L’ufologo John Greenewald Jr, che ha creato un archivio pubblico di documenti governativi, si è visto rifiutare la richiesta di accedere agli atti. Avi Loeb (Harvard): serve indagare
C’è una novità riguardo a 3I/Atlas, il corpo interstellare avvistato per la prima volta lo scorso 1 luglio e diventato motivo di discussione, anche accesa, nella comunità scientifica: la maggioranza dei ricercatori parla di una cometa, di sicuro con caratteristiche mai viste, ma pur sempre una cometa, mentre sull’altro fronte c’è prima di tutto la tesi di Avi Loeb, astrofisico di Harvard che invita a non escludere che si tratti di un manufatto tecnologico, chiaramente non di origine terrestre.
Un cittadino statunitense, tale John Greenewald Jr — famoso nelle comunità di appassionati ufologi proprio per aver creato un archivio di documenti governativi aperto a tutti — ha così presentato alla Cia (Central Intelligence Agency) un’interrogazione sulla Legge per la libertà d’informazione (Foia: Freedom of Information Act) per avere maggiori informazioni sul misterioso visitatore giunto dallo spazio esterno al Sistema Solare. Lo scorso 31 dicembre ha ricevuto la seguente risposta: «La Cia non può né negare né confermare l’esistenza o l’inesistenza di documenti relativi a 3I/Atlas». In buona sostanza: l’esistenza o meno dei documenti è classificata e nulla si può dire. E qui Avi Loeb non ha mancato di commentare, sul suo blog su Medium: «Se 3I/ATLAS è una cometa, perché la Cia “non nega né conferma” l’esistenza di documenti al riguardo?».
Serve però un breve riassunto della vicenda. Come detto, era il primo giorno dello scorso luglio quando il sistema di ricerca di corpi minori Atlas trovò un nuovo oggetto interstellare che fu denominato automaticamente 3I/Atlas. Era il terzo che si veniva a conoscere dopo 1I/Oumuamua e 2I/Borisov. Perché questi oggetti sono di grande interesse? Perché custodiscono informazioni che nascono in altri sistemi planetari, quelli in cui si sono formati, e studiarli è perciò un’occasione unica di ottenere dati altrimenti inaccessibili. Questo fu il caso, ad esempio, di Oumuamua.
Quasi tutti gli scienziati intervenuti nella discussione hanno indicato che 3I/Atlas mostra un comportamento compatibile con quello delle comete che conosciamo: ovvero, una chioma attiva, emissioni di gas e una struttura che reagisce al calore solare. Certi dettagli, come una sorta di “anticoda”, cioè una scia luminosa orientata in modo insolito, hanno attirato l’attenzione, ma rientrano a loro avviso in fenomeni già noti e studiati in astronomia.
Loeb, invece, seguito da alcuni colleghi, ha identificato ben 13 situazioni che a suo dire rappresentano anomalie. Di qui un’ipotesi — siamo forse di fronte a tecnologia aliena e a un oggetto mandato da un’altra civiltà a esplorare l’universo, una cosa, in fondo, che pure noi umani facciamo con le nostre sonde? — ma prima di tutto l’invito a non abbandonare l’approfondimento su un fenomeno che rimane inusuale. E questa, a ben vedere, è la lezione che 3I/Atlas ci lascerà una volta che avrà lasciato il Sistema Solare, vale a dire nel prossimo marzo.
C’è chi ha paragonato la situazione al famoso «Gatto di Schrödinger», noto esperimento mentale ideato nel 1935 dal fisico austriaco Erwin Schrödinger (vincitore del Nobel nel 1933 per la sua famosa equazione). L’obiettivo era illustrare gli apparenti paradossi della meccanica quantistica, in particolare il problema della sovrapposizione quantistica e del collasso della funzione d’onda. Prima di tutto, ecco lo scenario: un gatto viene chiuso in una scatola con una fiala di veleno, un martello e un dispositivo quantistico (come un atomo radioattivo). Se l’atomo decade (evento quantistico casuale), il martello si attiva, rompe la fiala e il gatto muore. Se l’atomo non decade, il gatto sopravvive. Ed ecco il paradosso: secondo la meccanica quantistica, finché non apriamo la scatola, l’atomo è in sovrapposizione di stati (decaduto e non decaduto). Di conseguenza, il gatto sarebbe sia vivo che morto contemporaneamente, finché non osserviamo il sistema.
Applicando il tutto alla vicenda di 3I/Atlas, Loeb vuole sostenere che se non controlliamo a fondo con intenti volontari, potremmo non sapere mai se questo passaggio dell’oggetto interstellare è un «cigno bianco» o un «cigno nero». Il cigno nero, per la cronaca, è un evento inaspettato che in una società cambia drasticamente qualcosa.
Per non perdere le ultime novità su tecnologia e innovazione
iscriviti alla newsletter di Login
11 gennaio 2026 ( modifica il 11 gennaio 2026 | 13:13)
© RIPRODUZIONE RISERVATA