di
Valerio Cappelli
In Marty Supreme interpreta un eccentrico campione di tennistavolo nell’America degli Anni 50. Ha due candidature agli Oscar, è il favorito insieme con Leonardo DiCaprio
Tutti dicono che agli Oscar come migliore attore sarà un testa fra Leonardo DiCaprio per Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, e Timothée Chalamet per Marty Supreme di Josh Safdie, nelle sale per I Wonder dal 22.
Più veloce di una pallina da ping pong, Chalamet ha bruciato le tappe. Non sbaglia un colpo: l’amore omosessuale in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (ricevette la prima candidatura all’Oscar a soli 22 anni, terzo attore più giovane della categoria), e il regista italiano chic shock che piace all’élite di Los Angeles lo riprese per l’horror sentimentale Bones and All; il kolossal Dune; A Complete Unknown di James Mangold (lo ritrova in High Side, su motocross e rapine) dove interpreta l’elusività del giovane Bob Dylan (ebbe la seconda candidatura alla statuetta); A Rainy Day in New York di Woody Allen.
«Il futuro? Chi lo sa cosa accadrà, non do mai nulla per scontato». Sguardo malinconico, non porta sullo schermo gli eroi invincibili di Hollywood, si è imposto con personaggi attraversati dalla vulnerabilità. Figlio di un editore e giornalista francese e di una ex ballerina americana, il mix di Europa e USA gli ha dato un pensiero rapido e versatile.
Cresciuto a Manhattan, ha come modelli Daniel Day-Lewis e Marlon Brando. Guadagnino, sul Corriere ad Aldo Cazzullo ha detto: «Incontrai Chalamet 17 enne, era veloce, sgamato, curioso, ambizioso. Gli dissi sarai una star». E aggiunse con enfasi e ottica hollywoodiana: «Tra un anno, massimo un anno e mezzo, viaggerai in aereo privato».
Il 27 dicembre Chalamet ha compiuto 30 anni, mentre usciva Marty Supreme nelle sale USA, sbaragliando il botteghino nel contesto di un’uscita limitata; poi le tre nomination ai Golden Globe.
Chi poteva prevedere che un film su un campione di ping pong degli Anni 50 potesse essere uno dei maggiori successi dell’anno? Nel film Marty combina un sacco di casini, ha le tasche vuote ma piene di sogni. Vende scarpe nel piccolo negozio di suo zio a New York, ha una madre prepotente la ragazza incinta e si è messo in testa di diventare «il più grande campione di ping pong al mondo. L’ l’80 percento delle scene in cui gioco sono vere, anche se alcune erano senza pallina, e vi assicuro che era più difficile».
Dritto, rovescio; dritto, rovescio. Effetti avvelenati, schiacciate all’angolino. Occhiali da vista e baffetti, Chalamet ha imparato a giocare e si è allenato per anni, perché la gestazione è stata lunga.
Siamo negli Anni 50, il tennistavolo in Italia si giocava nelle parrocchie e in America nei dormitori delle università. Benché un’attrice come Susan Sarandon si sia molto spesa (e a Roma attori e registi si riuniscono al club Pingwings che sull’Aurelia organizza anche tornei di beneficenza), ancora adesso c’è chi domanda: ma è uno sport? «Era completamente ignorato dal mainstream, non era rispettato, per questo attirava naturalmente tipi strani, pignoli ossessivi», ha raccontato il regista.
Cos’è il ping pong? Un gioco di scacchi in moto perpetuo che richiede prontezza di riflessi, lucidità, agilità, precisione. Safdie si è ispirato alla vera storia di Marty Reisman, scrittore dalla lingua tagliente e dall’umorismo corrosivo che nel ping pong diventò il numero 1 in USA; nel suo libro di memorie scrive che con la racchetta in mano si doveva essere giocatori d’azzardo o contrabbandieri, a sottolineare astuzia e sangue freddo necessari per prevalere.
Marty rappresenta la fiducia e la sfrontatezza per sfondare nell’America del dopoguerra, inseguendo la gloria sportiva attraverso uno sport che aveva la considerazione di «un mercato delle pulci».
Timothée descrive Marty come «un eccentrico romantico che si muove tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria; pensa di sapere tutto ma è un idiota come lo si può essere spesso a 22 anni». «Se credo in me stesso i soldi arriveranno», dice nel film che ruota tra ambizione e ossessione.
«Viviamo tempi cupi, ai giovani miei coetanei dico, sognate in grande e non accettate un no come risposta». Nella sua vita rocambolesca, Marty incontra una ex attricetta di Hollywood sposata a un riccone interpretata da Gwyneth Paltrow, di cui si erano perse le tracce (e in un cameo appare Abel Ferrara).
Timothée, due candidature agli Oscar. Buona la terza?
10 gennaio 2026
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