di
Lorella Romagnoli
La Compagnia Krypton, L’Eneide cult con i primi Litfiba a Firenze, il Teatro Studio di Scandicci, Beckett, il Teatro Architettura: un maestro visionario e appassionato che ha rivoluzionato scene e città. È morto in Calabria, aveva 69 anni
Nelle ultime settimane di vita, finché la malattia gli ha dato tregua, ha continuato a guardare avanti, a pensare a nuovi progetti, a mantenere un legame profondo con gli amici fiorentini. Percepiva che il suo tempo stava correndo velocissimo: «Il mio corpo lo conosco bene, ci ho fatto le cose più impossibili, purtroppo ora mi sta dando dei segnali e sento che questo mio malessere è difficile da gestire», confessò un giorno. Giancarlo Cauteruccio è morto a 69 anni nella sua Calabria dove era tornato dopo aver lasciato con dolore Firenze che molto gli deve, al pari di Scandicci.
Regista, attore, scenografo, artista della luce, ricercatore instancabile, agitatore culturale, tessitore di relazioni umane, sperimentatore verso approdi in cui tecnologia, architettura, corpo, parola, musica, danza, hanno formato un corpus unico, irripetibile. Sono «Uno nessuno e centomila», scherzava quando si provava a incasellarlo in una definizione.
Studente di architettura
Era arrivato a Firenze negli anni Settanta, studente di architettura, “migrante dal sud al nord” e, raccontò, che da “straniero” a volte riusciva a comprenderla e immaginarla meglio di chi ci era nato. Con il suo Teatro Architettura – ospitato nelle principali capitali europee – la rese grande e la trasformò nel sogno di una notte dove parole e musica avvolti dalle geometrie del laser hanno viaggiato dal passato al futuro e portato messaggi di pace, meraviglia, poesia. Per lui il teatro e l’arte non erano solo intrattenimento, dovevano creare vibrazioni urbanistiche, generare scintille, nuovi rapporti con la civiltà, la politica. Con la bellezza. Solo così si potevano produrre delle metamorfosi. E questo lui, maestro visionario e appassionato, in quasi cinquant’anni di lavoro lo ha sempre fatto condividendo i suoi saperi con le giovani generazioni.
L’Eneide cult con i primi Litfiba
Nella Firenze creativa e godereccia degli anni Ottanta, dopo l’esperienza con il collettivo Il Marchingegno e le irruzioni in spazi prestigiosi come il Forte Belvedere, Palazzo Pitti, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Castello dell’Imperatore a Prato, il Castello Sant’Elmo di Napoli, fonda con Pina Izzi e Regina Martino i Krypton, compagnia di ricerca multimediale, ora guidata dal fratello Fulvio. Ecco le prime metamorfosi: con l’Eneide, che debutta nel 1983 al Variety, il poema epico per eccellenza diventa opera rock con la colonna sonora dei primissimi Litfiba ed è un’esplosione di laser, mai fino ad ora usato a teatro, suoni, luci, proiezioni video. Una cosa mai vista prima. Acclamatissima, un anno dopo approda con successo a La Mama di New York, il tempio della sperimentazione mondiale. Con “Intervallo”, spettacolo-monstre di raggi laser del 1984, musica, attori e subacquei sull’Arno tra il Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie la città viene avvolta da “un’atmosfera galattica, al di là del tempo e degli spazi”, scrisse Pier Vittorio Tondelli.
Il Teatro Studio di Scandicci come un figlio
Un capolavoro di Giancarlo Cauteruccio è stato indubbiamente il Teatro Studio di Scandicci, che considerava “il figlio che non ho mai avuto”. Lo guidò con i Krypton dal 1991 al 2015, anno del dolorosissimo addio dopo il pesante taglio dei finanziamenti del Ministero. La metamorfosi di questa ex scuola di periferia fu così prorompente da farne un modello di gestione oggi più che mai valido, a cui si dovrebbe guardare. Da qui, laboratorio permanente delle arti e delle sperimentazioni, dà spazio a compagnie giovani come i Motus, Fanny & Alexander, Kinkaleri, Sotterraneo; fa dialogare con il pubblico poeti, filosofi, leggende della scena. Arrivano Bob Wilson, Luca Ronconi, Mario Luzi, Jean Nouvel. Coltiva la sua investigazione sul mito, capace di scaraventarti nelle urgenze e nei drammi del presente, si dedica alla formazione delle giovani generazioni, la missione di una vita. Scandicci diventa il centro pulsante dell’avanguardia teatrale: a vedere gli spettacoli arrivano critici teatrali e spettatori da tutta Italia, accolti come parte di una grande famiglia e di un viaggio di sfide, scambio di saperi, fiducia in chi era alle prime armi. E anche tanto divertimento. Come quella notte, quando per festeggiare il suo compleanno, trasformò il palcoscenico in una cucina e per tutta la sera si dedicò ai friggitelli per i suoi ospiti.
