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Redazione Roma
Sulla vicenda interviene Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: «Quattro mesi, a cui vanno aggiunti i quasi due già trascorsi in casa famiglia, per i piccoli sono un tempo infinito. Presto un vademecum rivolto a forze dell’ordine e tutori»
«Il trauma della separazione dalla famiglia, potenzialmente iatrogeno, è un atto giustificabile solo in via eccezionale, ovvero quando i rischi della permanenza in famiglia superino in modo indiscutibile quelli connessi al trauma da separazione, indiscutibilità che in questo come in molti altri casi resta tutta da valutare. Un nuovo trauma, che oltre ogni ragionevole dubbio si produrrebbe con l’allontanamento della mamma, potrebbe comportare conseguenze per la salute psicologica ed emotiva dei bambini il cui superiore interesse è e deve restare saldamente al centro di ogni iniziativa che li riguardi»: precisazioni di Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che interviene sul caso della famiglia del bosco. Come noto, la mamma vive con i piccoli in una struttura protetta, mentre il padre è ospite a Palmoli di un ristoratore della zona.
«Via la madre dalla casa? può essere solo un fraintendimento»
A spingere la Garante a intervenire «resoconti di stampa secondo i quali si starebbe valutando l’allontanamento di Catherine Birmingham, mamma dei tre bambini `del bosco´, dalla casa famiglia di Vasto che attualmente la ospita con i suoi figli. L’allontanamento sarebbe disposto perch – secondo quanto dichiarato in tv dalla tutrice dei minori, avvocato Maria Luisa Palladino– la signora si comporterebbe in modo rigido e non collaborativo. Deve certamente trattarsi di un fraintendimento: non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso» ribadisce Terragni.
«Tempi dei tribunali incompatibili con esigenze dei minori»
La responsabile della tutela dei diritti di bambini e degli adolescenti in Italia esprime preoccupazione anche sulla tempistica delle perizie psichiatriche disposte sui signori Trevallion-Birmingham per disegnarne il profilo personologico e psicologico e valutarne la capacità genitoriale. La psichiatra incaricata avrà infatti 120 giorni di tempo per depositare la sua conclusione. «Quattro mesi – obietta -, a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia, per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori: si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne». L’auspicio è che «la valutazione psicodiagnostica disposta dal tribunale si svolga in tempi più rapidi di quelli preventivati, essendo a quanto pare esclusa la possibilità che nell’attesa i bambini possano ricongiungersi ai loro genitori».
«Presto un vademecum»
È «imminente – annuncia infine – la presentazione di un `vademecum´ allo scopo di fare chiarezza sul tema dell’allontanamento dei minori dalle loro famiglie, nonché l’avvio, a breve, di corsi di formazione destinati alle forze dell’ordine, agli avvocati, ai tutori, ai curatori speciali dei minori e agli operatori coinvolti a ogni livello in questi procedimenti».
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11 gennaio 2026
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