Se l’Emilia Romagna è, per antonomasia, terra di motori il Veneto è, senza dubbio alcuno, terra di ciclismo. In entrambi i luoghi la cura dei dettagli è maniacale, la precisione assoluta, l’attenzione degli interessati pure. E non parliamo di meccanici professionisti ma di gente che per campare fa tutt’altro salvo poi, nel tempo libero, dedicarsi anima e corpo alla propria prorompente passione: la bicicletta per i veneti, i motori per gli emiliano-romagnoli. Nulla riesce a distoglierli, nulla a fermarli; chi ci prova, magari per avvertire che il pranzo è pronto, riceve un grugnito di risposta quando va bene o un sonoro “desso rivo, moeghèa!” quando l’avvertimento si ripete insistito.
In Veneto sono centinaia le società sportive dilettantistiche e amatoriali nate negli oratori o tra sodali d’osteria che fanno della bicicletta la loro ragione di vita. Tra queste il glorioso Gruppo Ciclistico San Giuseppe di Treviso che ha appena festeggiato il mezzo secolo di vita. Nato nel popoloso quartiere cittadino da una branca della storica Polisportiva Lupino, cresciuta all’ombra del campanile, ha visto i suoi membri mietere trofei nelle gare nazionali arrivando con Ruggero De Nardi al titolo italiano di Regolarità nel 1980. Zanchettin, Gios, Tiveron, Pellegrini, Favaro, Dall’Ava e Grespan i nomi di alcuni dei protagonisti di questo tipo di gare, oggi quasi dimenticate, che richiedevano precisione, fiuto e scaltrezza. Nulla a che vedere con passisti, scalatori, sprinter. Qui a farla da padrone era l’acume tattico unito, naturalmente, a un buon allenamento, magari sui saliscendi delle “prese” montelliane, per far gamba.
«Il percorso – racconta il campione Ruggero De Nardi – era suddiviso in 3 sezioni, ognuna di circa 70 km: tratto pianeggiante, tratto ondulato e tratto in salita. La media da tenere era sui 25/27 km orari in pianura, 20/22 km orari nei saliscendi e 12/15 km orari in salita. Ogni tratto aveva un cronometrista nascosto che segnava i tempi a cui si aggiungeva quello all’arrivo. Il vincitore era chi aveva indovinato i tempi da tenere per ogni singolo tratto più quello totale all’arrivo. Per farlo si aveva la possibilità di visionare il giorno prima della gara il percorso e di prendersi dei punti di riferimento da annotare sul taccuino fissato col proprio cronometro al manubrio della bici. Non era affatto semplice come può sembrare – conclude De Nardi – perché le insidie erano sempre in agguato come, ad esempio, riferimenti spariti o forature improvvise che facevano saltare il programma preparato». La bacheca di De Nardi ha maglie storiche, trofei vinti e un quadro speciale a cui è, giustamente, legatissimo: un acquerello del grande fumettista trevigiano Carlo Boscarato a cui è intitolato il Treviso Comic Book Festival, che ritrae i membri del Gruppo Ciclistico San Giuseppe in fuga inseguiti da un lupacchiotto (il Lupino mascotte della polisportiva) con in groppa proprio Ruggero De Nardi con la maglia di campione d’Italia. Ogni gara, è bene ricordarlo, finiva sempre con una grande mangiata e bevuta, una sorta di terzo tempo rugbistico ante litteram che rinsaldava amicizie e ne creava di nuove, progettando magari i futuri appuntamenti sportivi in una sorta di gemellaggio con gli altri gruppi sportivi amatoriali con cui si era corso. E tutto in nome di Sua Maestà la Bicicletta.
Vittore Trabucco