TORINO – Dalla Cremonese alla Cremonese, la rinascita della Juve. Il merito, naturalmente, è da ascrivere in maggior parte a lui, Luciano Spalletti. Domani saranno 72 giorni da quando l’ex ct della Nazionale si è messo al timone della Signora e i bianconeri hanno cambiato pelle, ritrovando le vecchie, buone abitudini. Tutto è iniziato lo scorso 1° novembre proprio contro i grigiorossi: Lucio era sbarcato alla Continassa soltanto da un paio di giorni, dopo il breve interregno (vincente) di Massimo Brambilla, e con un solo allenamento a disposizione è stato capace di rimettere in carreggiata la macchina che aveva sbandato in modo preoccupante nel finale dell’era Tudor. A Cremona arrivò una vittoria fondamentale, firmata Kostic e Cambiaso, per ritrovare sorriso e serenità e quella notte ci fu il primo segno di cambiamento con Koopmeiners inventato difensore di sinistra nel terzetto arretrato davanti a Di Gregorio. Una sorpresa che è diventata una scommessa immediatamente vinta perché Teun è stato il primo giocatore in difficoltà ad essere recuperato alla causa dal nuovo allenatore. Oggi, due mesi e mezzo dopo, è tutta un’altra Juve. Innanzitutto per i risultati: 9 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta su 14 partite complessive giocate sotto la nuova gestione tecnica. Ma pure per molto altro: gioco, fiducia, consapevolezza, autostima. La Signora è tornata a viaggiare forte, come dimostrano i 2,21 punti di media a partita (considerando tutte le competizioni). Con Tudor, la velocità era molto più bassa: 1,27 punti a gara. Adesso il ritmo ritrovato ha riportato i bianconeri al quarto posto, lì dove è posto il traguardo stagionale. L’obiettivo rimane quello di partenza: un piazzamento tra le prime quattro per raggiungere l’imprescindibile qualificazione alla prossima Champions League, fondamentale sul piano sportivo e forse soprattutto su quello economico.

Tutti con Spalletti

La Juve ha ripreso a correre, insomma, e l’impatto di Spalletti è stato decisivo. Lucio ha convinto davvero tutti per come ha saputo rilanciare la squadra e i singoli, per come ha gestito le situazioni più delicate, per come si è schierato in difesa di chi era nell’occhio del ciclone, come Jonathan David dopo il rigore fallito con il Lecce, e per il lavoro profondo effettuato alla Continassa. La svolta più significativa in prospettiva è stata quella tattica, con il nuovo 4-2-3-1 cui il tecnico è approdato nelle ultime due partite e che ha dato un’impronta ancora più “spallettiana” alla Juve: difesa a quattro, terzini che spingono come ali aggiunte, baricentro alto, pressione per la riconquista rapida e alta del pallone, intensità, verticalità. «Abbiamo ancora tante cose da mettere a posto» ha ricordato in ogni caso Spalletti, amante della perfezione e dei dettagli. Ora l’obiettivo è la continuità, di prestazione e di risultati, mantenendo sempre alto il livello. Alla Continassa sono tutti con Lucio e la conseguenza è molto semplice: il club ha già iniziato a ragionare sul futuro e l’approdo è quello immaginato (e sperato) a fine ottobre al momento della prima stretta di mano. La volontà della società è di legarsi a lungo con Spalletti, proponendogli il rinnovo del contratto fino al 2028 andando così oltre la scadenza di giugno e affidandogli la costruzione di un nuovo ciclo che possa riportare la Signora a vincere. Nelle prossime settimane quindi verrà anticipato quel confronto tra le parti atteso per fine stagione in modo da cementare ulteriori certezze e iniziare a programmare il futuro. Sempre più Spalletti per la Juve.

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