Camporese, 57 anni, ha raggiunto il numero 18 del ranking Atp, un traguardo che racconta solo in parte il valore di un giocatore capace di esprimere un tennis di grande qualità. Gioco elegante, dotato di colpi naturali e di un diritto tra i migliori del circuito, è stato per anni uno dei punti di riferimento dell’Italia in Coppa Davis, oltre ad aver conquistato due titoli Atp prestigiosi come quelli di Rotterdam e Milano. Il suo percorso agonistico è stato segnato da alti e bassi, ma anche da vittorie memorabili che lo hanno reso uno dei volti più riconoscibili del tennis italiano di quel periodo.

Chiusa la carriera, Camporese non si è mai allontanato davvero dal campo. Oggi è apprezzato commentatore televisivo, ruolo che gli consente di raccontare il tennis con competenza e sensibilità, ma è anche un tecnico attento e preparato, capace di trasmettere ai giovani la sua visione del professionismo. Dal 2025 ha avviato una collaborazione continuativa con il Vavassori Tennis Team di Palazzolo sull’Oglio, una delle accademie storiche del panorama nazionale, diventando una risorsa preziosa per chi sogna il salto nel tennis che conta. In particolare, Omar segue i ragazzi impegnati nel circuito Itf, inclusi alcuni dei migliori tennisti turchi.

Insieme a lui, fa un ulteriore step nel suo percorso di coach un secondo grande ex: Stefano Pescosolido, 54 anni, ex numero 42 del mondo e altro interprete di grande classe. Tennista istintivo, dal braccio educatissimo, Pescosolido ha vinto come Camporese due tornei del circuito maggiore, rappresentando l’Italia in anni complessi, quando emergere a livello internazionale era tutt’altro che scontato. La sua carriera ha lasciato il segno soprattutto per la qualità del gioco e per una sensibilità tecnica che si è rivelata preziosa anche una volta appesa la racchetta al chiodo.

Da tempo tecnico federale, oggi Pescosolido è il coach full time di Francesco Passaro, uno dei giovani più interessanti del panorama azzurro, e continua a lavorare quotidianamente sul campo, affinando dettagli, mentalità e metodo. Anche lui inoltre, come Camporese, ha scelto di mettere il proprio bagaglio di esperienze a disposizione del progetto del Vavassori Tennis Team, senza vincoli rigidi ma con la volontà di incidere davvero sulla crescita degli aspiranti professionisti.

“La loro esperienza – ha spiegato Renato Vavassori, anima dell’Accademia – serve a tutti. L’idea è quella di coinvolgerli per alcune settimane all’anno, lasciando che il confronto con chi ha vissuto il Tour dall’interno diventi uno stimolo costante per i giovani”. Tra questi figurano atleti italiani e stranieri, come Ergi Kirkin e Yanki Erel, due dei migliori giocatori turchi, a conferma di un trend ormai consolidato: oggi è il mondo a guardare all’Italia come a un modello per crescere nel tennis.

Camporese e Pescosolido rappresentano così un ponte tra passato e presente, due talenti straordinari che forse hanno raccolto meno di quanto meritavano, ma che continuano a restituire al tennis italiano conoscenza, passione e credibilità. Una storia che non si è mai davvero chiusa, ma ha semplicemente cambiato ruolo.