Siamo all’inizio di questo 2026 e già sono tante le date dei tour che passeranno nel nostro Bel Paese. Una delle primissime calate è quella del Winter Storm Over Europe, che vede l’unica data in quel del New Age di Roncade in provincia di Treviso degli Ensiferum, che a distanza di meno di un anno tornano a calcare un palco in Italia dopo il Paganfest.
Assieme al gruppo finlandese, forte del loro mix di folk, viking e power, dividono la scena gli austriaci Dragony e i tedeschi Freedom Call, creando quindi un calderone di generi che hanno portato sicuramente vari ascoltatori ora dell’uno, ora dell’altro a ritrovarsi nel locale trevigiano.
Se mettiamo poi che, proprio il giorno prima, è uscito il nuovo singolo dei Freedom Call, “Heavy Metal Happycore”, con la partecipazione del cantante/chitarrista degli Ensiferum Petri Lindroos, immaginiamo che ci sia l’occasione per tutti di promuovere il nuovo materiale e di presentare gli ultimi lavori. Ecco il resoconto di come è andata.


Si inizia presto nel famoso locale che a ridosso degli anni Duemila ha visto passare tantissime band, dai Therion ai Sepultura, dagli In Flames agli Opeth. Sono le 19.15 e in orario sulla tabella di marcia, davanti a una cinquantina di persone, escono nel buio il gruppo DRAGONY, proveniente dall’Austria e che da poco ha ufficializzato l’ingresso in formazione della cantante Maria Nesh dei Red Eye Temple.
Sulle note della base registrata della “Sinfonia n°9 del Nuovo Mondo” di Dvořák (introduzione del loro ultimo disco “Hic Svnt Dracones” del 2024), si accendono le luci e il gruppo si palesa indossando vestiti con fogge che variano dal medievale al piratesco, e subito si denotano alcuni problemi nei suoni e nei volumi delle voci. Risolta la questione dei volumi la formazione, nell’abbondante mezz’ora, prende brani da quasi tutti i loro lavori e cerca di interagire il più possibile con il poco pubblico presente.

Dopo una breve presentazione da parte del cantante Siegfried Samer, non sempre a suo agio soprattutto nelle parti più alte (“Made Of Metal” non è riuscita in maniera impeccabile), è stato lasciato spazio anche ai duetti e ai momenti solisti di Maria, tra invocazioni a cori e incitamenti a tenere il tempo.
Con riferimenti al Valhalla e la richiesta di cori maschili da parte di Siegfried e di quelli femminili da parte di Maria, l’epica “The Einherjar (What Dreams May Come)” si conclude con il siparietto dei due che brindano bevendo da un corno. Prima di salutare il pubblico di Treviso e ringraziarlo per la partecipazione, i Dragony fanno un uno-due dall’ultimo disco con “Beyond The Rainbow Bridge”, dove prendono la scena con qualche assolo i due chitarristi Mat Plekhanov e Simon Saito, e la conclusiva “Wolves Of The North”, uscita ormai più di dieci anni fa.
Poco incisiva la parte ritmica, con una batteria troppo piatta, i Dragony dimostrano che su disco, grazie alle parti sinfoniche, riescono a brillano un po’ di più e che dal vivo, forse solo grazie all’inserimento della seconda voce, hanno più presenza.

Dopo neanche mezz’ora di cambio palco, con quasi duecento persone che ora si avvicinano alle transenne, inizia lo spettacolo dei FREEDOM CALL, realtà teutonica del filone dell’happy metal.
Per cosa si caratterizza questo genere lo si capisce al primo ascolto dei brani di questo gruppo, che risultano essere spensierati, positivi, con la voglia di portare avanti un classic power dove molto fanno il cantato di Chris Bay e gli intrecci tra i suoi assoli e quelli di Lars Rettkowitz.
Rispetto all’esibizione di chi li ha appena preceduti, qualche effetto scenico in più viene azzardato (tra fumo e luci), ma il grosso della buona riuscita viene dal sorriso gagliardo di Chris e dal suo esprimersi con qualche parola di italiano, ben accolta dal pubblico ora più coinvolto.
La partenza è affidata a “Hammer Of The God” e sia sul palco che nel parterre comincia un’allegra coreografia che continuerà per l’intero set, condita da salti, braccia che ondeggiano e cori.
Il gruppo di Chris Bay, grazie anche all’ampia discografia di questi quasi trent’anni sulle scene, può attingere da molti lavori e la scaletta alla fine rispecchia i valori dei Freedom Call: un buon gruppo, con buone canzoni che sul palco hanno una marcia in più, in quanto la maggior parte dei pezzi proposti sono dei veri e propri inni da ‘happy metal party’.

