di
Alessandra Muglia

«Non sono arrabbiata con te» sono state le sue ultime parole, rivolte all’agente dell’anti immigrazione che le ha sparato uccidendola mentre era all’interno del suo suv a Minneapolis

Nel suo nome milioni di americani in piazza da San Francisco a Boston. Al grido di «Io sono Renee» e «Ice out for Good» (Ice fuori per sempre), slogan che riprendono nome e cognome della donna uccisa a sangue freddo a un posto di blocco dell’anti-immigrazione mercoledì scorso a Minneapolis. 
Ma chi era davvero Renee Good, un grido di battaglia per i manifestanti e un bersaglio per l’amministrazione Trump?
In realtà lei nasce, in Colorado, come Renee Ganger. Poi nell’ottobre 2023 si è diventata Renee N. Macklin Good: al cognome del secondo marito, Tim Macklin – un veterano dell’Aeronautica  e un comico morto prematuramente nel 2023 a 36 anni – ha fatto aggiungere quello dell’attuale compagna, Becca Good. 
I suoi ultimi istanti di vita sono rivelatori. Quella mattina, Renee si era coperta bene per affrontare una gelida giornata di gennaio prima di salire in macchina per accompagnare a scuola il figlio di sei anni, il più piccolo dei suoi tre: due avuti dal primo matrimonio (che vivono in Coorado con il padre) e l’ultimo dal secondo, morto improvvisamente tre anni fa. Cappello di lana in testa, avvolta in una giacca di flanella azzurra da cui spuntava il cappuccio di una felpa rossa, Renee era pronta a ripararsi dal freddo, non certo dalle pallottole che avrebbero stroncato la sua vita a bruciapelo. 
«I’m not mad at you», «non sono arrabbiata con te», sono state le sue ultime parole, rivolte all’agente che l’ha uccisa sparandole tre corpi al volto mentre era al volante della sua Honda Pilot bordeaux. Parole di distensione, pronunciate con il sorriso, una mano fuori dal finestrino e una sul volante, come emerso nell’ultimo video pubblicato dalla Casa Bianca, quello ripreso dallo stesso agente Jonathan Ross che ha premuto il grilletto. Per l’amministrazione questo filmato di 30 secondi dimostra che  Ross ha agito per «autodifesa». Ma i video amatoriali diffusi sui social sembrano contraddire questa versione. Mostrano la donna che cerca di allontanarsi a bordo del suo suv, poi i tre colpi, con l’agente che ha sparato posizionato a fianco dell’auto: Renee Good quindi non avrebbe, anche volendo, potuto investirlo.

Video a parte, non sono soltanto le ultime parole della donna, il suo sorriso e il suo piglio non aggressivo a rendere improbabile che volesse davvero stendere l’agente.  Tutta la vita, purtroppo breve, di Renee racconta di una donna dal temperamento pacifico, dall’animo poetico e con un ruolo attivo nella comunità: quella mattina stava svolgendo il suo ruolo di «osservatrice legale» delle operazioni dell’Ice, l’agenzia per l’immigrazione. Un compito eseguito da volontari per monitorare l’operato delle forze dell’ordine e garantire il rispetto dei diritti durante blitz e proteste. «Eravamo lì per  cercare di aiutare i vicini» ha raccontato la compagna Becca Good che chiama  Renee «moglie», descrivendola come una «donna cristiana che credeva nell’amore per gli altri e nel trovare e coltivare la gentilezza nelle persone. Era fatta di sole».



















































Suo padre ha raccontato che si era trasferita di recente a Minneapolis per ricominciare la sua vita dopo quello che ha descritto come un periodo terribile seguito alla morte improvvisa del marito. Con  lui aveva condiviso un podcast oltre che l’ultimo figlio avuto durante gli studi universitari di scrittura creativa alla Old Dominion University di Norfolk, in Virginia, dove ha vinto un premio nel 2020 per una poesia intitolata «On Learning to Dissect Fetal Pigs», versi ironici in cui cerca di conciliare scienza e fede e si chiede: «Posso lasciarle stare entrambe?».
Un’ex compagna di corso, pure lei incinta nello stesso semestre del 2019, ha ricordato la sintonia che si era creata tra loro: «Ci siamo incontrate in un momento della mia vita in cui camminavo con gambe nuove e traballanti in un territorio inesplorato – ha raccontato Marie Branch al New York Times – Renee mi ha fatto da mentore quando lei stessa era nella stessa situazione: è stata una persona amorevole fino al midollo», ha detto.

Qualche tempo dopo il college Renee si trasferì a Kansas City che lasciò un anno fa, a fine dicembre 2024,  per un nuovo inizio a Minneapolis, sotto il Trump II. «Ci siamo trasferiti per migliorare la nostra vita», ha chiarito Becca Good.  Destinazione Powderhorn, quartiere che negli ultimi anni si è riqualificato, ma è ancora noto per la sua comunità di attivisti, in particolare dopo che l’uccisione di George Floyd nel 2020.  «Qui c’è un forte senso di comunità – ha aggiunto – Il giorno in cui Renee è stata uccisa stavano cercando di aiutare i vicini. Noi avevamo i fischietti, loro avevano le pistole». Così, con la morte di Renee, Minneapolis si ritrova di nuovo al centro di una crisi nazionale, che riguarda l’identità, la violenza e la rottura della fiducia tra autorità federali e i locali.

11 gennaio 2026 ( modifica il 11 gennaio 2026 | 14:34)