La Politica Agricola Comune (Pac) torna al centro dell’agenda Ue. La Commissione europea ha infatti accolto la richiesta di modificare il quadro finanziario pluriennale, rendendo disponibili già dal 2028 ulteriori 45 miliardi di euro per l’agricoltura.

I Fondi Pac sbloccati per l’Italia

La proposta iniziale della Commissione per il periodo 2028-2034 aveva sollevato forti preoccupazioni tra gli Stati membri e tra le organizzazioni agricole.

Nella prima bozza, il budget destinato alle politiche agricole avrebbe subito un taglio del 22%, con una dotazione per l’Italia ridotta a 31 miliardi di euro, contro i 37,7 miliardi del ciclo pluriennale precedente.

Ma la pressione politica esercitata dall’Italia e anche da altri Paesi ha trovato sponda anche nel Parlamento europeo. Così sono state confermate risorse aggiuntive.

Con queste integrazioni, la dotazione complessiva che l’Italia riceverà per la Pac nel periodo 2028-2034 raggiunge circa 40,7 miliardi di euro, ossia quasi 10 miliardi in più rispetto alla proposta originaria presentata dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

Per l’Italia più risorse ma anche più responsabilità

Con una dotazione che arriva a 40,7 miliardi di euro, l’Italia ora può contare su una disponibilità di risorse maggiori, che rafforzano il peso del nostro Paese nel negoziato europeo e offrono strumenti un sostenere l’agroalimentare che traina l’economia nazionale.

Tuttavia questo comporta un aumento della responsabilità nella gestione di questi fondi.

La credibilità della posizione italiana a Bruxelles passerà anche dalla capacità di dimostrare che le risorse della Pac vengono utilizzate in modo efficiente, mirato e coerente con gli obiettivi europei. Saranno determinati:

  • competitività;
  • sostenibilità ambientale,
  • coesione territoriale.

La programmazione nazionale e regionale dovrà evitare dispersioni e sovrapposizioni, puntando su interventi realmente capaci di rafforzare le filiere, valorizzare le produzioni di qualità e sostenere le aree rurali più fragili.

Come si accede ai fondi Pac, i tre passaggi

La decisione della Commissione di rendere disponibili risorse aggiuntive per la Pac, a partire dal 2028, non equivale ancora a fondi immediatamente spendibili. Prima, infatti, deve essere approvato il nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034. E questo richiede l’accordo tra Commissione, Parlamento europeo e Consiglio.

In questa fase si definiscono in modo definitivo le cifre, i vincoli di utilizzo e le regole generali della nuova Pac. Il negoziato è complesso e richiede tempo: realisticamente si concluderà tra la fine del 2026 e il 2027. Una volta definito il quadro europeo, la palla passa agli Stati membri.

L’Italia, con un piano nazionale, deve definire come le risorse europee verranno distribuite sul territorio e tra le diverse misure. Non è un atto puramente tecnico, ma il risultato di un confronto politico e istituzionale tra il Ministero dell’Agricoltura, le Regioni e le organizzazioni di settore.

In questa fase si decide, ad esempio, quanta parte dei fondi andrà ai pagamenti diretti, quanta allo sviluppo rurale, quali eco-schemi incentivare, quali comparti sostenere in modo mirato e quali priorità assegnare a giovani agricoltori, innovazione e sostenibilità.

Solo dopo l’approvazione del Piano da parte della Commissione europea le risorse diventano effettivamente utilizzabili.

Il terzo passaggio è quello dell’attuazione.

Agea, in qualità di organismo pagatore, gestisce materialmente l’erogazione dei contributi, mentre le Regioni si occupano delle misure di sviluppo rurale, attraverso bandi e programmi ad hoc.

In questa fase vengono emanati decreti attuativi, circolari operative e bandi che traducono le scelte strategiche in regole concrete per le aziende agricole. Per gli agricoltori e le imprese, l’accesso ai fondi avviene quindi seguendo le indicazioni delle singole iniziative.

Nel 2026, tuttavia, è possibile presentare domanda di accesso ai fondi tramite la piattaforma Agea. Rientrano a pieno titolo nell’attuale programmazione Pac 2023-2027.