Roma, 10 gennaio. A partire dalle ore 9.30, presso il Centro Congressi Frentani, in via dei Frentani 4, si è tenuta l’apertura della campagna referendaria per il “no” al referendum della Giustizia, previsto per il prossimo marzo del comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, presieduto dal professor Giovanni Bachelet. In sala, come annunciato, si sono presentati gli esponenti dell’opposizione: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, oltre a Maurizio Landini, diventato colonna esterna. Ma, nei posti d’onore con i politici, si è seduto anche Sigfrido Ranucci, conduttore di Report su Rai Tre, giornalista e vice direttore nell’ambito della Direzione Approfondimento Rai.
“Unirai-Figec Cisal prende atto con interesse del comunicato sindacale Usigrai diffuso nella giornata di ieri, nel quale si esprimono forti preoccupazioni in merito alla gestione dell’informazione Rai in vista del prossimo referendum sulla giustizia e alla mancanza di organismi di vigilanza parlamentare”, si legge nel comunicato diffuso dalla Rai, nel quale si aggiunge: “Alla luce delle immagini, dei video e delle fotografie diffuse da agenzie di stampa, quotidiani nazionali e bacheche social di forze politiche, che ritraggono un vicedirettore Rai e conduttore di punta partecipare pubblicamente a un’iniziativa politico-referendaria schierata per il ‘No’, Unirai-Figec Cisal si chiede se le preoccupazioni espresse da Usigrai riguardino anche questo genere di esposizione”. Un dubbio legittimo, al quale si aggiunge la domanda sulle potenziali ricadute lesive “dei principi di imparzialità, terzietà e credibilità del Servizio Pubblico” sul “fatto che dirigenti e volti noti della Rai, investiti di ruoli apicali e di forte riconoscibilità presso il pubblico, partecipino attivamente a campagne politiche e referendarie, assumendo posizioni esplicite su temi di rilevanza costituzionale”. Unirai-Figec Cisal, nella nota, chiedono anche alla Rai “di chiarire se la partecipazione di un vicedirettore e conduttore all’iniziativa in questione sia avvenuta previa autorizzazione, e secondo quali criteri vengano valutate la compatibilità e l’opportunità di simili presenze pubbliche da parte di dirigenti Rai”.
Pochi giri di lancetta dopo la partecipazione di Ranucci all’evento con i leader di Pd, M5s e Avs, oltre che della Cgil, il M5s è uscito con una nota per la stampa, l’Editto Venezuelano, nel quale il partito guidato da Conte, tramite i suoi membri nella Vigilanza Rai, chiedono all’Azienda non solo di “verificare la compatibilità di tali condotte con il codice etico” ma invocano anche l’opportunità di “sospendere, in attesa di tale valutazione, la collaborazione di Cerno con Domenica In, a tutela del servizio pubblico e dell’autonomia editoriale della direzione Approfondimento e di Report”. Ma oggi dal M5s parlano di “presunta censura che noi avremmo invocato contro Tommaso Cerno” e accusano i giornali di destra di fare “il festival del vittimismo”.
È una singolare coincidenza la consecutio oraria degli eventi di ieri, iniziata con l’evento di Roma con partecipazione di Ranucci e dei leader dell’opposizione e proseguita con il comunicato del M5s a tutela dello stesso Ranucci.