Nella Electric Town della capitale giapponese i negozi restano senza scorte e chiedono ai clienti di rivendere i computer usati: la fame dell’intelligenza artificiale trasforma le parti dei computer in una risorsa contesa
C’è una foto che racconta più di mille grafici: uno scaffale semivuoto, illuminato al neon, nel cuore di Akihabara. Sopra, un messaggio che sembra una supplica più che una promozione. Un negozio giapponese di elettronica chiede ai clienti di vendere i propri vecchi Pc. Non per beneficenza, ma perché non ce ne sono abbastanza. È un’immagine che fotografa un’epoca: l’hardware non è più un dettaglio tecnico, è una risorsa contesa. E, sempre più spesso, scarsa.
Il messaggio compare su X, l’ex Twitter, firmato da Sofmap Gaming, insegna specializzata nel gaming con un punto vendita a tre piani nel quartiere simbolo dell’elettronica giapponese. Il tono è diretto, quasi imbarazzato: se state per cambiare il vostro PC da gioco, per favore vendetelo a noi. Lo compriamo a un prezzo alto. Compriamo tutto, dai desktop ai portatili, persino i PC normali. Non è marketing creativo. È una dichiarazione di difficoltà. E, allo stesso tempo, una cartina di tornasole di ciò che sta accadendo all’intera filiera tecnologica globale.
L’oro grigio della memoria
Akihabara non è un luogo qualsiasi. È la mitologia dell’hardware resa quartiere, un incrocio di anime, luci, cavi, ventole Rgb e negozi verticali dove ogni piano è un mondo. Qui l’elettronica non si compra soltanto, si vive. E proprio qui, dove per decenni l’abbondanza è stata la regola, oggi si fa i conti con la mancanza.
Il caso Sofmap non è isolato. Da mesi i rivenditori giapponesi segnalano difficoltà crescenti nel reperire componenti fondamentali: Ram, Ssd, hard disk. A novembre alcuni negozi hanno iniziato a limitare le vendite per singolo cliente, una misura che sa di razionamento in tempo di guerra tecnologica. Ora il passo successivo è ancora più indicativo: non solo il nuovo scarseggia, ma anche l’usato è diventato merce preziosa.
Il vecchio Pc, quello che fino a ieri finiva in cantina o su un mercatino online a prezzo stracciato, oggi è improvvisamente appetibile. Non perché sia tornato di moda il vintage informatico, ma perché serve. Serve potenza di calcolo. Serve memoria. Serve spazio.
Il punto non è soltanto la domanda di Pc da gioco. Il gaming è la punta dell’iceberg, il segmento più visibile perché più esigente in termini di prestazioni. Sotto la superficie c’è una trasformazione più profonda, che riguarda l’intero ecosistema digitale: l’esplosione dell’intelligenza artificiale.
Allenare, far girare, scalare modelli di AI richiede quantità crescenti di memoria e storage. Non è un dettaglio, è il collo di bottiglia. I chip di memoria, le NAND per gli Ssd, le DRam, gli hard disk ad alta capacità sono diventati improvvisamente centrali. E non ce ne sono abbastanza.
La produzione è concentrata in poche mani e in poche aree del mondo. Gli investimenti seguono cicli lunghi, mentre la domanda, sospinta dall’AI generativa, è esplosa in mesi. Il risultato è una tensione strutturale che si riflette sui prezzi e sulla disponibilità. Smartphone, tablet, computer: tutto rischia di costare di più. E di arrivare più tardi.
In questo scenario, l’usato smette di essere una soluzione di ripiego e diventa una risorsa strategica. Un Pc vecchio significa Ram recuperabile, Ssd riutilizzabili, componenti ancora validi per carichi di lavoro specifici. Non è nostalgia, è economia circolare forzata.
Il mercato parallelo che non era previsto
Il messaggio di Sofmap dice anche un’altra cosa: i prezzi in salita non stanno frenando la domanda. Anzi. Se un negozio arriva a implorare i clienti di vendere, significa che il flusso tradizionale di fornitura non basta più. E che il mercato dell’usato si sta professionalizzando.
Non si tratta più di scambi tra privati, ma di negozi che competono per accaparrarsi hardware di seconda mano, disposti a pagare cifre che fino a poco tempo fa sarebbero sembrate folli. È un ribaltamento di prospettiva: il valore non è più solo nell’ultimo modello, ma in qualsiasi macchina capace di reggere un carico computazionale dignitoso.
Questo vale in Giappone, ma non solo. In Europa e negli Stati Uniti i segnali sono simili, anche se meno espliciti. Tempi di consegna che si allungano, configurazioni limitate, offerte che scompaiono. La scarsità non fa rumore, ma lavora in profondità.
C’è una parola che torna ossessivamente quando si parla di Ai: scala. Per scalare servono dati. Per gestire dati servono memorie. E le memorie non crescono sugli alberi. Richiedono fabbriche sofisticate, investimenti miliardari, anni di pianificazione. Non si improvvisano.
Negli ultimi anni l’industria aveva puntato molto sulla logica e sui processori, dando quasi per scontata la disponibilità di storage e Ram. L’Ai ha ribaltato l’equilibrio. Oggi la memoria è il fattore limitante. È qui che si crea la frizione tra desiderio tecnologico e realtà industriale.
Il risultato è un effetto domino che arriva fino al consumatore finale. Se le memorie costano di più, i dispositivi costano di più. Se le memorie scarseggiano, i dispositivi arrivano col contagocce. E allora anche un Pc usato diventa una scorciatoia preziosa.
Un futuro fatto di compromessi
La conseguenza più interessante di questa fase non è solo l’aumento dei prezzi, ma il cambiamento delle abitudini. Tenere più a lungo i dispositivi. Ripararli. Rivenderli. Riutilizzarli. Pratiche che per anni sono state raccontate come virtù ecologiche oggi diventano necessità economiche.
Il Pc che non è più all’ultimo grido può avere una seconda vita. Non necessariamente come macchina da gaming estremo, ma come nodo di calcolo, come server domestico, come strumento di lavoro. Il confine tra nuovo e usato si sfuma, perché ciò che conta è la funzione, non l’età.
In questo senso, Akihabara diventa un laboratorio anticipatore. Quello che accade lì, nel quartiere che per primo ha celebrato l’eccesso tecnologico, oggi racconta la fine di quell’eccesso. O almeno una sua trasformazione.
Per non perdere le ultime novità su tecnologia e innovazione
iscriviti alla newsletter di Login
10 gennaio 2026 ( modifica il 10 gennaio 2026 | 15:53)
© RIPRODUZIONE RISERVATA