di
Leonard Berberi
Dal 1° gennaio le tariffe del «drop-off» sono aumentate oppure sono state introdotte per la prima volta (come a London City). Ecco tutti i numeri e i ricavi
All’aeroporto di London City, tra i grattacieli della capitale inglese, per accompagnare in auto al terminal un proprio caro — e dargli un abbraccio — oggi bisogna pagare 8 sterline (oltre 9 euro) fino a cinque minuti di permanenza. Superati i quali serve un’altra sterlina — al minuto —, ma senza sforare i 10 minuti complessivi, per un totale di 13 sterline. Fino al 31 dicembre 2025 era gratuito. A Londra Heathrow, lo scalo più importante d’Europa, per la stessa cosa bisogna pagare 7 sterline (per massimo 10 minuti). A Bristol, aeroporto non proprio di primo piano, la «tassa» per il saluto è di 8,5 sterline.
Dal 1° gennaio di quest’anno gli aeroporti del Regno Unito hanno aumentato — o introdotto per la prima volta — la «drop-off fee», la tariffa per lasciare i passeggeri al terminal per pochi minuti. Secondo un’analisi del Corriere sui principali 2.000 aeroporti nel mondo, gli impianti di Sua Maestà sono gli unici a chiedere un esborso di questo tipo. Ufficialmente — a sentire le società di gestione — per ridurre il traffico delle auto private, spingere le persone a raggiungere lo scalo con i mezzi di trasporto pubblico, abbattere l’inquinamento e con quei soldi migliorare i servizi offerti.
Ma per gli addetti ai lavori consultati, la ragione è soltanto una: aumentare i ricavi alternativi a quelli «aviation» (legati alla semplice attività del volo) che non aiutano a far brillare i bilanci anche perché sottoposti, quasi ovunque, a una tariffazione stabilita a livello nazionale, quindi regolati per legge. Certo, c’è la possibilità, come a Belfast, di congedarsi a costo zero. Ma bisogna fermarsi nei parcheggi a lunga sosta, «una decina di minuti a piedi» dal terminal, spiegano dalla struttura.
Nel 2026 la spesa complessiva per chi accompagnerà in auto in un aeroporto britannico un proprio caro sarà di almeno 150 milioni di sterline (173 milioni di euro, al cambio attuale) di «drop-off fee», secondo le stime del Corriere. È un numero che tiene conto delle proiezioni di traffico, della quota di persone che raggiunge l’aeroporto con l’auto privata a seconda della struttura (a London City la maggior parte arriva con i mezzi pubblici o il taxi) ed esclude i servizi di trasporto come Uber, che pure sono sempre più rilevanti, così come il «prelievo», per cui la cifra quasi raddoppierebbe.
«Questa misura si potrebbe introdurre anche negli aeroporti degli Stati Uniti, ma sarebbe estremamente impopolare e si presterebbe a contestazioni significative da parte dei viaggiatori», hanno commentato in un’analisi di qualche tempo fa gli esperti dell’Istituto per i trasporti dell’Iowa State University dopo aver analizzato il fenomeno.
Nel 2015 diversi aeroporti del Regno Unito non chiedevano soldi. Oggi, tolti quelli delle isole piccolissime — dove si può (quasi) andare a piedi da casa — tutti prevedono un pagamento, ad eccezione dei possessori di contrassegno blu per disabili. Gatwick, secondo scalo più importante del Paese e tra i principali del continente, nel 2021 chiedeva 5 sterline, saliti a 6 nel 2024, a 7 nel 2025 e 10 quest’anno. Un balzo, dodici mesi dopo, di quasi il 43%.
Incremento non preso a cuor leggero, spiega una portavoce. «Ma ci troviamo ad affrontare una serie di costi crescenti, tra cui un raddoppio delle nostre tariffe commerciali», dice. Aggiungendo che l’aumento «sosterrà sforzi più ampi per incoraggiare un maggiore utilizzo dei trasporti pubblici, contribuendo a limitare il numero di auto e a ridurre la congestione all’ingresso dei nostri terminal, oltre a finanziare una serie di iniziative di trasporto sostenibile».
Nei giorni scorsi Clive Wratten, amministratore delegato della Business Travel Association, ha affermato che gli aeroporti stanno «azionando la leva di ricavo più facile» e ha ricordato che il trasporto pubblico spesso non rappresenta un’alternativa praticabile. Cosa peraltro confermata da diverse società di gestione aeroportuale che ammettono una connettività «limitata» nelle prime ore del mattino. «Gli scali devono rispettare la normativa a tutela dei consumatori e giustificare le tariffe applicate», avvertono dal governo britannico. Ma la «tassa» non è destinata a sparire.
E nel resto del mondo? Gli aeroporti consentono il «drop-off» (e il prelievo) gratuitamente proprio davanti al terminal. I tempi vanno da un minimo di 5 minuti fino a 20 minuti. Sempre più spesso compaiono delle aree dedicate. A Roma Fiumicino, per esempio, c’è la zona «Kiss&Go» che concede 15 minuti per accompagnare in auto e salutare chi parte (o arriva). Lo stesso anche a Milano (Malpensa e Linate).
11 gennaio 2026
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