Secondo un’analisi diffusa nei primi giorni di gennaio da Morgan Stanley, entro la fine del decennio oltre 200mila posti di lavoro nelle banche europee potrebbero essere eliminati a seguito dell’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale. Gli analisti hanno esaminato 35 grandi gruppi bancari europei che, nel complesso, impiegano circa 2,12 milioni di persone.
La previsione: -10% di occupazione entro il 2030
Da quello che è emerso dall’analisi, entro il 2030 gli istituti bancari potrebbero ridurre la forza lavoro di circa il 10%.
L’adozione accelerata di strumenti di intelligenza artificiale e automazione avanzata, insieme alla progressiva chiusura degli sportelli bancari, già in atto da anni ma destinata a intensificarsi con il consolidamento dei servizi digitali, si traduce, in numeri assoluti, in circa 212mila posti di lavoro in meno nell’arco di 5 anni.
L’AI, in particolare, viene vista dalle banche come uno strumento per ridurre i costi, dopo una lunga stagione di ristrutturazioni che, secondo Morgan Stanley, sta
esaurendo la propria spinta.
Quali lavori sono più a rischio
La riduzione dell’occupazione non colpirà in modo uniforme. Secondo l’analisi, l’impatto maggiore si concentrerà nelle cosiddette funzioni di central services, ovvero per le attività di
- back office;
- middle office;
- risk management;
- compliance.
Si tratta di mansioni che richiedono grandi team dedicati a controlli, verifiche, reportistica e processi ripetitivi. Con l’uso dell’intelligenza artificiale, molte di queste possono oggi essere svolte da sistemi automatizzati in grado di analizzare enormi quantità di dati, individuare anomalie, compilare report e regolamenti e monitorare il rispetto delle normative in tempo reale.
Compiti che fino a pochi anni fa richiedevano giorni di lavoro umano possono ora essere eseguiti in pochi minuti.
Non a caso, Morgan Stanley sottolinea come numerose banche europee abbiano già dichiarato di attendersi guadagni di efficienza fino al 30% grazie all’AI e a una digitalizzazione più spinta. Questi numeri spiegano perché l’adozione delle nuove tecnologie sia diventata una priorità strategica.
La pressione degli investitori
Dietro la corsa all’intelligenza artificiale non c’è solo l’innovazione tecnologica, ma anche la pressione degli investitori. Le banche europee, da tempo, faticano a eguagliare la redditività dei grandi istituti statunitensi, in particolare sul fronte del ritorno sul capitale.
Con i margini sotto pressione, la regolamentazione stringente e la crescita economica debole, la riduzione dei costi operativi è diventata una richiesta sempre più sostenuta.
Il problema, evidenziato dagli analisti, è che molte delle tradizionali leve di taglio dei costi sono ormai state ampiamente utilizzate: fusioni, riorganizzazioni, esternalizzazioni e chiusure di sportelli hanno già prodotto gran parte dei loro effetti.
L’intelligenza artificiale rappresenta quindi il prossimo passo per migliorare, ancora di più, il rapporto costi/ricavi, uno degli indicatori più osservati dai mercati finanziari. In questa prospettiva, la riduzione dell’occupazione non è vista come un effetto collaterale, ma come una conseguenza quasi inevitabile.
Le voci di cautela dal mondo bancario
Non tutti, però, condividono un approccio così aggressivo. All’interno dello stesso settore bancario emergono voci che invitano alla prudenza. Conor Hillery, co-amministratore delegato per l’area Europa, Medio Oriente e Africa di JPMorgan Chase, ha messo in guardia dal rischio di affidarsi troppo rapidamente all’AI.
Secondo Hillery, nella “corsa e nell’entusiasmo” per l’intelligenza artificiale, le banche rischiano di perdere il contatto con le basi e i fondamentali del mestiere bancario.
Senza un equilibrio tra velocità tecnologica e formazione delle persone, l’automazione potrebbe creare problemi strutturali nel medio – lungo periodo, soprattutto in un settore dove la gestione del rischio, la fiducia dei clienti e la comprensione dei meccanismi finanziari restano centrali.
Non solo Europa: una trasformazione globale
La tendenza non riguarda solo il Vecchio Continente. Negli Stati Uniti, Goldman Sachs ha dedicato buona parte del 2025 all’implementazione della strategia OneGS 3.0, un vasto piano pluriennale pensato per riprogettare i processi interni della banca attraverso l’intelligenza artificiale.
Anche in questo caso, l’automazione ha portato a un rallentamento delle assunzioni e a tagli mirati di posti di lavoro, in particolare nelle attività di onboarding dei clienti e nella reportistica regolamentare.
La dirigenza GS ha però sottolineato che l’obiettivo di lungo periodo non è solo ridurre il personale, ma reinvestire i guadagni di efficienza in attività a maggior valore aggiunto, come la consulenza avanzata e i servizi personalizzati.
Riqualificazione o uscita dal settore?
Per i circa 2,12 milioni di lavoratori impiegati oggi nelle principali banche europee, i prossimi quattro o cinque anni si annunciano come una fase di transizione complessa.
Da un lato, crescerà la domanda di nuove competenze legate ai dati, alla gestione dei sistemi AI, alla cybersecurity e alla supervisione tecnologica. Dall’altro, molti lavori tradizionali rischiano di scomparire senza una riconversione immediata.
La sfida per banche, istituzioni e parti sociali sarà governare questo cambiamento. Investire nella formazione continua e nella riqualificazione professionale potrebbe fare la differenza tra una trasformazione gestita e un’ondata di espulsioni dal mercato del lavoro.