di
Fabrizio Caccia
Venezuela, il lavoro di diplomazia e intelligence. Il sottosegretario Silli: siamo moderatamente fiduciosi
«Siamo sul pezzo senza sosta, compreso il weekend, per liberare Alberto Trentini e gli altri italiani detenuti. Continuiamo a usare ogni canale e siamo moderatamente fiduciosi», dice al telefono il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli, 48 anni, di Forza Italia, il referente operativo del governo italiano nei rapporti con Caracas, forte anche del suo ultimo incarico di segretario generale dell’Organizzazione internazionale italo-latino americana (Iila).
Trentini è recluso nel carcere di El Rodeo 1, a Caracas, ormai da 422 giorni. «Ma oggi — sottolinea il sottosegretario azzurro, in costante contatto col ministro degli Esteri Antonio Tajani e la nostra intelligence — i rapporti con il Venezuela sicuramente sono meno complicati rispetto a prima». Il riferimento è al fatto che Nicolás Maduro ora si trova in cella a New York e al suo posto ha giurato la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, a cui la premier Giorgia Meloni ha inviato due giorni fa un messaggio importante, esprimendo l’auspicio che «si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas» e «gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra cui anche italiani», nella viva speranza «che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione».
Una grande apertura verso il Venezuela, «così c’è fiducia anche se è difficile prevedere i tempi per rivedere libero Trentini e gli altri», sospira un altro degli uomini di punta del team diplomatico e di intelligence a cui Palazzo Chigi ha affidato il dossier. I rilasci purtroppo procedono lentamente e bisognerà avere pazienza, «ma attenzione anche alle prossime, imminenti, liberazioni di altri detenuti italiani con doppia cittadinanza», ammonisce la nostra seconda fonte qualificata, che preferisce restare anonima.
E poi c’è un’altra voce molto significativa di cui tener conto. É quella di padre Gerardino Baracchini, parroco della Chiesa di Nostra Signora della Candelaria a Caracas e vicepostulatore della causa di canonizzazione dei primi due santi del Venezuela. Il 19 ottobre scorso anche lui era a Roma, in piazza San Pietro, con papa Leone. E quel giorno, sul sagrato, ad accogliere la delegazione del governo venezuelano (il presidente era ancora Maduro) c’era proprio il sottosegretario Silli.
Padre Baracchini, da Caracas, è fiducioso: «Attendiamo con gioia e con speranza il rilascio di tutti i nostri connazionali — dice —. Certo che la mediazione della Chiesa è servita. Noi abbiamo sempre lavorato per la scarcerazione dei detenuti. E anche se li stanno liberando a poco a poco, ho saputo che è appena uscito l’italo venezuelano Nino Buzzetta Pacheco. Lui era recluso al Rodeo 1, lo stesso carcere di Alberto Trentini».
Insomma, buon segno. Il ministro Tajani da parte sua resta in stretto contatto con il suo omologo Usa, Marco Rubio: l’obiettivo per sveltire i tempi sarebbe quello di legare la sorte di Trentini e Mario Burlò (l’imprenditore piemontese anche lui detenuto al Rodeo 1) a quella dei prigionieri Usa di cui Washington aspetta la scarcerazione.
Intanto davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, ieri pomeriggio, in via Veneto a Roma, si è concluso un corteo di protesta di sindacati di base, pro Pal, Potere al Popolo e collettivi studenteschi contro la cattura di Maduro e di sua moglie. Lungo il percorso alcuni manifestanti hanno bruciato tre bandiere americane (stesse scene anche a Torino). In videochiamata è intervenuto Nicolás Maduro Guerra, figlio dell’ex presidente: «Vi ringrazio, siate forti — ha detto —. Li riporteremo indietro e festeggeremo. Viva i popoli liberi del mondo».
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10 gennaio 2026
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