Dai pezzi più tirati come “Union Of The Strong”, dove sono più vivide le radici di quel movimento che vede negli Helloween e nei Gamma Ray le gemme più preziose, a quelli più mielosi, come “Power And Glory” e “Silver Romance”, tutti i ragazzi sul palco si muovono bene e tengono un buon ritmo, grazie anche a Timmi Breideband che non si risparmia alla batteria e al nostro conterraneo Francesco Ferraro al basso.
Questo tour è anche l’occasione per presentare il nuovo singolo, anticipato da Chris Bay che spiega come al gruppo non bastava essere ‘solo’ “la band più allegra del panorama metal” (come riportato da molti giornali) ma volevano fare qualcosa di superlativo: ecco la nascita di “Heavy Metal Happycore”. Questa si presenta come una giga molto cadenzata e con il classico andamento power, e vede la partecipazione di Petri Lindroos proprio degli Ensiferum che, vista la presenza in questo tour, ci saremmo aspettati – invano – di veder apparire sul palco.
Dopo l’immancabile “Metal Is For Everyone”, cantata dal pubblico a gran voce, la conclusione è lasciata a uno dei primi successi, quella “Land Of Light” che viene allungata per permettere a tutti di finire saltando questo metal party ancora per qualche minuto. Un genere ormai abusato trova ancora in qualche rara realtà una carica degna di rispetto e sicuramente Chris e soci fanno parte di questo gruppo di nostalgici veterani.

Ormai il New Age vede oltre trecento persone in attesa degli ENSIFERUM, e molte sono le maglie e le felpe che portano il nome del quintetto finlandese; altra mezz’ora per il cambio di palco e poco dopo le ventuno e trenta, sulle note di “Aurora” fanno il loro ingresso sul palco Petri e soci.
La partenza è maggiormente rivolta al nuovo disco uscito a fine 2024 e vede in rapida sequenza brani come “Winter Storm Vigilantes”, “Long Cold Winter Of Sorrow And Strife” e “Fatherland” che cercano di fare subito presa sulla platea.
Nell’eterogeneità dei presenti, possiamo notare come i giovani siano coinvolti da subito mentre anche il pubblico più maturo comincia a prendere parte al mosh-pit invocato a gran voce sui brani storici, come “Token Of Time” o la tiratissima “From Afar”.
Ormai negli ultimi anni ha sempre preso più spazio nel gruppo il tastierista Pekka Montin, soprattutto per il fatto che si alterna nel cantato growl di Petri con ottime linee pulite, tenendo note molto alte e avendo una buona timbrica. Lascia un po’ a desiderare la sua presenza scenica, dato che partendo da dietro tutti, arriva davanti a tutti gli altri vestito in maniera sobria e con gilet, dribblando il fondatore e chitarrista Markus Toivonen (con disegni tribali e abiti folk), il chitarrista e cantante Petri Lindroos, fulcro del gruppo e il bassista Sami Hinkka, anche lui aizzatore di folle e vestito con kilt e camicione.
A parte l’impatto visivo, magari da rivedere, in fatto di performance canora il risultato è decisamente positivo, con il punto più alto toccato probabilmente con la solenne “Long Cold Winter Of Sorrow And Strife”.
Tra un saluto, un ringraziamento e l’intraprendenza del pubblico nell’insegnare le bestemmie a Petri (che risponde con orgoglio, suscitando l’ilarità degli astanti), giunge il tempo di tirare un attimo il fiato e sul palco viene invitata Maria Nesh dei Dragony per interpretare la ballad “Scars In My Heart”, ma si nota che ora il pubblico reagisce con maggior trasporto. Forti di questo affiatamento, ci avviciniamo alla fine con la potentissima “Into Battle”, tra il muro sonoro della batteria, un pogo energico e poi, tra i saluti, avviene il temporaneo commiato dei vari membri con i propri assoli.
A furia di applausi e cori, il quintetto torna sul palco per concludere con “Axe Of Judgment” e, presentata dal bassista Sami dettando una base blues, la sentita e partecipata “In My Sword I Trust”. Sembrava la fine e invece c’è ancora tempo per una funkeggiante e particolare “Two Of Spades” e un saluto corale per quella che è stata l’unica data del Winter Storm Over Europe.
Partita un po’ in sordina la serata con i Dragony, mediante cori e power metal melodico, la voglia di far festa dei Freedom Call e la carica del folk epico degli Ensiferum sicuramente hanno contribuito a trasformare la fredda serata del locale trevigiano in una calda locanda dove tradizioni scandinave e ritmi accelerati l’hanno fatta da padrona.
Nonostante la commistione di generi di questo Winter Storm Over Europe, il risultato nel complesso è stata una buona platea (poco più di trecento persone in una giornata infrasettimanale e ancora in periodo di ferie per alcuni) e una degna risposta da parte dei gruppi intervenuti.

Setlist Ensiferum
Aurora
Winter Storm Vigilantes
Guardians Of Fate
Heathen Horde
Fatherland
One More Magic Potion
Long Cold Winter Of Sorrow And Strife
Token Of Time
From Afar
Scars In My Heart
Andromeda
Into Battle

Axe Of Judgment
In My Sword I Trust
Two Of Spades