Beckett e la solitudine d’artista
Con lui c’è il fratello Fulvio e la fratellanza è sguardo profondo sulle loro origini, con la lingua calabrese di potenza e carne, che irrompe sulla scena teatrale contemporanea. Impossibile non ricordare il suo Samuel Beckett, pluripremiato, «spirito guida» esplorato da attore e regista. Beckett, «il maestro capace di condurre nella qualità del buio, del vuoto, dell’assenza, dell’immobilità, dell’attesa e nella consapevolezza del fallimento», perché l’arte è fallimento e l’unica possibilità per l’arte è la rappresentazione del fallimento. I «tormenti» di Beckett sono i suoi. Nel vecchio scrittore fallito Krapp, interpretato a più riprese, c’è la sua solitudine d’artista, il rapporto con le tecnologie, il cibo. In Finale di partita, prigioniero dell’eccesso di controllo è cieco, inchiodato sulla poltrona a rotelle e come Re Lear, governa la scena.
Franco Battiato, Irene Papas, Ornella Vanoni, quanti artisti insieme a lui
Sono tantissimi gli artisti coinvolti nei progetti da lui ideati e diretti. Come la leggendaria Irene Papas, con cui negli anni Duemila strinse un sodalizio speciale nell’esplorazione del mito e della cultura mediterranea che approda anche alla Pergola. O come l’amica Ornella Vanoni. La diresse nel 2007 nello spettacolo “Femmina fuoco – le voci del mito” al Festival Magna Grecia Teatro: l’artista da sola sulla scena diede voce alle figure femminili della mitologia greca. E ancora l’amico fraterno Franco Battiato con cui mise in scena al Teatro dell’Opera di Roma la sua opera “Gilgamesh” e poi Anna Bonaiuto, Piera degli Esposti, Alessandro Haber, Giovanni Sollima, Arnoldo Foà.
L’addio a Firenze
Finita l’esperienza a Scandicci lavorerà con difficoltà a Firenze fino al 2021, quando con sua moglie Anna Lufrano torna in Calabria. Un addio al vetriolo che lo ha tormentato fino alla fine: dopo Scandicci era stato messo da parte e lo denunciò: non aveva avuto più la possibilità di lavorare come prima, estromesso, «dopo promesse andate a vuoto, dal Teatro della Toscana che ne aveva preso la gestione». “Ci voleva il ministro per farmi tornare a lavorare” dirà quando il bellissimo “Filippo Brunelleschi. Nella divina Proporzione” della Compagnia Krypton, con Roberto Visconti nel ruolo di Brunelleschi, le musiche di Gianni Maroccolo e la scenografia digitale di Massimo Bevilacqua, vince il bando del Ministero degli Esteri.
L’ultima volta a Scandicci e il progetto della Casa della Musica
Per uno strano segno del destino l’ultima presenza sulle scene toscane fu un anno fa a Scandicci dove diresse “Il ritorno del soldato” per il centenario del conterraneo Saverio Strati. Un ricongiungimento ideale tra due maestri calabresi che a Scandicci vissero e aprirono mondi. Ma dei suoi ultimi lavori resta nella memoria la commovente messa laica sulla spiaggia di Cutro nel 2023, un mese dopo il naufragio che provocò la morte di quasi cento migranti. Lui, davanti al mare con i legni delle barche devastate che galleggiavano a riva e intorno artisti da tutta Italia. Fu un’azione teatrale potente e commovente: in quella spiaggia, in fondo, c’era molto dell’essenza del suo universo artistico senza confini e del suo impegno civile. L’ultimo, visionario, progetto Giancarlo Cauteruccio lo lascia alla Calabria: da delegato a cultura musica e lirica del comune di Rende, in provincia di Cosenza, ha lavorato fino all’ultimo dei suoi giorni alla Casa della Musica che si porrà come polo lirico internazionale. Nascerà in una grande piazza e sarà una residenza aperta a giovani compositori, musicisti, alle scuole. Come piaceva a lui.
Il lutto, le reazioni
Tante le reazioni di cordoglio alla scomparsa dell’attore e regista. Tra i primi commenti quello della sindaca di Scandicci, Claudia Sereni, che sui social scrive: «È con grande tristezza e commozione che ho appreso la scomparsa del maestro Giancarlo Cauteruccio, uomo, artista, amico che ha contribuito alla crescita culturale della nostra città e di tanti giovani che grazie a lui, e al lavoro fatto con la Compagnia Kripton al Teatro Studio, hanno scoperto il teatro contemporaneo, la ricerca di nuovi linguaggi, il teatro come modo di essere e di interpretare il mondo». «Ci ha lasciato nella sua amata Calabria dove si terranno i funerali – prosegue Sereni -. Faremo presto insieme al fratello Fulvio Cauteruccio una giornata in sua memoria qui a Scandicci».
«Con Giancarlo Cauteruccio il teatro perde una voce libera e visionaria, il cui lascito continuerà a ispirare le nuove generazioni». Così l’assessora alla cultura della Toscana Cristina Manetti. «Lo ricordiamo oggi come figura di riferimento della seconda avanguardia teatrale italiana: Cauteruccio ha saputo rinnovare profondamente i linguaggi della scena, unendo teatro, arti visive, musica e tecnologia».
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11 gennaio 2026 ( modifica il 11 gennaio 2026 | 15:44)
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