di
Giacomo Candoni

Vicenza, gli aneddoti dello storico dj Gaggia: «Il Nordest di Caldogno era uno dei locali più amati dal popolo della notte, l’ultima volta ho visto lo sguardo spento della titolare, ancora alla cassa alle 3 di notte con i suoi 84 anni»

Per 52 anni la discoteca Nordest a Caldogno, in provincia di Vicenza, è stata un punto di riferimento per la gente della notte vicentina ma non solo. Le sue piste hanno ospitato migliaia di gambe danzanti e i suoi muri hanno raccolto l’eco di altrettante canzoni. Tra i dj che hanno animato le serate di una delle balere vicentine più conosciute c’è Luciano Sbalchiero, 64 anni, in arte dj Gaggia: «Lì dentro ho vissuto la mia adolescenza, prima in pista e poi, grazie al fondatore Michele Piazza, in console. Se non fosse stato per lui avrei continuato a fare il grossista di frutta e verdura».

Come ha reagito quando è arrivata la notizia?

«Ero incredulo e pensavo fosse uno scherzo, non me l’aspettavo minimamente. Può sembrare un paragone esagerato però è come se fosse morta una persona cara».

Quando ha iniziato a mettere i dischi al Nordest?
«Nel 1981. Per 14 anni, fino al 1995, facevo venerdì, sabato e domenica, pomeriggio e sera, e poi anche festivi e prefestivi. Dal 2006 ero tornato, in coppia con l’amico Roberto Visonà, con un appuntamento fisso ogni terzo venerdì del mese».



















































Si ricorda il primo disco?
«Gimme some di Jimmy “Bo” Horne. Era uno dei primi balli di gruppo, da ballare muovendosi a destra e a sinistra».

Quale ha fatto suonare più spesso?
«Di solito compravo i dischi appena usciti al mattino e la sera li mettevo anche 15-20 volte. Il record è di What is love, comprato il 24 aprile 1993: la sera l’ho ripetuto 36 volte ed era già diventato un tormentone».

Quali erano i generi più in voga?
«Tra gli anni ’80 e i ’90 è stata un punto di riferimento in particolare per l’afro-music. Poi però si è sempre ballato di tutto, dalla dance alla techno fino al liscio e al commerciale: era rimasta l’unica discoteca multisala della provincia di Vicenza. Durante la mia prima esperienza tra i tanti sono passati Alan Sorrenti, Amadeus, Alighiero Noschese e Fiorello, che con 500 euro di adesso lo convincevi a fare una serata».

Ha un aneddoto particolare?
«Una domenica pomeriggio del 1994 c’era con me una giovanissima Ambra Angiolini, che in quel periodo stava avendo un grande successo con T’appartengo. In pista c’erano più di tremila persone, completamente fuori di testa, e qualcuno le lanciò una gomma americana che le si appiccicò ai capelli: io presi una forbicina e glieli tagliai».

Com’era l’atmosfera in pista?
«Non c’erano i cellulari, la discoteca si viveva per davvero. Spesso si andava per trovare l’anima gemella mentre oggi sembra importante esserci solo per condividerlo sui social. Di solito a metà serata mettevo il liscio proprio per far avvicinare ragazzi e ragazze e in molti mi hanno detto di aver conosciuto il partner grazie alla mia musica. Una volta il ballo era un momento di contatto vero tra uomo e donna, ora la tecnologia ha distrutto la comunicazione sia verbale sia non verbale».

E il suo rapporto con il pubblico?
«Mi piace definirmi uno psicologo musicale perché sono riuscito a far ballare tutti, dai ventenni ai pensionati. È fondamentale riuscire a capire chi si ha davanti: spesso partivo con un genere musicale però se vedevo che non funzionava cambiavo marcia puntando su un altro settore».

Ha mai collaborato con qualche dj internazionale al Nordest?
«Sì, dopo la mia prima esperienza ho girato tra Austria, Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti, conoscendo moltissimi colleghi. Quando sono tornato al Nordest alcuni li ho convinti ad accompagnarmi: tra i tanti ho portato Gigi Dag, che dopo aver avuto successo come produttore era tornato a fare il dj. Con 500mila lire (circa 300 euro, ndr) faceva una serata, adesso servono almeno 80mila euro».

Che ricordo ha della sua ultima serata?
«Era venerdì 19 dicembre 2025, il solito appuntamento fisso mensile con Roberto Visonà. Non mi aspettavo sarebbe stata l’ultima anche se all’uscita la titolare Francesca Dal Corno – ancora in cassa alle 3 di notte nonostante i suoi 84 anni – aveva lo sguardo spento e non mi aveva salutato con il solito sorriso, sembrava che lo sapesse già».

Perché, secondo lei, sempre più discoteche chiudono?
«Ormai si fa musica in qualsiasi locale. Tutti possono fare dj con consolle economiche, una chiavetta usb e un computer, ai miei tempi giravo con le valige piene di dischi per fare una serata. Inoltre, ci sono sempre più “pr” che puntano a promuovere un locale e portare clienti alle serate solo per un ritorno economico personale».

Cosa porterà sempre con sé del Nordest?

«Mario Piazza (il fondatore, scomparso nel 2018, ndr). È stato il mio maestro, una sorta di secondo padre. Mi ha dato fiducia tanto che agli inizi veniva anche a prendermi a casa, è merito suo se ho continuato a fare il dj».


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11 gennaio 2026 ( modifica il 11 gennaio 2026 | 10:34)