piano sequenza senza tagli che dalla cameretta del bambino protagonista della prima scena, si sposta alla scuola dove il piccolo studia, poi nella fabbrica del padre e per culminare, dopo preparativi lunghissimi, allo sparo del mega cannone. Il messaggio è chiaro, siamo in un mondo da ambientazioni steampunk, a cui Otomo ritornerà in maniera più compiuta nel 2004 con Steamboy, in cui tutta l’attività della metropoli e il lavoro della popolazione sono finalizzati alla guerra. I cittadini sono solo «carne da cannone», ogni casa ed ogni edificio che vediamo ha uno o più cannoni sul tetto e tutti lavorano per il mantenimento di questo apparato bellico totale. «Spara, spara sempre, spara per la patria» ripete in continuazione la voce della propaganda.